L’Inter spiegata da chi la segue quotidianamente. Migheli: Occhio a Perisic e Joao Mario

Archiviata la pausa dedicata agli impegni delle nazionali, è giunto il momento di gettarsi di nuovo testa e cuore sul campionato di Serie A. La SPAL va San Siro per cercare di sfatare un tabù che dura da cinquant’anni. Ma la truppa di Semplici è chiamata ad una missione tutt’altro che facile: tornare da Milano con dei punti in saccoccia fermando l’Inter, una delle squadre più in forma in questo inizio di stagione. I nerazzurri di Spalletti, infatti, viaggiano a passo spedito, ne sanno qualcosa a Firenze e a Roma. I numeri dei risultati ottenuti nelle prime due uscite stagionali parlano chiaro: sei gol all’attivo e uno solo subito, due vittorie schiaccianti che sono valse un bottino pieno in classifica. Non che ci volesse un genio per capirlo, ma abbiamo chiesto al collega di Interlive.it, Stefano Migheli, come arriva l’Inter all’appuntamento di domenica ad ora di pranzo.

Stefano, l’Inter nelle prime due giornate di campionato ha dimostrato di essere in grande forma ma poi c’è stata la pausa per le Nazionali. I nerazzurri come si presentano al match con la SPAL?
“Non nelle migliori condizioni possibili perché in settimana Spalletti ha dovuto lavorare con un rosa a ranghi ridotti visti i tanti giocatori impegnati con le rispettive nazionali, ma ancora galvanizzati dai due risultati ottenuti prima della pausa. L’Inter arriva da due vittorie importanti contro Fiorentina e Roma, soprattutto quest’ultima ha dato al gruppo morale, autostima e un pizzico in più di consapevolezza nei propri mezzi. Credo che adesso i giocatori abbiano capito quello che possono fare. Sono carichi ma non devono prendere sotto gamba la SPAL perché tatticamente è impostata bene, già con la Lazio hanno fatto vedere ottime cose, lasciando molti a bocca aperta. I biancazzurri hanno avuto occasioni per vincere all’Olimpico, non credo sia un caso”.

In che modo credi che l’Inter cercherà di far breccia nel muro estense?
“Sulle fasce, perché visto il modulo adottato da Semplici credo ci sarà molta densità in mezzo al campo. Gli esterni di Spalletti dovranno essere bravi a creare superiorità numerica, soprattutto sull’out di sinistra, dove la coppia Dalbert-Perisic penso possa creare parecchi grattacapi a Lazzari e al difensore sul centrodestra. Se i due mancini nerazzurri interpreteranno nel giusto modo i movimenti offensivi possono fare male alla SPAL , anche perché Salamon non è proprio un fulmine di guerra viste le sue caratteristiche fisiche. A destra, invece, il discorso è un po’ più diverso perché D’Ambrosio e Candreva sono meno incisivi, cercano di più il fondo. Con dei raddoppi opportuni dei centrocampisti e occupando bene gli spazi i biancazzurri hanno la possibilità di mettere in difficoltà l’Inter su quel lato. Ma la chiave di volta potrebbe essere Joao Mario, che quasi sicuramente giocherà da trequartista: il portoghese è fondamentale per la transizione offensiva dei nerazzurri, e se la interpreta bene può davvero essere l’uomo in più. Mentre in mezzo Vecino e Borja Valero si trovano a meraviglia e con il loro fraseggio nello stretto rischiano di fare venire il mal di mare a chi li marca. Poi c’è Icardi. Sono quasi certo che lo raddoppieranno, ma se il capitano si divincola dalla marcatura in area di rigore è mortifero. E svariando su tutto il fronte d’attacco libera spazi agli inserimenti di Joao Mario che può colpire”.

Pensi che Spalletti sia intenzionato a proporre per qualche novità in formazione, o si vedranno gli stessi undici scesi in campo nelle precedenti partite?
“No, direi di no. A meno di cataclismi scenderà in campo la formazione tipo, schierata con il canonico 4-2-3-1. L’unico in forse è Vecino perché è reduce da 180 minuti filati giocati con l’Uruguay nelle qualificazioni mondiali. Il suo sostituto naturale è Gagliardini. Nel caso giochi il Nazionale Under 21 l’Inter perde un po’ in palleggio ma guadagna in fisicità e copertura in mediana. Nagatomo è tornato tardi dal Giappone, ma comunque non credo insidi il posto da titolare di Dalbert”.

E la SPAL come può essere in grado di creare dei problemi alla difesa dell’Inter?
“Tecnicamente i giocatori dell’Inter sono più forti, quindi per forza di cose i nerazzurri saranno chiamati a fare la partita tenendo in mano il pallino del gioco. Per questo credo che Semplici sia quasi obbligato ad affrontare la partita cercando di creare pericoli colpendo di rimessa. Ma sono convinto che voglia comunque tenere la squadra alta per evitare che abbassi troppo il baricentro, perché se no rischia veramente di non venirne più fuori. Il contropiede è un’arma fondamentale, così come l’esperienza di Borriello: lui è bravo a far salire la squadra e a conquistare calci di punizione. Dai quali Viviani può pescare il jolly. Fossi in Spalletti non sottovaluterei nemmeno la spinta che sono in grado di fornire sia Lazzari che Mattiello. Ma l’importante è che la SPAL riesca a fare densità in mezzo al campo e a non abbassarsi troppo, evitando di farsi assediare a ridosso della propria area di rigore per non fare affondare l’Inter. Se la diga resisterà per 90′ non lo so, nel caso i padroni di casa riescano a conquistare metri le manovre possibili per bucare la retroguardia biancazzurra sono due: azioni sulle fasce, o verticalizzazioni repentine per Icardi”.

L’Inter ha deciso di non investire cifre esorbitanti nel mercato, anche perché la rosa era già di livello. È stato Luciano Spalletti il vero colpo di quest’estate?
“Sì, perché ha trovato sin da subito la chiave giusta per interpretare il gioco migliore per la squadra. I giocatori sono sempre stati forti ma mancavano quelli che dirigessero l’orchestra dettando i tempi a tutti gli altri, ha voluto Valero e Vecino per questo, perché possono recitare quel ruolo alla grande: sanno quando tenere palla, quando verticalizzare e quando affondare. Prima non c’era il gruppo, mancava completamente l’amalgama, cosa fondamentale nel calcio. Comunque, è stato un mercato mirato: oltre agli ex viola sono arrivati un difensore centrale, Skriniar, che sapesse comandare la retroguardia con carattere, e due buoni terzini, ideali per il gioco di Spalletti. E Perisìc è rimasto. Se l’ex allenatore della Roma riuscirà a fare interpretare a Joao Mario il ruolo di trequartista come lo faceva Nainggolan, sono convinto che ne vedremo delle belle”.

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