Lavagna tattica, episodio 2: Il possibile impatto di Borriello, non solo in area di rigore

La dirigenza della SPAL ha deciso di affrontare questa stagione di Serie A mettendo a disposizione dell’allenatore Leonardo Semplici una rosa non stravolta, ma comunque profondamente rinnovata rispetto a quella che ha brillantemente conquistato la promozione dalla serie B al termine dell’ultimo campionato cadetto. Per affrontare un campionato difficile come quello di Serie A, il ds Vagnati è andato alla ricerca degli elementi di qualità che avessero già una qualche esperienza della massima serie, per aiutare i neofiti ad adeguarsi quanto prima ad un livello calcistico superiore rispetto a quello che ha visto impegnati gli estensi nelle ultime annate. Proprio in questa linea di condotta deve leggersi l’arrivo di Marco Borriello dal Cagliari.
L’ex centravanti rossoblù ha una lunga militanza in serie A, avendo vestito anche le maglie, fra le altre, di Roma, Genoa, Milan e Juventus. Cosa può garantire il neo-acquisto dal punto di vista tecnico e tattico al di là, come detto, dell’innegabile bagaglio di esperienza che può portare in dote un giocatore con oltre 300 partite disputate nella massima serie?

Dal punto di vista tattico sappiamo che Semplici utilizza il 3-5-2 come sistema base con una variante offensiva che, in fase di possesso palla, può svilupparsi secondo un 3-5-1-1 con uno dei due attaccanti che arretra per giocare da numero dieci nella zona subito dietro il centravanti. In fase offensiva questo sistema sfrutta molto il lavoro delle mezzali (ne abbiamo parlato nel primo episodio della Lavagna Tattica) e degli esterni, chiamati a garantire ampiezza sui due lati del campo. I biancazzurri cercano così di occupare sia la zona centrale del campo che le fasce laterali in modo da garantirsi accesso in avanti tanto in profondità quanto in ampiezza, per poi cercare di portare molti giocatori nell’area avversaria.

A tal proposito, in fase di rifinitura la SPAL è sovente ricorsa al cross, arma attraverso la quale ha cercato di sfruttare la capacità balistiche dei suoi attaccanti e degli incursori provenienti da centrocampo (in particolare Luca Mora). Per arrivare in zona offensiva la SPAL di Semplici cerca una costruzione a partire dal basso, attraverso i tre centrali difensivi. Una costruzione che non è però ricercata in quanto l’allenatore toscano non chiede ai suoi difensori di prolungare il possesso palla, ma di giocare velocemente in avanti. Proprio questo tipo di impostazione porta spesso la squadra a sviluppare un’azione d’attacco improntata alla ricerca immediata delle due punte, che possono combinare fra loro o appoggiarsi dietro sulla mezzala o sull’esterno di centrocampo, per favorire poi la salita del blocco squadra in zone di campo più avanzate.

In questo tipo di sistema tattico dovrà andare ad inserirsi Borriello, giocatore che ha tutte le caratteristiche per poter svolgere i compiti tradizionalmente assegnati da Semplici agli attaccanti della sua squadra. Centravanti di stazza (1.85 m per 76 chili), l’ex nazionale azzurro, pur non avendo forse più la capacità di scattare in continuazione che aveva da giovane, è ancora dotato di una discreta mobilità che gli permette di muoversi lungo tutto il fronte offensivo. Questa caratteristica è utile qualora la squadra volesse immediatamente passare da una fase di difesa bassa ad un’azione offensiva minimizzando i tempi di transizione attraverso un lancio lungo. La mobilità e le qualità nel difendere palla di Borriello potrebbero quindi consentire alla SPAL di passare immediatamente dalla fase difensiva a quella offensiva anche in caso di riconquista palla bassa nella propria trequarti. In questa situazione infatti Borriello potrebbe sfruttare le sue doti fisiche e tecniche per difendere il pallone e far salire la squadra in avanti.

Qualora poi ce ne fosse la possibilità, Borriello è ancora in grado di attaccare immediatamente la profondità, pur non essendo un contropiedista puro. Questo tipo di lavoro è quello che l’ex centravanti della Roma è stato chiamato a svolgere anche di recente, ad esempio quando ha giocato nel Carpi di Fabrizio Castori, allenatore che predilige transizioni rapidissime una volta acquisito il controllo del pallone.

Detto questo, bravo a giocare con la squadra, l’ex cagliaritano ha dimostrato nella scorsa stagione (nella quale ha segnato ben 16 gol in campionato e 4 in Tim Cup) di poter essere ancora un fattore a questi livelli anche come cannoniere, grazie al suo sinistro e ad un colpo di testa pericolosi negli ultimi sedici metri.

 

Michele Tossani, classe 1978, analista tattico già collaboratore di realtà importanti come Rivista Undici e Il Napolista. Interviene anche su Radio Blu Toscana e Italia7 ed è autore di libri, tra cui “L’altro Mago. Mourinho dopo Herrera” edito da Limina

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