La coppa quando non ci voleva. Semplici: In campo qualche titolare e i ragazzi meno utilizzati

Vi ricordate i bei tempi della Lega Pro, nei quali le partite di coppa erano poco più che amichevoli di metà settimana? Senza timore di sembrare esagerati, si può dire che SPAL-Cittadella di Tim Cup rischi di assomigliare molto a quel tipo di appuntamento, anche se in palio c’è un posto negli ottavi di finale della principale coppa nazionale. A renderlo tale è soprattutto la collocazione nel calendario, anche in chiave futura: venerdì la squadra di Semplici è attesa all’Olimpico di Roma per l’anticipo della 15^ di campionato e in caso di qualificazione dovrebbe fare visita alla Lazio il 13 dicembre, dopo la sfida salvezza contro l’Hellas e prima della fondamentale trasferta di Benevento. Di questo il mister è pienamente consapevole e infatti – nella conferenza stampa di presentazione – lascia intendere che un match di coppa a questo punto rappresenti più un onere che altro. Un sentimento che peraltro sembra essere condiviso anche dal collega Venturato, come dimostrano le dichiarazioni pre-partita del tecnico granata.

Mister, con che spirito arrivate a questo appuntamento? La collocazione nel calendario è quantomeno infelice.
“Per certi versi questa partita in un momento del genere non ci voleva, perché il calendario ci mette di fronte a una sfida in trasferta di venerdì contro la Roma, che già di per sé è un avversario molto difficile. Questi due impegni ravvicinati impongono di fare scelte ben definite. Non voglio dire che avremmo fatto volentieri a meno di giocare, ma il nostro obiettivo per domani è ben figurare e possibilmente passare il turno. Il Cittadella lo conosciamo bene, è una buona squadra e per di più in salute, che sta facendo ottimi risultati in B. Schiererò una formazione che si faccia valere e possa fare risultato”.

Questo vuol dire che vedremo tutte le seconde linee?
“No, ci saranno alcuni di quelli che vengono considerati titolari e qualche altro elemento impiegato meno. Sceglierò un mix per avere equilibrio e forza in tutti i reparti”.

In porta sarà ballottaggio Marchegiani-Poluzzi?
“Non necessariamente. Voglio capire chi è a disposizione, Gomis in questi giorni ha avuto un problemino, è reduce dall’estrazione di due denti”.

Dietro è possibile il ritorno di Salamon?
“No, rimane indisponibile così come Meret, Costa e Antenucci. E varrà anche per venerdì”.

Sulle fasce ci aspettiamo Schiavon e Pa Konate. Soprattutto quest’ultimo, visto che è tra i pochi mai scesi in campo.
“In linea di massima sì e sono curioso di vedere anch’io se in questi mesi è effettivamente cresciuto, perché un conto è quello che si vede in allenamento, un altro è la partita. Di certo questa è l’occasione giusta per dare spazio ad alcuni dei ragazzi che si sono visti meno”.

Discorso che vale anche per Vitale e Bellemo?
“Stiamo valutando, di sicuro avrebbero bisogno di giocare di più”.

In avanti ci dobbiamo aspettare di nuovo Bonazzoli?
“Non faccio nomi. Metterò due attaccanti esperti che ci permettano di provare a vincere”.

C’è la possibilità di vedere il tanto chiacchierato 442 dall’inizio?
“No, perché abbiamo la nostra idea tattica ed è legata al 352. Quella del 442 la stiamo ancora sviluppando, ma in ogni caso non penso sia il modulo a determinare un gol o un errore. Sono concentrazione e mentalità che fanno la differenza. Continueremo sulla nostra strada per valorizzare le qualità dei ragazzi”.

Riavvolgendo il nastro: avete avuto modo di analizzare in maniera più approfondita la partita di Verona?
“Sì e confermo le impressioni a caldo: siamo molto arrabbiati e allo stesso tempi dispiaciuti, perché dopo una prestazione del genere una sconfitta è abbastanza grave, considerato quanto abbiamo fatto vedere in campo. Tutti parlano di calo e di una SPAL che ha smesso di giocare, ma non è così. Lo dimostrano anche i dati: abbiamo corso più del Chievo anche nel secondo tempo, quindi fisicamente stiamo bene. Il problema semmai sta nell’atteggiamento: non abbiamo più giocato la palla come nel primo tempo e ci siamo portati l’avversario in casa, questo non va bene. A questo abbiamo aggiunto degli errori e includo anche me, perché l’allenatore è sempre responsabile. La sconfitta a mio avviso è immeritata e bisogna avere la forza di comprendere certi errori e non ripeterli più. Mi rendo conto che lo diciamo da diverse partite, ma un po’ per il valore degli avversari e un po’ per certe carenze, finiamo spesso con l’essere castigati alla prima occasione”.

Nel post-partita di Chievo-SPAL sia lei sia patron Colombarini siete sembrati per la prima volta decisamente preoccupati per le modalità della sconfitta.
“Dico la verità: la preoccupazione vera ce l’avevo dopo la partita contro la Fiorentina, perché è stata probabilmente la peggior prestazione che abbiamo fatto nel girone d’andata e nonostante questo abbiamo rischiato di vincere. Di contro, quello col Chievo è stato forse il miglior primo tempo che abbiamo fatto finora. Era impensabile dominare in lungo e in largo anche nella ripresa. Il problema è che abbiamo commesso degli errori e loro sono stati bravi a punirci. E’ evidente che dobbiamo migliorare in certe situazioni, ma le preoccupazioni sono altre e non è certo questo il momento di farsi prendere dalle difficoltà. Se avessimo portato a casa i tre punti col Chievo la classifica sarebbe stata ottima, se non eccezionale. Però dobbiamo andare avanti ed avere fiducia. Anche se è logico che da parte della società ci sia voglia di vedere non tanto delle prestazioni migliori, ma una maggiore continuità, che poi è la chiave per arrivare alla salvezza”.

Tra le altre cose a Verona la SPAL è stata rimontata per la quarta volta in stagione: con l’Udinese ci pensò Rizzo a evitare la beffa, nelle altre tre occasioni invece sono stati persi dei punti per strada. La preoccupa questo aspetto?
“(Sorride leggermente) Mi preoccupano un po’ di cose e in casi come questi come tiriamo la coperta ci scopriamo da qualche parte. C’è da lavorare, perché mi sembra che a parte due o tre partite abbiamo sempre preso gol da tutti. Dovevamo senz’altro essere più cinici in alcune occasioni, perché mettendo due gol di vantaggio certe partite avrebbero potuto prendere una piega diversa. Ma dobbiamo cercare di andare al di là di quello che dicono certe statistiche. Non deve diventare una preoccupazione. Lo dico anche alla squadra: ogni tanto possiamo fare anche 0-0, non ci sarebbe niente di male. Va da sé che bisognerebbe cercare di prendere pochi gol e possibilmente farne qualcuno in più”.

C’è chi mette la mancanza di esperienza e personalità alla base di certi sbandamenti. Crede sia questo una delle chiavi di lettura?
“Personalmente credo che la squadra abbia dimostrato di avere una certa identità di gioco e una certa personalità, anche se sicuramente in qualche circostanza abbiamo palesato ingenuità singole pagate poi a caro prezzo. Ma stiamo crescendo e le qualità stanno emergendo, anche se non si stanno traducendo sempre in risultati. Chiaro che dobbiamo migliorare, soprattutto nella lettura della partite. Col Chievo dopo un primo tempo con zero rischi e un gol per noi non dico che ci fosse da amministrare il risultato, però magari è subentrato il pensiero che la parte importante era fatta e sarebbe bastato il compitino per fare risultato. Ci siamo un po’ accontentati. Invece bisognava continuare con la stessa determinazione del primo tempo. Senza rinunciare alle qualità, ossia giocare la palla e proporre un certo tipo di calcio. Abbiamo perso una partita in cui abbiamo preso due gol con tre tiri concessi e in cui il migliore in campo è stato Sorrentino. Difficile da mandare giù, visto che nel secondo tempo non è cambiato niente negli interpreti. Ci voleva un pochino più di presenza in certe circostanze”.

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