La scalata al professionismo parte da qui: Camanzi racconta i suoi Giovanissimi 2004

Tredici anni. Questa è l’età dei ragazzi che compongono la rosa dei Giovanissimi Professionisti classe 2004 affidata ad Andrea Camanzi. Un’età cruciale, delicata, piena di cambiamenti ed esperienze nuove. Un’età nella quale nel calcio si inizia a fare sul serio, a imparare concetti complessi e a sognare la ribalta nazionale. Per capire meglio cosa frulla nella testa di questi ragazzi e cosa significhi gestire un gruppo simile, abbiamo fatto una chiacchierata proprio con mister Camanzi.

Mister, ci fa un quadro sul campionato? Quanto conta il risultato a questi livelli?
“Per quanto riguarda il campionato siamo partiti bene, ci sono state quattro vittorie e due sconfitte. In questa categoria ci sono anche squadre dotate di struttura fisica incomparabile e questa differenza nella fascia di età di questi ragazzi pesa tantissimo sul risultato finale. Siamo comunque passati da essere una squadra di medio livello ad una che può giocarsela con tutte. Abbiamo la possibilità di fare qualcosa di buono”.

Ecco, quanto pesa il divario fisico a quest’età? C’è il rischio che i ragazzi si possano demoralizzare?
“Il divario fisico si sente molto e l’aspetto psicologico è particolarmente importante. E’ un elemento sul quale bisogna porre molta attenzione. Queste differenze non devono essere evidenziate, cerchiamo sempre di allenare tutti i ragazzi nella loro massima espressione e di metterli ogni domenica e ogni giorno durante l’allenamento nelle condizioni, in base al loro livello di crescita, di esprimere al meglio il loro potenziale di quel preciso momento”.

Quali sono i temi su cui un allenatore di questa categoria deve lavorare?
“L’obiettivo del nostro lavoro è quello di portare il maggior numero possibile di ragazzi nella categoria nazionale (Under 15), per cui dobbiamo lavorare sul singolo. Dobbiamo migliorare la tecnica individuale e far sì che siano in grado di comprendere il gioco. A quest’età comunque è importante dar loro un organizzazione nella quale possano sentirsi liberi di esprimere le loro potenzialità e il loro talento. Quello che fa la differenza è comunque l’intuito calcistico, ossia la capacità di valutare rapidamente la scelta da fare in ogni situazione, e noi cerchiamo di farlo emergere il più possibile”.

Considerando che questa è l’anticamera delle squadre nazionali i ragazzi sentono la pressione della valutazione futura?
“No, i ragazzi sono molto sereni riguardo questo aspetto, sono umili e sono i primi ad essere autocritici. È un gruppo che viene al campo con tanto entusiasmo e che nonostante l’età mantiene comunque serietà quando è il momento di allenarsi e di giocare. Tanto di questo entusiasmo viene anche dalla condivisione degli spazi con la prima squadra, c’è moltissimo attaccamento ai colori della SPAL: i ragazzi più che Messi e Cristiano Ronaldo vogliono diventare come Antenucci o Meret. Li vedono finire l’allenamento e uscire dal campo quando loro stanno per entrare, questo è un ulteriore elemento che li stimola a fare meglio. Poi non potete capire la lotta per fare i raccattapalle alla domenica (ride)”.

Non vedono l’ora, vero?
“E’ inevitabile, a momenti è più difficile gestire quello che tutto il resto (ride). Anche questo racconta l’attaccamento che c’è per questa squadra”.

Con il passaggio dalla serie C alla serie A la società ha dovuto inevitabilmente aumentare il livello delle squadre giovanili. Il cambiamento si sente? C’è il rischio che i ragazzi possano sentirsi “arrivati” ora che la SPAL è in serie A?
“Il cambiamento l’ho notato già dallo scorso anno e quest’anno con il passaggio alla massima serie si è intensificato. Per innalzare il livello la società è stata più selettiva nel reclutamento e abbiamo pulmini che arrivano anche da Ravenna e Forlì. Ai ragazzi è richiesto di essere sempre al top perché devono dimostrare di essere di livello per continuare a restare in squadra, il livello cresce e loro devono tenere il passo. Il rischio che possano sentirsi arrivati non c’è anche per questo motivo, sanno che per andare avanti serve impegno”.

Da questo punto di vista si avverte un po’ di pressione proveniente dai genitori e dalle loro aspettative sui figli? Quando un ragazzo è in un vivaio di serie A è facile farsi prendere dall’idea di poter avere in casa un futuro giocatore.
“Dico la verità, qui non abbiamo problemi del genere. Vedo grande rispetto dei ruoli e la società parla in maniera molto schietta fin da subito con tutti: le scelte tecniche non possono essere messe in discussione. Ma anche nei ragazzi non intravedo questo genere di condizionamento”.

Invece quali sono le aspettative verso i ragazzi?
“L’aspettativa principale verso un ragazzo di quest’età è quella di vederlo giocare esprimendosi al meglio all’interno del gioco prendendo le giuste decisioni. Se anche in questo momento il fisico non lo supporta in pieno noi gli stiamo comunque dando delle conoscenze, che gli permetteranno di emergere nel momento in cui il tutto sarà livellato”.

Se la giusta decisione è un colpo di tacco o una giocata fuori dallo spartito concordato, il mister si arrabbia?
“(Ride) No, no, non mi arrabbio. Chiaro che non deve essere una giocata fine a sé stessa per farsi dire ‘bravo’, ma deve tornare utile alla squadra. La creatività nel calcio è una qualità, ma va messa al servizio degli altri”.

Dire a qualcuno di loro che non è tagliato per questi livelli diventa la parte più difficile?
“Indubbiamente, ma con i ragazzi abbiamo un rapporto molto onesto. Sono i primi a sapere che a questi livelli il rischio c’è, ma sanno anche che non si tratta di bocciature assolute. Alcuni vengono collocati in squadre affiliate per continuare il loro percorso in un contesto meno difficile e grazie alla nostra rete di scouting possiamo tenere d’occhio gli eventuali progressi, in modo da riportare qui i ragazzi in un secondo momento”.

Il gruppo dei classe 2004 guidato da mister Camanzi:

PORTIERI: Michele Pezzolato, Fabio Saccenti.
DIFENSORI: Federico Bertaglia, Gabriele Catozzo, Alessandro Gobbo, Mattia Ottoboni, Biagio Pansini, Nicolò Prasso, Riccardo Rosso, Francesco Scabin.
CENTROCAMPISTI: Pietro Ardizzoni, Giacomo Bosio, Giuseppe Davo, Samuele Frignani, Danilo Lodato, Giacomo Malagutti, Giuseppe Marku.
ATTACCANTI: Francesco Baglietti, Nicolò Chinappi, Nicolò Contiliano, Lorenzo Ferro, Mirco Moretti, Riccardo Pergolini, Matteo Sperindio.

STAFF: all. Andrea Camanzi, vice RobertoBuriani, coll. Paolo Negrini, prep. atl. Lorenzo Balboni, prep. por. Luigi Gallo, fis. Alessandro Parolo.

 

le foto sono di Alessia Ietro

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