Fa caldo, ma non è un miraggio e nemmeno un sogno: abbiamo vissuto davvero una serata magica

Ragazzi, ho fatto un sogno. Pensa te, eravamo in serie A, era la giornata del nostro esordio. Io mi appoggiavo alla recinzione, bevendomi una birra (vera) e brindavo alla curva Ovest, alla sua gente alla sua storia, al sudore ed alla fatica di pochi. Mentre sorseggiavo il luppolo freddo, pensavo al tempo che passa. Nel sogno, ho pure visto dei brutti pannelli attaccati alla rete e “Non camminerai mai sola” rivolto verso l’interno. Per capire bisogna sapere, per sapere bisogna vivere, una curva senza striscioni è nuda, e la pubblicità non può calpestare tutto.

Ancora oggi, quel sogno mi pare vero. Un caldo africano, seduti sui vecchi seggiolini della Ovest, vedevamo il nostro stadio, bellissimo, riempirsi come non mai. Al nostro cospetto una squadra che ha una militanza nella massima serie di svariati decenni. Quando con noi giocava Ferretti con loro giocava Arthur Antunes De Coimbra detto Zico, entrambi bravini con le punizioni. Nel sogno ad inizio partita mi tolgo la maglia (e mi scuso per lo spettacolo poco consono), ma dal calore mi si sciolgono i denti. Un lungo caldo ed emozionato bentornato a Pietro, tributato da tutta la curva e da tutto lo stadio, contribuisce a rendere ancora più vero, questo nostro sogno impossibile. Lunga Vita.

Attacchiamo il primo tempo sotto il curvino, come cabala vuole. E non abbiamo paura, non sembriamo una matricola, non sembra siano 49 anni che manchiamo, sembra ieri. Io poi, non ero neppure nato, nascevo direttamente in serie C. Il capitano, da terra, scalcia, scalpita, la tocca dentro. E Marchino, che fa? Ci prova di sinistro, non va, ribattuta, ed allora ci riprova col destro. E… pensa te sto cazzo di sogno, mi fa brillare i lati degli occhi. La mette laggiù in fondo dove non ci arriva nemmeno l’uomo di gomma. Poi, sempre nel mio sogno, vedo gente impazzire, non bisogna cadere, altrimenti non riemergi più, il due aste per poco non mi si conficca sotto la cintura. Cioè, al nostro esordio, stiamo vincendo, ha segnato Borriello (di destro). Ma dai, non è vero.

I tanti anni di inferno calcistico, fanno dei brutti scherzi. Uno si sveglia una mattina ed il sogno non svanisce, anzi gli si aggiungono particolari. Segna Lazzarino. Il guardalinee, sbandiera, l’arbitro sembra una statua di sale. Noi non capiamo un pipino. Ascolta gli auricolari, forse un assolo di Angus Young? Disegna un monitor nell’aere. Poi corre verso la tribuna, sembra matto. Passano minuti eterni e poi, che fa? Indica il centrocampo. Due a zero. Le coronarie, ci violentiamo, sudore e botte, stiamo evaporando. Intervallo.

Poi ancora noi, possibile che mi sembri tutto terribilmente vero? Sbagliamo dei gol, non sembra la categoria che si legge nei cartelloni, ci stiamo fumando l’Udinese. Vecchia guardia, nuovi acquisti, giovani e vecchi, nel sogno la mia squadra mi riempie di orgoglio. I pensieri evaporano in una nuvola di vapore acqueo, siamo oleosi, gli uni a fianco agli altri. Poi, puff sembra tutto svanire. Un calcio d’angolo per loro e goal. L’arbitro nuovamente una statua di sale e poi indica il monitor e rigore per i bianconeri, vestiti come l’Hellas. Pareggio che oramai eravamo in vista della banchina del porto. Merda, si fa male Sergio Gel, si tocca e pure noi, speriamo non sia stiramento, poi a terra c’è pure Lazzarino. Fuori entrambi e l’arbitro indica un recupero biblico, sette minuti. Ma non so perché, forza della dimensione onirica, non sto annegando nell’ansia come sempre. Un punto all’esordio, nel sogno è pur sempre una bella cosa.

“Ma come si fa a tifare la Spal” ci dicono i balanzoni ed in più aggiungono: come potrete mai salvarvi con i nostri scarti ? Dicono. Ed infatti, che succede, Rizzo entra in area, manda in paranoia tutta la difesa ospite e la deposita con una precisione degna di un laser alla destra del portiere. Cioè, fa gol al minuto 94°. Ecco, scopro che non è un sogno, mi sveglio pieno di lividi, mi volano gli occhiali non so dove, le costole prendono botte, un po’ le do pure io, mi sembro Monzon, non cado, il tappeto non mi vedrà da vicino. Mi frigge il corpo, che sommato al sudore mi fa sentire una patatina di Mc Donald’s. Non capiamo assolutamente più niente. Abbiamo vinto, con la forza, con la grinta di chi ha giocato a Castenaso, consapevoli dell’inferno ora il paradiso ci sembra una scherzo.

Questo siamo, un gruppo di ragazzi con un sacco di coraggio, dignità e voglia di esistere, stiamo togliendo dal muro vecchie foto ingiallite, per sistemare nuove e brillanti foto digitali, ricordando a tutti però che la nostra anima non è in vendita. YOU’LL NEVER WALK ALONE

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