Si torna a San Siro dopo cinquant’anni per sfatare un tabù. Pasetti: SPAL, gioca senza paure

Gli almanacchi a volte sono davvero impietosi. Basta guardare la tabella dei precedenti tra Inter e SPAL a San Siro: 14 vittorie dei nerazzurri, 2 pareggi, nessuna affermazione biancazzurra. Tutti concentrati tra gli anni Cinquanta e Sessanta, perché il confronto di Coppa Italia del 1979 – perso 3-0 dagli uomini di Caciagli – venne giocato sul neutro di Piacenza. Quella volta andarono a segno Beccalossi, Oriali e Altobelli. Non proprio tre giocatori qualunque.

stastistiche a cura di Interfc.it

Non è stato un giocatore qualunque nemmeno Gigi Pasetti, che la maglia della SPAL l’ha indossata 111 volte nel periodo d’oro di Paolo Mazza. Il “Paso” era in campo in quel novembre del 1967, quando i biancazzurri persero 2-0 in casa di un’Inter forte, ma in fase calante dopo gli anni di splendore di Herrera.

Inter-SPAL 2-0 (1-0)

Inter: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Landini, Monaldi, D’Amato, Domenghini, Nielsen, Suarez, Bonfanti. All.: H. Herrera.
SPAL: Cantagallo, Stanzial, Tomasin, Massei, Pasetti, Bertuccioli, Reif, Parola, Bigon, Lazzotti, Brenna. All.: F. Petagna.

Reti: 13′ p.t. aut. Massei, 16′ s.t. Bonfanti.

In campo c’erano comunque giocatori di altissimo profilo come Sarti, Burgnich, Facchetti, Suarez e Domenghini. Non a caso, ricorda ironicamente Pasetti quando gli si chiede un ricordo di quel giorno, “in genere a Milano contro di loro prendevamo sempre delle discrete pagate. D’altra parte l’Inter in quegli anni era una delle squadre più forti d’Europa e come se non bastasse a me toccava sempre marcare il più forte della squadra avversaria”. All’epoca però servì un autogol del capitano Oscar Massei per sbloccare il risultato: “Non ricordo come avvenne l’autogol – ammette Pasetti – ma ricordo bene che l’Inter dominò, per il semplice fatto che era una squadra più forte. Purtroppo la SPAL in quella stagione si era indebolita e gli acquisti di Mazza non si rivelarono del tutto azzeccati. Poi è vero che retrocedemmo solo per due punti, quindi vendemmo comunque cara la pelle”. Quella fu infatti l’ultima stagione di serie A prima del ritorno datato maggio 2017: “Fummo sfortunati, perché pagammo l’assenza di Oscar (Massei) per quasi tutto il campionato. Aveva problemi con la labirintite e senza di lui le cose erano diverse, perché in campo ci dava sicurezza con la sua leadership. In più segnava anche dei gol”.

Oggi, a mezzo secolo di distanza, Pasetti vede una SPAL molto diversa da quella che salutò il massimo campionato all’epoca: “La squadra mi sembra costruita per qualcosina in più della salvezza, perché partiva da una buona base ed è stata rinforzata con dei giocatori validi. Secondo me la SPAL non finirà molto lontana da metà classifica. Perché vedo una certa tranquillità da parte dei giocatori, sanno sempre cosa devono fare e hanno un bravo allenatore. Sono fiducioso”. Quindi a San Siro ci si può aspettare lo scherzetto, senza troppi calcoli? Secondo Pasetti sì: “Non dico che la SPAL farà risultato, ma non credo proprio vada a Milano con l’intenzione di fare le barricate per portare a casa il punticino. Semplici ha la sua idea di gioco e credo punterà ancora una volta su una difesa attenta e un attacco ordinato. Se andrà a giocarsela a viso aperto farà solo bene”.

Tra le altre cose, al “Meazza” sono attese 55mila persone, se non di più. Si è indotti a pensare che un pubblico del genere possa far tremare le gambe a chi non è mai sceso su quel rettangolo verde in zona San Siro, ma per Pasetti non è così automatico: “Io di certo non mi facevo impressionare, ma capisco sia soggettivo. Per la maggior parte dei giocatori comunque cambia poco tra il giocare di fronte a 10mila o 100mila spettatori. Una volta che si esce dagli spogliatoi e si è data la prima occhiata, ci si concentra solo sul campo. Anche perché le partite le vincono i giocatori, mica il pubblico (ride)”.

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