Il cerbiatto sacrificale si ribella e le stelle stanno a guardare, alla faccia dei pronostici

Odore di incenso, persistente. Da una settimana i sacerdoti Sky e Premiun, avevano agghindato il loro tempio mediatico. Le colonne di plastica addobbate, finte e televisive, visibili solo sui monitor e nella realtà virtuale brilluccicavano di polvere di stelle. Finché Sky e Premun, portarono a spalla il cerbiatto sacrificale, tra le preghiere ed i sorrisi di chi voleva applaudire Buffon e chi acquistava le magliette con i nomi degli eroi del mercoledì, si incamminarono sulle pendici del monte Moriah. Dicevo dell’incenso, il tragitto settimanale, tra due ali di folla festante, che conduceva sulla altare di marmo, dove il cerbiatto sacrificale, sarebbe stato immolato per la gloria del calcio, era giunto al suo termine, il sabato sera lacrimoso di pioggia era giunto. I fari si accesero, il giovane ungulato, venne posto sul freddo marmo ed il sacerdote anziano alzò il coltello sacro.
Se non che il cerbiatto, dopo avere ultimato la sua Marlboro, guardò spezzante ed un po’ annoiato i sacerdoti, lanciò un fischio alla sua gente e con un balzo cominciò a prendere a calci, tutti sti cazzo personaggi estratti dalla bambagia, rappresentati della stirpe degli squadroni (al pari dei milaninteristi), la plastica del tempio, venne distrutta ed apparve a lor signori il Mazza, degno erede del vecchio Comunale, dove tutta una comunità, a parte alcune serpi in seno, si mise a seguire le orme del cerbiatto, che a testate, demolì la finzione, per poter finalmente gridare in mondo visione, il suo odio eterno al calcio moderno, prendendo a zampate, una zebra penta stellata, che da millenni divide et impera, nel mondo del pallone non più a spicchi, ma dai colori sgargianti.

Ecco, sono partito dalla fine, ma prima c’è stato, tanto, troppo altro. Era tutta la settimana, che non capendone il perché, vivevo la vigilia della partita con distacco, a dire il vero come mi è capitato, con altri squadroni e signori del calcio italiano, a partire dalle due milanesi. Mi mancava quel friccico di altre partite tante, tantissime, più sentite, più vissute. Certo, l’orgoglio di esserci, l’orgoglio di capire che non si trattava di una amichevole. Il percorso per lo stadio è sempre quello da decenni, da quando non vado più con i miei vecchi, che poi, vecchi non lo sono neppure diventati, (mi riferisco a mio padre), dopo il casottino della pescheria, che fu di mia zia, ora a dire il vero non so cosa si venda, imbocco sempre via Paolo V. Prima dell’incrocio, laggiù in fondo si vede di sguincio il curvino. Si vede un quartino di bandiera bianconera sventolare, penso al Siena, ma per la verità non capisco bene cosa succede e cosa mi aspetterà.
Mi illumina la torre faro posta sopra la casa del custode, mi sembra l’incipit di un libro (il mio), a questo punto l’indifferenza abbandona il mio corpo, per fare posto all’adrenalina ed all’ansia, perché a me, perdere dalla Juve o dalla Juve Stabia fa incazzare uguale, nessuna minima differenza: chi si appropria dei tre punti, in casa mia mi fa incazzare, indipendentemente dai colori, dalla categoria, dal campionato, dalla amichevole. Sul freddo marmo dell’altare, ci sto scomodo. Sia io, che la mia squadra.
Mi ingroppo tre volte per entrare dai tornelli, perché con un due aste ed una bandiera, non ho grossa manualità. Entrambi gli stendardi mi cadono in una pozzanghera. Bestemmio, ma do due eurini alle ragazze all’entrata della curva, bevo la birretta propiziatoria, guardando dal basso la Ovest, a due ore dall’inizio della partita. Mi sento a casa, come sempre e da sempre. Lassù sulle alte cime, ci sono già una parte dei miei prodi, gli altri arriveranno da li a poco.

C’è fermento in curva, le vecchie fedi passate, aleggiano nell’aria. Ma io continuo a non odiare, né simpatizzare, in pratica non vedo nulla di fronte a me se non una meraviglia di manto erboso, che sembra il biliardo Mari del bar Trentino di trent’anni fa. Entrano i nostri eroi, li accogliamo con un boato che si sente fino a Codrea. La curva canta e canta e canta. Gli altro non si sentono. Sono giallo canarino, sembrano il Modena, partita che io sento molto di più, ed infatti la prima canzone che mi viene in mente è …. canarìn, canarìn, fam un bel … biiiiipppp, siamo in fascia protetta. Chi fischia e chi applaude il loro portiere, tale Buffon da Carrara, è spinto dal medesimo spirito di una antica fede, sia pro che contro. Non mi interessa. Noi applaudiamo solo chi veste il biancazzurro. La partita si sviluppa, di fronte a noi vediamo da una parte uno squadrone sontuoso, fitto di campioni, con l’abitudine a vincere, gente che lotta, fuoriclasse in ogni settore del campo e dall’altra la Juventus. Non credo a ciò che vedo, mi sembra troppo. Non conosco i giocatori della Juve, se non i tre o quattro più famosi, ma vedo sulle due fasce sia Alex che Sandro in grossa difficoltà sia su Pippogufetto che su Speedy Gonzales, vedo Chiellini contare il tempo residuo per marcare Ronaldo, in quanto Ante7 è imprendibile, a centrocampo Schiatta di lotta e di governo, sembra argentino, mentre Dybala sembra appannato, il Pipita, non la vede, di fronte ha the Wall, Cionek, Felipe e Vicari, insormontabili. Il muro che divideva Berlino Ovest da Berlino est, in confronto sembra di cartongesso. Pippogufetto, va via in mezzo a due, con uno scavetto, li stiamo annichilendo. Passa il tempo e nessun rigore per la Juve, sembrava fosse ancora in essere la regola che ogni tre volte che i bianconeri entrano in area fosse fischiato il penalty. Ma in area non ci entrano.

Nell’intervallo, solito brindisi tra liceali atipici, oramai un must. Secondo tempo, cantiamo, cantiamo e cantiamo. I ragazzi tengono, lottano, non si passa, anche il tempo non passa. Era dall’adolescenza che non mi toccavo le parti in ombra così tanto. L’apprensione è impossibile da raccontare Mi si informicola, la testa, dibatto con fratello e sorella dietro di me, se la testa informicolata sia un buon segno. Pare di no, ma continuiamo. Al 96° contropiede per noi. Fortuna che non succede nulla, altrimenti addio coronarie. Dopo una buona mezz’ora di recupero l’arbitro, controvoglia, fischia la fine. Il cerbiatto sacrificale ha preso a cornate nel culo la zebra e noi siamo felici. E cantiamo, cantiamo, cantiamo. Il campionato è riaperto, ma noi continuiamo a fregarcene. E cantiamo, cantiamo, cantiAMO.

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