Come se la passa l’Udinese che domenica arriva al Mazza? Il punto con i colleghi di TuttoUdinese

Scongiurato il pericolo di dover migrare a Bologna per seguire i biancazzurri di mister Leonardo Semplici, i tifosi estensi possono tirare un bel sospiro di sollievo: il via libera della commissione, che ha dato l’ok per disputare regolarmente l’incontro tra SPAL e Udinese al “Paolo Mazza” di Ferrara domenica alle 20,45, ha sancito ufficialmente il ritorno della serie A in città dopo 49 anni.

Adesso non resta che andare a conoscere nei dettagli lo stato di salute della truppa di mister Luigi Delneri, reduce dal ko interno (1-2 incassato alla Dacia Arena – ex Stadio Friuli) contro il Chievo nella prima giornata di campionato. Per farlo abbiamo intervistato Stefano Pontoni, collega della testata on-line TuttoUdinese.it.

Stefano, partiamo proprio dal risultato maturato nella partita d’esordio. Cosa è non ha funzionato contro il Chievo?
“L’atteggiamento della squadra non è stato quello che ci aspettavamo all’inizio: ritmi bassi e una mancanza di idee di gioco lampante. Sia dal punto di vista tattico che fisico l’Udinese si è dimostrata in ritardo di condizione rispetto al Chievo. Gli avversari non hanno fatto chissà cosa per vincere, perché hanno fatto tre tiri in porta a dir tanto, ma non hanno avuto patemi, sono andati in carrozza fino al triplice fischio. L’Udinese si è comportata bene solo quando ha trovato il gol del pareggio di Thereau, ma poi è stata incapace di portare a casa il risultato. Il pubblico è rimasto molto deluso dalla prestazione e a fine partita non ha nascosto il suo malcontento, tutti si aspettavano qualcosa di più alla prima uscita stagionale al Friuli. La squadra è ancora indietro, ed è stato sotto gli occhi di tutti”.

Da quello che si è letto in settimana la stampa friulana, così come i tifosi,  non ha digerito bene la sconfitta all’esordio e non sembra essere del tutto soddisfatta dalla gestione del calciomercato di Pozzo.
“L’interpretazione è abbastanza giusta. Diciamo che l’ambiente che circonda l’Udinese al nastro di partenza del campionato aveva sensazioni diverse, positive: il calendario ha riservato ai bianconeri un inizio tutt’altro che proibitivo, con tre squadre (Chievo e Genoa in casa e SPAL fuori; ndr) sulla carta alla portata. Ci si aspettava un avvio un po’più spumeggiante, almeno di fare punti alla prima in casa. Invece ci si è accorti che alcuni giocatori, come Fofana e Samir su tutti, sono in ritardo di condizione, e che c’è una mancanza strutturale nella rosa: manca un attaccante vero. Ma soprattutto ci si è resi conto che l’Udinese non è quella squadra che – riportando le parole usate da Pozzo sul finire della scorsa stagione e durante la presentazione della campagna abbonamenti di questa – dovrebbe puntare ad un posto in Europa. Il presidente voleva provare ad alzare l’asticella, per adesso però siamo ancora lontani. Pare non ci siano le potenzialità, vedremo”.

L’ambiente ne sta risentendo di queste critiche?
“La società credo che in realtà se la stia vivendo in maniera più che mai serena, perché si nasconde dietro l’obiettivo minimo stagionale: ovvero la conquista dei 40 punti necessari alla salvezza. È dai tempi di Guidolin che si pensa prima a mantenere la Serie A  poi al resto. Ma essendo passata solo la prima giornata il clima attorno alla squadra è sereno, nessuno ha ancora messo in discussione mister Delneri. Semplicemente sono stati lanciati dei segnali, alla dirigenza e alla squadra stessa. Dopo la gara di domenica forse riusciremo a capire bene la situazione e la qualità dell’organico”.

A proposito di organico: il ritorno di Zapata al Napoli dopo la scadenza del prestito biennale ha alleggerito il peso dell’attacco. Oltre a una punta, quali pedine mancano alla rosa dell’Udinese per essere completa?
“Di cose da sistemare ce ne sono diverse. L’infortunio di Widmer (che è alle prese con il recupero da uno stiramento del bicipite femorale della coscia sinistra patito durante l’amichevole contro il Celta Vigo; ndr) ha aperto una voragine sulla fascia destra (anche se è stato ingaggiato il danese Larsen); ma a sinistra l’Udinese non è certo in una botte di ferro: Pezzella è bravo ma deve ancora crescere tanto, non è in grado adesso di risultare decisivo in Serie A. Sfumati Zampano e Pedro Pereira sugli esterni bisogna comunque intervenire, perché non può giocare sempre Wague terzino. E dopo aver perso Duvan, là davanti manca un riferimento. Si pensava di sostituirlo con Pavoletti, ma l’attaccante del Napoli pare destinato ad altri lidi; Bajic è ancora un oggetto misterioso. Si attendevano altri acquisti, con maggiore spessore. Ora come ora l’Udinese è un cantiere aperto. E c’è da lavorare molto”.

Cerchiamo di concentrarci più sul prossimo impegno di campionato: pensi che Delneri sia intenzionato a cambiare qualcosa rispetto alla formazione schierata con il Chievo?
“Non penso ci saranno grosse novità rispetto all’undici messo in campo con il Chievo, perché al momento credo ci siano alternative valide ai titolari visti domenica al Friuli. Modulo: 4-3-3. Molto improbabile la difesa a 3 perché snaturerebbe il gioco di Delneri. Torna Danilo dopo la squalifica e prenderà con ogni probabilità il suo posto al centro della difesa, con Angella che si accomoda in panchina. A cui può far compagnia uno tra Jankto e Fofana, che non sono al massimo della condizione. Nel caso vestirebbe una maglia da titolare Behrami. Samir se recupera a pieno dall’infortunio sarà titolare a sinistra, e Pezzella si adatterà a destra”.

Ecco, appunto: com’è la situazione infortunati?
“Perica ormai ha completamente recuperato dall’infortunio al piede. Widmer, invece, al 100% salta anche la SPAL”.

In che modo l’Udinese può mettere in difficoltà una SPAL che sembra essere in gran salute?
“La SPAL adesso sta molto bene e ha una grande capacità di corsa. D’altronde andare all’Olimpico e pareggiare con la Lazio di questi tempi lo fai solo se fisicamente stai alla grande. Mi è capitato diverse volte di seguire la squadra di Semplici anche in Serie B e mi ha sempre impressionato la grande organizzazione che c’è sul campo. L’Udinese è chiamata a far punti. E l’unico modo per farli credo che sia aggredire alti i biancazzurri, perché non fa della tecnica la sua arma principale. Serve intensità: tanto pressing e pochi tocchi, al terzo si dovrebbe già cercare l’imbeccata per l’uomo da mandare davanti  alla porta. Quando il ritmo diventa compassato vengono fuori tutti i limiti della formazione di Delneri in fase di costruzione di gioco: non ci sono tanti giocatori di qualità che possono dare il là alla manovra offensiva o saltare l’uomo e creare superiorità numerica. La filosofia dei bianconeri è semplici, ma efficace: o pressing alto, o difesa e contropiede, sfruttando la grande capacità di inserimento nello spazio delle due mezzali e la velocità di Lasagna nel ricercare la profondità”.

In settimana l’Udinese ha affrontato in amichevole l’Al Wahda (squadra di Abu Dhabi che milita nel campionato degli Emirati Arabi; ndr), com’è andata? Ci sono stati spunti interessanti?
“Gli ospiti si sono imposti con il risultato di 1-0. Da segnalare poco o nulla, se non il disastro delle seconde linee. Per gli addetti ai lavori la partita è stata interessante se non altro perché c’è stato modo di vedere all’opera i nuovi: Bajic, la punta centrale, e i due trequartisti Balic e Barak. Tutti e tre non avevano ancora visto il campo ma dovrebbero essere i protagonisti della stagione in corso. Anche loro non hanno fatto sfracelli: Bajic praticamente non l’ha mai toccata, anche perché poco servito dai compagni di squadra”.

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