Lavagna tattica, episodio 8: Più attenzione dietro, più occasioni davanti. Le chiavi della svolta

Dopo un periodo negativo nel quale sono arrivate le sconfitte contro Cagliari, Milan e Napoli (tutte senza gol a favore) la SPAL ha invertito la rotta nelle ultime due uscite, chiuse con due preziose vittorie ottenute ai danni di Crotone e Bologna. Un’inversione di tendenza giunta nel momento più opportuno, quando cioè cominciavano ad addensarsi nubi fosche sulla testa del tecnico toscano.

A contribuire al recente cambio di marcia sono stati diversi fattori fra cui è da annoverare una campagna acquisti invernale che ha portato alla corte di Semplici un paio di elementi chiave come Cionek e Kurtic, una giovane promessa come Simic e un paio di incognite come Everton Luiz e Dramé. Dopo una prima fase di logico inserimento i nuovi hanno cominciato a carburare contribuendo a migliorare la situazione dell’undici estense. Anche da un punto di vista tattico, rispetto alla prima parte di stagione, si sono viste delle novità. A inizio campionato Semplici aveva impostato la squadra su un 3-5-2 che, in fase di possesso, si fondava su una costruzione bassa non particolarmente elaborata, allo scopo di far arrivare la palla il più velocemente possibile nella metà campo avversaria, come testimoniato dal dato che vedeva la SPAL come la diciassettesima squadra della massima serie in termini di numero di passaggi riusciti in un minuto di possesso palla.

Una volta raggiunta la trequarti offensiva cominciavano quei movimenti coordinati fra i due attaccanti tipici della squadra di Semplici, cui si aggiungevano gli inserimenti delle mezzali e le posizioni alte e larghe degli esterni. Purtroppo, la manovra offensiva spallina incontrava delle difficoltà tanto in fase di rifinitura (9.5 tiri in porta di media a partita, 3.1 nello specchio della porta: diciottesima squadra della Serie A) quanto in fase di realizzazione (23 gol segnati, quindicesimo attacco). In generale, la SPAL palesava una certa difficoltà nell’attacco all’area di rigore avversaria, come evidenziato dai soli 5.1 tiri (dati InStat) effettuati all’interno degli ultimi sedici metri. A questi numeri hanno contribuito lo scarso rendimento di alcuni dei giocatori deputati alla fase offensiva estense, primo tra tutti un Borriello nettamente al di sotto delle aspettative. L’ex attaccante del Cagliari ha segnato soltanto un gol, tirando una media di 1.41 volte a partita e generando un dato di 0.58 in termini di expected goals (xG).

Il peso dell’attacco è quindi ricaduto principlamente su Mirco Antenucci e Paloschi, con Floccari a mezzo servizio a causa di diversi problemi fisici. L’ex Chievo ha realizzato 6 reti cui va aggiunto un assist nonostante gli appena 1.40 tiri a partita (6.69 xG). Antenucci invece ha segnato finora 7 gol registrando anche 6 assist per un xG di 4.56. Per garantirsi più equilibrio e limitare un po’ gli avversari, a inizio 2018 Semplici ha fatto ricorso al 3-5-1-1, utilizzando Kurtic dietro Antenucci. Il cambio di modulo non ha però portato benefici all’attacco spallino: la squadra ha perso i riferimenti che aveva precedentemente nella fase di possesso col risultato di ingolfare quegli ingranaggi offensivi mesi in mostra precedentemente.
Gli expected goals generali ed il numero di gol effettivamente realizzati indicano come la produzione offensiva della SPAL sia comunque in linea con le reti attese. Col 3-5-2 il dato in termini di xG è 19.49. Con questo sistema la squadra di Semplici ha segnato 20 reti (overperforming di 0.51) mentre col 3-5-1-1 gli expected goals sono 1.72 con un lieve underperforming di 0.72.

Contro Crotone e Bologna sono comunque arrivate due importanti vittorie nelle quali la SPAL ha segnato 4 gol. Cosa ha determinato il cambio di tendenza? Dal punto di vista offensivo le due partite sono state diverse: nel match contro la squadra di Walter Zenga la SPAL è stata particolarmente efficace nel raggiungere l’area avversaria e concludere da lì. Il dato InStat ci indica come i biancazzurri abbiano generato 9 conclusioni all’interno degli ultimi sedici metri, un volume maggiore rispetto al dato generale precedentemente citato.
Contro il Bologna, invece, la SPAL ha tirato in egual misura dall’interno e dalla zona appena fuori l’area (4 tiri) ma ha giocato una partita più offensiva come indica il baricentro medio di 57.04 metri, insolitamente alto per la SPAL. In termini di occasioni create il dato è stato in tendenza col resto del campionato con 1.32 xG prodotti contro i calabresi e 0.53 contro i felsinei.

(dato Lega Serie A)

Quello che è cambiato, quindi, non è da ricercare tanto nella produzione offensiva quanto, invece, nella fase difensiva. Infatti, la SPAL ha limitato le occasioni sia del Crotone (1.23 xG) che del Bologna (1.41). Gli estensi inoltre concedono una media di 15.9 tiri a partita. In Calabria ne hanno concessi 13, tanti ma meno della media generale. Col Bologna addirittura soltanto cinque, complice anche la lunga superiorità numerica. In entrambe le partite Semplici ha schierato un 3-5-2 con Kurtic a metà campo, abbandonando il più coperto 3-5-1-1 utilizzato contro squadre di livello superiore. Particolarmente interessante è stata poi la prestazione offerta col Bologna. Come detto, oltre all’utilizzo dell’ex atalantino a centrocampo e al ripristino delle due punte in avanti, la squadra di Semplici ha giocato con un baricentro più alto del solito, favorita anche dall’espulsione di Gonzalez. Questo non soltanto ha permesso alla squadra di controllare meglio la partita (possesso palla del 62%) ma ha anche consentito di avere meno campo da dover risalire nelle ripartenze e, di contro, di lasciare più metri da dover coprire ai bolognesi nelle loro transizioni offensive.

Detto questo, è la partita contro il Bologna (più che quella contro il Crotone) che potrebbe suggerire un cambiamento nel modo di approcciare le partite da parte della SPAL. Da una maggior attenzione difensiva, frutto anche di un atteggiamento più offensivo, con una squadra più alta, la squadra di Semplici dovrebbe probabilmente ripartire per avere più chances di successo nell’intricata lotta per non retrocedere.

 

Michele Tossani, classe 1978, analista tattico già collaboratore di realtà importanti come Rivista Undici e Il Napolista. Di recente ha inaugurato il suo blog personale, La Gabbia di Orrico. Interviene anche su Radio Rosa Toscana e Italia7 ed è autore di libri, tra cui “L’altro Mago. Mourinho dopo Herrera” edito da Limina.

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