Bristot apre il cassetto dei ricordi: Ze Roberto, Belluno, gli alpini e una Ferrara diversa

Quando al termine della scorsa stagione Mauro Baroni ha lasciato la presidenza della 4 Torri, la società ha cercato a lungo un degno sostituto. Dopo alcuni momenti di incertezza è stato ufficializzato il nome di Massimiliano Bristot, che pochi giorni dopo ha preso in mano le redini della società facendo meno rumore possibile e cominciando a lavorare a testa bassa. Oggi, a distanza di alcuni mesi dalla sua elezione, abbiamo finalmente fatto due chiacchiere con lui per cercare di capire qualcosa di più sul primo uomo granata.

Nato a Belluno nel 1966, Bristot si è avvicinato al mondo della pallavolo a quindici anni, affascinato dalla squadra della sua città che stava vivendo un momento di grande gloria:“Erano i primi anni Ottanta e Belluno era in serie A: tutti andavano a guardare la pallavolo anche perché a quell’epoca in squadra c’era Zé Roberto, un talento unico che attirava molto pubblico. Un paio d’anni più tardi ero già in serie A. In panchina ovviamente, ma era pur sempre serie A”. Dopo aver passato circa dieci anni nel circuito della pallavolo bellunese, la strada di Bristot si è incrociata per la prima volta con la città di Ferrara: “Nel 1990 stavamo lottando per tornare nella massima serie, ma abbiamo perso la penultima partita del campionato proprio contro Ferrara, che si guadagnò la promozione. Un paio di anni dopo mi sono trasferito qui, per giocare nell’allora Ferrara Volley”. Dopo altre due stagioni a Trento, Bristot è tornato in provincia per proseguire la sua carriera in serie B, poi chiusa definitivamente nel 2000 a Pordenone.

A carriera conclusa Bristot ha scelto di allontanarsi del tutto dalla pallavolo, per dedicarsi al lavoro ed alla famiglia che nel frattempo si era costruito proprio a Ferrara. Il suo rientro sulla scena nel ruolo di presidente è dovuto ad uno dei suoi figli: “Avevo chiuso la pallavolo in un cassetto da tanto tempo, ma quando mio figlio ha iniziato a giocare ho ricominciato a frequentare l’ambiente ritrovando tante facce amiche. Mi è stato proposto questo ruolo ed ho accettato, seppure con alcune riserve sulle mie capacità. Se da giocatore vivevo la pallavolo come una cura per il mal di testa, ora ammetto che stare dall’altra parte della barricata comporta degli oneri che il mal di testa te lo fanno venire. Il meccanismo si è invertito e per me questa è una esperienza nuova, ma ho a fianco persone valide di cui ho fiducia, motivo per cui ho accettato”. Nella sua carriera ventennale, Bristot non si è fatto mancare nemmeno una esperienza come allenatore, in un contesto più che singolare: “A Belluno ero un alpino. Giocavo in serie B e non potevo essere inserito in rosa, perciò mi scelsero come allenatore per la squadra del quarto corpo d’armata. Ci qualificammo per il campionato nazionale delle forze armate e lo vincemmo, perciò posso dire di aver fatto anche l’allenatore”.

Bristot, seppure parzialmente da spettatore, ha vissuto gli anni d’oro della pallavolo ferrarese. Quei magici anni novanta in cui Le Copains prima e Yahoo poi hanno portato in città i maggiori talenti in circolazione di quell’epoca. La pallavolo ferrarese potrà mai tornare ai fasti di trent’anni fa? “Le cose da allora sono molto cambiate. Pensare ora ad una serie A1 è un’utopia, perché mancano i presupposti: innanzitutto non c’è il tessuto imprenditoriale adatto, e questo ragionamento vale ovunque, non solo a Ferrara. Quando gli anni dei grandi imprenditori sono finiti, sono sopravvissute solo realtà come Modena e Trento in cui la pallavolo si è fortemente radicata come sport cittadino. Il pubblico ferrarese, per di più, è abbastanza esigente. Se vinci aumenta, ma se perdi cala in fretta, perché Ferrara ha tanti sport ad alto livello: non solo la SPAL, ma anche il basket, la pallamano, il football e cosi via. Chi vuole pubblico a Ferrara deve offrire qualcosa in più dal punto di vista dello spettacolo. La serie A2 è sicuramente un obiettivo più raggiungibile: noi per adesso possiamo combattere per la promozione e cercare di far divertire le persone, per portare sempre più pubblico al palazzetto. I ragazzi sembrano essere sulla buona strada perché si divertono e si impegnano molto: abbiamo costruito una squadra valida”.

Ogni presidente offre nuovi e diversi stimoli alla società di cui fa parte. In questo suo nuovo ruolo però Massimiliano Bristot preferisce non fare promesse, ma lavorare per portare a casa i risultati prefissati: “Non lancio slogan, non fa parte del mio carattere. Mi piace lavorare bene e fare le cose seriamente, i risultati verranno dopo. Spero che la gente apprezzi il lavoro che stiamo facendo e risponda positivamente”. Un discorso che non fa una piega, in perfetto stile giocatore di pallavolo: “Questo sport mi ha certamente insegnato tanto e lo insegnerà anche ai ragazzi della 4 Torri. Come accade in ogni ambito nella vita, se dimostri di poter essere titolare, nessuno ti tiene in panchina. Noi come società puntiamo a lavorare bene per dimostrare il nostro valore, ma soprattutto a crescere i ragazzi con principi sani. Hanno il giusto spirito, si impegnano molto, questo è quel che conta”.
Prima di congedarci, abbiamo chiesto al presidente granata di raccontarci il suo ricordo più bello legato alla pallavolo. Immediatamente, cominciano a fioccare i nomi dei grandi pallavolisti degli anni Ottanta: “I momenti più belli sono stati quelli in cui ho giocato con i professionisti più forti: Kim Ho Chul a Treviso, Lanfranco ed Errichiello a Parma, Rebaudengo a Torino. Gente che ha fatto la storia della pallavolo. Io ero un ragazzino, certamente non ai loro livelli, ma per me è stata una fortuna giocarci contro”.

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