Una domenica vissuta in differita, due gol e un urlo per dire che siamo ancora a galla

Che ore sono? Sono le undici. Come le undici? Mi sembra di essere sveglio da una vita. Dove saranno le nostre avanguardie? A Firenze? Magari già nel Lazio? Perché, come scriveva un amico sui social ieri mattina, diciamolo, i cento che sono diretti a Benevento, sono i migliori, sono altro rispetto a noi, il Vigorito vale dieci San Siro, vale dieci Stadium, vale la nostra vita. Non risentiamoci noi che non c’eravamo, applaudiamolo, ringraziamoli, quel manipolo di eroi che si spatuzzano 1.200 km, per la nostra passione, per la nostra gioia, loro ci sono e parteggiano. 

Comunque, manca tanto tempo, la domenica casalinga si sviluppa come sempre. Ci sono le bimbe da andare a prendere, prima di mezzogiorno. Faccio un pochetto di ginnastica, roba da terza età, non serve ci vorrebbe Mandrake per mettermi in forma, ma non demordo. I cappelletti industriali mi attendono in un buon brodo di carne. Bollito e peperoncini, qualche bicchiere di sguazzone. Saranno già dentro? Chi lo sa?
Oggi, i miei potenti mezzi meccanici per viverti Ars et Labor, quali sono? Una app sul telefono, un sito diversamente legale per vedere lo streaming. Tanto lo so, che di questi ammennicoli non ne funzionerà uno, ho un computer che va coi i gettoni dei Da Ronche, la linea a Monestirolo può vantare quei 15-20 bit di velocità di punta. Poi, il mio smartphone modello Duplex, figurati se riesce a far girare una app. Ma poi che cazzo è realmente una app? Boh, mia figlia me la scarica e poi. sperèn.

Mi cala la palpebra, un’altra squadra si aggiunge alla lotta per la salvezza, il Milan, che prende tre papaveri dal Verona. Maremma impestata. Finiamo di fare i piatti, mia moglie aiuta le figlie nei compiti, sento un vago sentore di espressioni e matematica, mi defilo, guardo i social compulsivamente. La formazione? Ancora non è ufficiale. Stramazzo sulla “tomana”, ma non mi appennico, perché sento parentesi graffe e quadre che mi attanagliano. I ragazzi staranno facendo riscaldamento. I miei eroi, invece, staranno già bevendo e cantando nello spicchio del Vigorito a loro riservato. Faccio mezzo chilometro sulla ciclette mentre ascolto i Led Zeppelin. Che ore sono? Le 16. Oggi il tempo non passa. Ok, sono già le 17, provo a piazzare le mie truppe informatiche in casa.

La app sul telefono effettivamente mi dice che c’è Benevento-SPAL in scaletta. Ma va? Pensa che non lo sapevo. Il sito del magheggio, sul computer, pare aprirsi. Cinque minuti alle 18. Ok mi piazzo, in mezzo a libri e compiti e ragazze che studiano. Il sito non mi fa vedere una beata biiip, mentre il telefono mi apre un spicchio sul campo del Benevento. Trenta secondi e si inchioda. Ritorno al Vic 20, il sito di scommesse on line non mi fa vedere niente, ma su un lato del monitor mi rappresenta graficamente gli accadimenti: Attacco SPAL – Ripartenza Benevento – Palla fuori. No, così ci lascio le penne. Prima che lo diciate voi, me lo dico da solo: lo so, sono un disadattato, ma che volete farci, non è che possiamo essere tutti dotti, medici e sapienti (cit.) Ritorno al Duplex, un pochetto va. Lo schermo in cui vedo (!) la partita è 6,5 cm per 2,5. Lo so sapientoni che se giro il telefono guadagno centimetri, ma mi si blocca ancora di più. Ogni tre minuti devo uscire e riavviare il video, una figata. Soffro come un cane.

Sbagliamo un goal, bestemmio internamente. Ce ne annullano uno, urlo e mi blocco, rivedo i fantasmi dei natali passati. Poi, il VAR. E qui dai, voglio vedere se qualcuno può non darci un rigore così. Impossibile, ora controlla il monitor, disegna un rettangolo nell’aere e poi ce lo fischia. E’ sicuro. No, palla a due. Ok, ditelo, il rigore per SPAL è abolito per decreto, basta saperlo. Finisce il tempo, sono stremato. Dai ragazzi, Sergione nostro è tanta roba, quanto avrei voluto vederlo dieci anni fa. Un campionissimo. E Cremo, la mette: nella nostra porta. Mi cala una carogna, che non vi dico. Vedo i criticoni, i negativoni, i mister da tastiera, tutti i forum azzannarmi le parti mai esposte al sole. Ricominciamo. Mia figlia grande dal piano sopra urla: mi dice che il Boia ha segnato, ma io sul telefono non ho ancora visto. In pratica sono in differita di qualche minuto e poi lo vedo, il Lupo, Schiatta ed il Boia mi confezionano il pari. Urlo a scoppio ritardato, perché coi tempi che corrono non si sa mai. Poi, ancora Sergio. Ti amo, vi amo. Ma tribolo come una cane, fino alla fine. Messaggio, chatto, rispondo al telefono al dottore e lo prendo a male parole. E’ finita. E noi siamo a galla alla faccia di chi ci vuole male e di tutti i tecnici da Facebook. Noi siamo la SPAL, i nostri ragazzi hanno vinto i nostri cento hanno stra vinto. Buon viaggio di ritorno e grazie di tutto.

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