Entrate, uscite, offerte e trattative saltate: il riassuntone di mercato dal punto di vista di Vagnati

Per quanto si sforzi di sembrare sempre impeccabilmente in forma e ordine, Davide Vagnati venerdì aveva l’aspetto di un uomo che di recente ha lavorato troppo e dormito troppo poco. Ma prima di piazzare nell’archivio il faldone con le sudate carte del calciomercato 2017, il ds della SPAL ha voluto incontrare la stampa per delineare un bilancio degli ultimi tre mesi di trattative e raccontare qualche retroscena.

Davide, a giugno avevi dichiarato che sarebbe stato un mercato difficile e che alcuni colpi sarebbero stati messi a segno solo alla fine, ma questo non è stato il caso della SPAL.
“Sapete che mi piace sempre volare basso e tendo a cercare di allentare le aspettative del popolo spallino, perché non voglio vendere fumo, ma parlare di cose reali. Con un atteggiamento del genere, tutto quello che si riesce a fare è tutto di guadagnato. Storicamente ho sempre provato a dare allo staff tecnico una rosa più o meno completa il prima possibile, perché il mister e i suoi collaboratori hanno dimostrato in questi anni di saper dare organizzazione di gioco e mentalità fin da subito. Con un po’ di fortuna sono riuscito a mantenere questo proposito e di questo sono contento”.

Le ultime 48 ore ti hanno visto attivo soprattutto sul fronte dei giovani.
“Sì, negli ultimi giorni sono arrivati giovani importanti per una società come la nostra. Sono stati fatti investimenti per dei prospetti nazionali e credo sia una sfumatura che va sottolineata. Ragionando anche sulla base dell’insegnamento di Mazza, uno dei nostri obiettivi è prendere giovani sconosciuti e rivenderli per mantenere in piedi la società. Non possiamo pensare che la SPAL spenda milioni di euro per giocatori affermati, deve invece puntare a valorizzare quelli che potrebbero diventarlo in futuro”.

Ci parli un po’ dei ragazzi arrivati negli ultimi due giorni?
“Beh, Vitale è un nazionale Under 20, un giocatore di grande talento e qualità che in questo momento non ha ancora trovato una collocazione ben definita. Noi siamo convinti che diventerà un grande regista perché ha tutte le caratteristiche per poterlo fare. Non ha espresso il suo potenziale finora e deve resettare gli ultimi due anni, anche se può già vantare una buona esperienza in B. Di Bonazzoli ho già parlato al momento della presentazione: è un ragazzo che nel panorama italiano è sempre stato considerato un prospetto di altissimo livello. Entrambi potrebbero diventare di nostra priorità senza controriscatto. Poi abbiamo fatto un investimento su Gabriel Barbosa che al Palmeiras è tenuto in grande considerazione. In virtù dei rapporti stretti in Brasile sono riuscito a prendere questo ragazzo che è da valutare in Primavera, per poi fare un investimento nel prossimo mercato. Della Giovanna ha fatto le nazionali giovanili ed è stato capitano della Primavera dell’Inter che ha vinto il Viareggio. L’anno scorso non ha fatto un campionato esaltante a Terni, però in genere i ragazzi che escono dalla Primavera hanno sempre qualche problema. Pensiamo all’esempio di Bonifazi: al primo anno tra Caserta e Benevento non ha vissuto una buona stagione. Poi è venuto alla SPAL e abbiamo visto tutti che potenziale aveva. Non è un caso che quest’estate il Torino abbia rifiutato offerte enormi per lui. I giovani vanno aspettati e penso che qui ci sia l’ambiente giusto per farli maturare”.

Uno che ha del potenziale è Dickmann del Novara: quanto siete stati vicini a prenderlo?
“Sarebbe stata un’operazione in chiave futura. Parliamo di un giocatore importante, già nel giro della U21 e che senz’altro è destinato a fare la Serie A. Ci siamo informati, ma non è detto che potesse arrivare subito alla SPAL. Poteva essere un’operazione simile a quella che il Napoli ha fatto con Inglese (acquisto e prestito alla squadra d’origine)”.

Si è parlato molto anche di una possibile cessione in prestito di Pa Konate: puoi confermare che il giocatore ha qualche problemino di adattamento?
“Con gli stranieri che arrivano da altri paesi ci sono sempre ostacoli, c’è chi si adatta subito come successo con Vaisanen e chi no. D’altra parte s’era detto che questi tipo di giocatori rappresentano delle scommesse. Pa deve ancora ambientarsi e capire certe cose, ma sono convinto che alla lunga possa dare una mano. Mentre aspettiamo le alternative non ci mancano: Mattiello ha dimostrato di poter giocare bene sulla sinistra e anche Mora può ricoprire quel ruolo all’occorrenza”.

La SPAL ha anche piazzato qualche giocatore in prestito, tenendo invece Bellemo in rosa. Qual è la logica dietro questa scelta?
“Bellemo riteniamo che possa essere utile e crescere di più restando qui. L’anno scorso ha dimostrato di poter fare bene in serie C e non vedevamo benefici in un altro prestito, almeno nell’immediato. Starà qui cinque mesi, si confronterà con dei giocatori di altissimo livello e poi a gennaio vedremo. Negli allenamenti ha dimostrato di poterci stare. Gli altri non erano pronti per stare nella SPAL, quindi era più opportuno mandarli a giocare, però ogni situazione è diversa. Speriamo che Mastrilli e Gemignani ci possano dimostrare qualcosa. Mentre Finotto e Murano stanno già facendo bene. Una volta eravamo noi a prendere tanti giocatori in prestito, ora siamo noi nella posizione di avere delle opportunità interessanti per le altre squadre”.

Ha sorpreso un po’ il prestito di Di Pardo alla Juventus.
“Di Pardo è un ragazzo molto promettente, un classe 1999, che la Juve ci ha chiesto più volte. Alla Juventus avrà la possibilità di confrontarsi a un livello più alto facendo anche la Youth League. In cambio, per così dire, è arrivato Vitale e in entrambi i casi c’è il diritto di riscatto. Vedremo quindi a fine stagione come si sarà evoluta la situazione”.

Soprattutto giovedì, nel corso dell’ultima giornata di mercato, si è parlato molto di Hallfredsson. Cosa ha impedito alla SPAL di chiudere col suo ingaggio?
“Voglio fare una premessa: non mi è piaciuto molto leggere che al mercato della SPAL è mancato il sussulto finale solo perché non è arrivato un centrocampista esperto. Penso invece di poter dire che la SPAL ha fatto un mercato importante. Sembra quasi che io non sia riuscito a individuare l’elemento che mancava. Eppure negli anni ho dimostrato di poter allestire rose adeguate e credo di aver sempre portato qui giocatori che si sono dimostrati importanti. Nel caso specifico di Hallfredsson, avevo già parlato con l’agente e dopo la partita con l’Udinese ci sono stati altri contatti. Si poteva anche concludere, ma non ho voluto contravvenire alle direttive di proprietà e presidente sui limiti di budget. E’ arrivato Vitale e penso quindi che la squadra sia adeguata agli obiettivi stagionali della SPAL. Ci dobbiamo salvare e penso che la rosa possa farcela. Ma dobbiamo metterci in testa che è impensabile che la famiglia Colombarini sostenga tutto da sola, ci deve essere una componente di sostentamento col mercato e questa può arrivare solo con la valorizzazione dei giovani”.

Si può dire che il mercato degli attaccanti sia stato quello più problematico? Anche in virtù delle tanti voci che hanno riguardato Antenucci e Paloschi.
“Spesso si trascura che una società può anche decidere di vendere per fare cassa. Noi abbiamo ricevuto diverse offerte per alcuni dei nostri giocatori, ma abbiamo deciso di tenerli. Abbiamo sempre pensato che Antenucci potesse darci una mano anche in questa categoria e nonostante l’offerta importante dell’Empoli non abbiamo mai detto al giocatore che lo volevamo cedere, né lui ha mai detto di voler lasciare la SPAL. Discorso più o meno simile per Paloschi: mi hanno chiamato squadre importanti di serie A e mi è dispiaciuto che sia venuto fuori che potesse andare da qualche parte. Non lo abbiamo mai messo sul mercato. C’è stata una scelta tecnica rispettabilissima dell’allenatore che ha fatto sì che non giocasse domenica scorsa. Ma abbiamo fiducia nelle scelte del mister e una scelta non può determinare il futuro di un giocatore. Per avere Alberto abbiamo fatto un grande investimento e sono sicuro ci darà una grossa mano già a partire dalle prossime partite.  Tutto questo senza contare le offerte importanti dall’estero da milioni di euro per i nostri giocatori: ringrazio la proprietà per averle rifiutate e aver permesso allo staff di continuare il percorso che volevamo. Se avessimo venduto qualcuno non sarebbe stata la stessa cosa. Fare una plusvalenza sarebbe stato importante, ma qui l’obiettivo non è lucrare, ma salvare la SPAL in serie A”.

L’idea è che Vicari possa diventare presto un pezzo pregiato del mercato. Viste le sue prestazioni di inizio stagione pensi possa essere preso in considerazione per la nazionale?
“Con i Mondiali dietro l’angolo è difficile che possa esser preso in considerazione per le convocazioni, ma solo per gli stage periodici, probabilmente insieme a Lazzari. Per le qualificazioni la scelta del tecnico sarà quella di dare continuità a quelli che ne sono stati gli artefici, quindi magari per quest’anno i nostri ragazzi che si sono affacciati alla serie A saranno chiamati solo in quelle occasioni, con l’auspicio che per la prossima stagione, col ricambio delle nuove leve, Vicari, Lazzari e anche qualche altro possa essere preso in considerazione. Quello che però è certo è che nonostante abbia giocato delle buone partite in questa parte di campionato, Vicari debba dimostrare una certa continuità sul lungo periodo”.

Da addetto ai lavori non trovi che il calciomercato con questa estensione ad un certo punto diventi quasi deleterio per le squadre? Saresti favorevole ad un accorciamento?
“Sì, soprattutto come forma di tutela per gli staff e i giocatori. Sarebbe giusto chiudere le trattative prima dell’inizio delle competizioni ufficiali, magari già il 31 luglio. E’ semplicemente deleterio pensare di fare giocare elementi che qualche giorno dopo devono firmare altri contratti. Con che testa entrano in campo? Sarebbe opportuno mettere mano al calendario, anche perché c’è sempre il mercato di riparazione a gennaio che permette di intervenire in caso di necessità”.

Nel corso dell’estate si è anche parlato molto di quello che è un possibile sbilanciamento di potere da parte dei procuratori nei confronti delle squadre. E’ solo una sensazione o sta diventando effettivamente così?
“La questione è complessa e non credo possa essere ridotta al ruolo del procuratore. Io non ho una brutta idea dei procuratori, anche perché fanno il loro lavoro e ne conosco tanti che operano correttamente ad altissimi livelli. Se c’è gente che è in questo ambiente da tanti anni vuol dire che si è costruito una certa credibilità. Chi invece tende a dare delle fregature non fa tanta strada. Chiaro che di fronte a certe situazioni serve la forza della società. Quindi idee chiare, ma anche obiettivi tecnici ed economici da rispettare. Faccio un esempio: non abbiamo preso Hernani per questo motivo, perché non c’erano le condizioni e io non mi faccio prendere in giro da nessuno. Quindi siamo andati su un giocatore diverso come Grassi”.

 

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