Il primo giorno di paradiso… vissuto via radio. Con un pensiero a chi rideva di questa passione

Un saluto alla moglie ed alle bimbe (due su tre), perché la grande ha già preso la strada del mare da sua nonna, e mi appresto a discendere dalle dolomiti Agordine, per il rientro nel forno padano. L’orario è consono, molto consono, è tutta la giornata che ricevo telefonate e messaggi da chi è in viaggio per Roma, per in nostro esordio, per il crollo del muro, per l’uscita dall’inferno. Le insolenze per la mia assenza piovono copiose, ma, come citava una nostra canzone “farò quel che potrò” ed io lo fo, sono un fottutissimo occasionale da trasferta, timbrerò le mie cinque o sei ma alla prima non ci sono. Rammarico.

Cerco di sintonizzare la radio della mia bolsa Multipla, ma becco Radio Maria. Bestemmio. Riprovo. Ribecco Radio Maria. Ri-bestemmio. Ma ecco, poco prima di Cencenighe, le voci di Radio1. Fatico a capire cosa sto facendo, sento nomi di squadre che mi appaiono irraggiungibili, poi, il radiocronista capo, per la prima volta dice, “la linea all’Olimpico, per Lazio-SPAL”. Mi si arricciano i peli di tutto il corpo, brividi mi squassano, penso ai miei compagni sugli spalti del gigantesco impianto romano. Penso a quanto se lo meritano. Mi vengono in mente curve ospiti in terra, Salsomaggiore, Siena (prima della serie A), il diluvio universale di Pieve di Soligo, Cento, solo per citare le epoche bibliche, senza poi andare nel dettaglio di trasferte che io non ho fatto in impianti da Terza Categoria, dove un manipolo di eroi ha continuato a sventolare, il nostro vessillo. “Ancora alla SPAL, vai ?”, “Ma in che serie gioca ? serie Z”, “Ma non vi stancate a perdere sempre ?”, mi rimbalzano nella testa frasi di una stupidità unica, come se un figlio volesse meno bene ad una madre solo perché invecchia. Quelle frasi, ora, mi fanno sorridere, chi non conosce il significato di eternità, non capisce il concetto di passione, non coglie appieno il senso della parola amore. Incondizionato, nonostante tutto e tutti.

Ma ora ragazzi siamo la, siete là. Siete in uno stadio che ha celebrato scudetti, coppe Italia, Champions League, l’Olimpico delle notti magiche del 1990, siete, ragazzi miei, l’avanguardia di un popolo, sì anche di quelli che ci dicevano cosa ci vai a fare alla Spal. Ora nulla ha più importanza, se non il fatto che la mia squadra, sfacciatamente, sfrontatamente affronta la serie A. Per la diciassettesima volta, senza contare gli anni delle leghe dell’anteguerra, dove già eravamo protagonisti. Ad ogni collegamento della radiocronaca con Roma tolgo una mano dal volante e la sistemo al caldo, ma le notizie sono incoraggianti, il cronista mi parla di Floccari che la spizza, mi parla di Viviani che scheggia il palo, mi parla del filosofo e di tutta la vecchia guardia, che stanno in campo come fossero dei veterani. Mi parla del nostro portierino (!), Gomis, che le prende tutte. Ragazzo tu sei dei nostri, non ti curar di loro, ma guarda e para. Gli ululati dei microcefali, non vanno neppure commentati, spesso penso che abbiamo il mondo di merda che ci meritiamo, ma sto andando fuori tema. Ad ogni collegamento, prendo sempre più coraggio ed invidio sempre di più i millecinquecento. Il radiocronista racconta di uno sciopero del tifo della curva Nord a causa del divieto di esposizione di uno striscione da parte della questura. Ma possibile che sia tutto vero?

Le gallerie si susseguono, perdo e riprendo il collegamento, ma non mi attento a provare la ricerca automatica per non ritornare su Radio Maria. Ma dove saranno i ripetitori? Installati direttamente sulle antenne delle auto?
Prima della partenza, ho scaricato il telefono a forza di guardare video, immagini, post e commenti dei miei eroi, in partenza per l’Olimpico, commozione nel vedere il 12° al suo posto, dove è da sempre e per sempre. Non vorrei lanciarmi in previsioni, non è il mio campo e preferisco non stuzzicare la sfiga, ma gli oracoli hanno già detto la loro. E’ tutta estate che galleggio in uno strano (per me) stato di calma e di assenza di ansia (impossibile), ci vedo adeguati, vedo un gruppo più forte di tutto, vedo la consapevolezza di essere dove avremmo dovuto sempre stare, vedo una curva Ovest, che da decenni era in serie A, al pari di tante tifoserie molto più blasonate e decorate di noi, la differenza la fa l’inferno. Chi raggiunge il paradiso, passando per gli inferi ha qualcosa in più di tutti gli altri.
Lo penso, lo penso davvero, secondo me faremo un campionato con la paglia in bocca. Certo ci saranno i momenti difficili, le polemiche dei criticoni, le sconfitte, ci sarà un mondo che noi non conosciamo, ma basterà fermarsi un attimo. Sedersi, sulla sponda di un fiume ed aspettare. Da lì vedremo passare cento partite, vedremo il Como, il Portogruaro, vedremo il cadavere di tutta la serie D, vedremo presidenti che hanno sputato sulla nostra storia, vedremo gente che ha insultato la maglia aggrappati ai tronchi, galleggiare placidamente verso l’oblio. Ecco, in quel momento ci alzeremo dalla sponda, ci riallacceremo gli scarpini ed andremo a far impazzire i bulli che da sempre sgambettano in massima serie. Perché noi siamo poesia, siamo i redivivi, siamo gli evasi dal fondo dei gironi danteschi, perché noi siamo sporchi di fango e storia e la vostra serie A, ha un senso solo da oggi. Sì, ci vado ancora alla SPAL e forse, da quest’anno, ci vieni anche tu.

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