Uomini d’ordine e angeli custodi: le vite sempre in movimento dei magazzinieri biancazzurri

“Bisogna ringraziare tutti, dal presidente ai magazzinieri”. Nel campionario delle frasi fatte degli sportivi di squadra che si tolgono delle soddisfazioni non manca mai questo riferimento alle gerarchie. Poveri magazzinieri, sempre loro a chiudere la fila. Peccato che invece nel concreto la aprano quasi sempre. Quantomeno tocca a loro aprire gli spogliatoi e far trovare tutto in ordine per chi poco dopo dovrà andare in campo a portare a casa un risultato. Figure quasi mitologiche, sempre in primo linea eppure sempre nell’ombra, custodi di visioni e segreti che impongono di essere dei maestri di discrezione e di riservatezza. Si può dire che la SPAL in questo caso abbia scelto bene, perché strappare una confidenza a Marco Veronesi e Tommaso Caselli è un’impresa da servizi d’intelligence.

Il primo è ormai uno dei veterani di via Copparo, avendo lavorato alla SPAL già nel corso della gestione Butelli (2009-2012) per poi passare alla Giacomense, mentre il secondo è passato attraverso una gavetta tra biglietteria e SPAL Store, prima di arrivare al seguito della prima squadra all’inizio della scorsa stagione. Loro in campo ci vanno, eccome se ci vanno, a svolgere un lavoro invisibile alla gente, ma fondamentale per il gruppo di cui fanno parte – e si sentono parte – in tutto e per tutto: “Però non abbiamo tempo per festeggiare dopo una vittoria, c’è da riordinare il materiale e iniziare a pensare alla partita successiva”, dicono in coro, nel corso di un incontro che per loro stessa ammissione deve essere concluso il prima possibile. Perché le cose da fare non mancano neanche nella settimana della sosta.

Come ci si sente ad essere magazzinieri di Serie A a tutti gli effetti?
Veronesi: “Non cambia molto. Diciamo che il nostro lavoro rimane sempre lo stesso. Che sia Serie A, B o C c’è sempre tanto da fare e bisogna farlo al meglio perché sappiamo bene qual è il nostro ruolo e quali sono le nostre mansioni. Dobbiamo avere la consapevolezza di essere le ultime ruote del carro, ma non in senso negativo: in campo vanno i giocatori ed è giusto che le attenzioni siano tutte per loro. Nel momento in cui uno si mette in testa di avere certe ambizioni deve smettere di fare questo lavoro. Il nostro ruolo è importante come gli altri ma è predefinito”.
Caselli: “Magari in Serie A ci sono più dettagli da tenere in considerazione, dettati anche dalla Lega di serie A, ma la nostra dimensione negli anni non è cambiata più di tanto”.

Però sicuramente ci sarà anche più interesse nei vostri confronti al di fuori del mondo SPAL, no? Qualcosa di diverso ci sarà pure.
Caselli: “Si creano rapporti di amicizia, dei legami che si solidificano giorno dopo giorno come credo sia normale lavorando a stretto contatto calciatori affermati ma che in realtà sono persone normalissime. Poi è normale che con qualcuno ci si frequenti anche fuori dal campo. Certo, non tutti hanno come amici dei giocatori professionisti di Serie A, ma è una cosa a cui non facciamo più caso perché in fin dei conti sono tutti ragazzi come noi”.

A livello di immaginario popolare il magazziniere è l’ultimo dei parametri per prendere in mezzo tutte le persone che lavorano all’interno di una struttura. Ma fare il magazziniere alla SPAL è totalmente diverso che farlo in qualsiasi altra ditta.
Veronesi: “Questo è poco ma sicuro. Il bello di questo lavoro è l’aspetto umano. Con questi ragazzi si creano legami che magari altrove non si creerebbero e questo è l’elemento chiave. Siamo a contatto con ragazzi giovani e il tempo passa anche più in fretta”.

Parliamo del lancio delle felpe. Ormai è un rito appena prima del fischio d’inizio: i giocatori si schierano per i saluto al pubblico con la felpa d’ordinanza, poi se la tolgono e la passano a voi. In pratica siete gli ultimi ad avere un contatto con loro nel momento clou.
Caselli: “Sì, più che passarmele me le tirano (ride; ndr)”
Veronesi: “Però è anche da queste cose che ci sentiamo sempre all’interno delle dinamiche della squadra. Ci sentiamo parte di un gruppo unito”.

Quando inizia il vostro prepartita?
Caselli: “Ah al fischio finale di una gara si inizia immediatamente a preparare quella successiva. Dopo la partita raccogliamo tutto quello che c’è da raccogliere e aspettiamo che tutti vadano via. Siamo gli ultimi della squadra a lasciare lo stadio. E anche i primi ad arrivare. La settimana poi è in funzione degli allenamenti, le doppie sedute e quant’altro, tenendo comunque  bene in mente che è sempre meglio non ridursi all’ultimo per preparare il materiale necessario per il match vero e proprio”.
Veronesi: “Bisogna essere sempre molto organizzati in base a quelli che sono gli impegni settimanali. E’ questione di metodo. Poi il giorno della partita siamo al campo quattro ore prima per iniziare a preparare tutto quanto”.

E’ complicato aver a che fare con dei professionisti di A? Le richieste che dovete soddisfare aumentano?
Caselli: “Non drasticamente, però il livello è alto ed è giusto curare ogni aspetto nel dettaglio. Sono comunque ragazzi che lavorano e noi dobbiamo metterli nelle migliori condizioni possibili affinché possano rendere dare il massimo.
Veronesi: “Praticamente siamo i loro angeli custodi. E’ il nostro lavoro”

Ma riuscite a festeggiare con la squadra quando l’occasione lo richiede oppure no?
Caselli: “Qualcuno che rimanga lucido ci deve pur essere (ride, ndr). No, battute a parte, bisogna sempre essere sul pezzo. Poi per la festa promozione in A… Quelli sono stati giorni impegnativi. Lì siamo stati magazzinieri, ma fino ad un certo punto. In quei casi vale tutto”.
Veronesi: “Non possiamo metterci a fare confusione anche noi, o almeno nei limiti perché comunque siamo lì per svolgere il nostro lavoro”.

Vi capita di parlare coi giocatori dopo la partita? Magari una parola di conforto se si perde o complimenti se si vince?
Caselli: “Certo, ma come si farebbe con qualsiasi amico. Sono tutte cose automatiche, naturali. Poco conta il blasone o il pedigree di un giocatore. L’incoraggiamento ci sta sempre, così come una pacca sulla spalla”.

Forse parlare di notorietà è esagerato, ma in quanti vi contattano per avere del materiale originale tra pantaloncini, maglie e calze della SPAL? O magari anche solo autografi?
Veronesi: “Hai anche tu qualcosa da far autografare? (ride)”.
Caselli: “Eh, direi che è una situazione che si verifica frequentemente. Basta rispondere gentilmente che non è possibile e finisce lì. Fa parte del gioco quando si arriva a questi livelli. Con la Juve non so nemmeno io quanta gente mi abbia scritto, anche persone che non sentivo da un sacco di tempo”.

Torniamo al campo. Il ritiro estivo? Come lo si gestisce?
Veronesi: “E’ un periodo molto impegnativo, perché si sta lontani da casa anche un mese intero e in pratica dobbiamo portarci via tutto il centro sportivo. Iniziamo a preparare tutto un paio di settimane prima della partenza e una volta arrivati a destinazione siamo al seguito della squadra praticamente 24 ore su 24: si inizia alla mattina e si finisce la sera, tra una doppia seduta e l’altra. Momenti liberi ne abbiamo quando la squadra non si allena, mentre invece durante il campionato è impensabile fermarsi a fare i turisti: si parte, si arriva, si lavora e si torna indietro”.

Il giorno della partita siete al campo quattro ore prima avete detto. Lì cosa succede?
Caselli: “Prepariamo lo spogliatoio. Mettiamo al posto di ogni giocatore quello che sappiamo usano di solito. Ad inizio anno magari diamo a tutti il kit base, poi sono loro a doverci dire cosa preferiscono, magari una maglia termica lunga piuttosto che una corta, e alla fine diventa tutto molto automatico”.

Ma all’anno quanti chilometri fate?
Veronesi: “Eh, saranno tra i dieci e i quindicimila. In aereo quest’anno abbiamo fatto solo Cagliari e Crotone. Lo scorso anno c’erano trasferte più lunghe. Ricordo quella di Bari, che il buon Tommaso si risparmiò giocandosi il jolly influenza. Io scesi a Bari in pulmino, all’andata con Piero, uno dei fisioterapisti. Al ritorno salirono con me Lazzari e Silvestri. Mi è andata decisamente bene”.
Caselli: “Non è vero, in questi casi è meglio soli che mal accompagnati” (ride; ndr).

Parliamo degli stadi. Voi che li vedete dove praticamente nessuno può entrare, qual è quello che più vi ha colpito?
Veronesi: “Lo Juventus Stadium è veramente notevole. A Napoli poi per raggiungere gli spogliatoio abbiamo camminato tantissimo”.
Caselli: “Sì, lo Stadium sembra una navicella spaziale. Si vede che è recente. C’è un magazzino enorme, lo spogliatoio è enorme. Anche il San Paolo di Napoli è gigantesco, forse troppo”.

E com’è stato vivere il restyling dello spogliatoio della SPAL?
Veronesi: “L’essenza è quella, però ora è veramente bello, tutto nuovo e rinnovato. La scenografia però fa la sua figura e si lavora anche meglio. Tranne quando entrano le telecamere della TV, quelle a volte sono in mezzo ai piedi, ma non possiamo certo dire che diano fastidio, fanno parte del cerimoniale”.

Si dice che i giocatori bene o male si conoscano tutti. Si può dire lo stesso tra voi magazzinieri?
Veronesi: “Da fuori si pensa sempre chissà che cosa. Poi alla fine si condivide lo stesso tipo di lavoro, dal magazziniere della Juventus a quello della SPAL. Le tematiche sono uguali per tutti, così come le problematiche”.
Caselli: “E’ un sottobosco il nostro (ride; ndr). Però c’è sempre modo e maniera per osservare e fare esperienza, Per esempio i magazzinieri della Juventus avevano veramente tantissima roba, quelli del Napoli ancora di più. E noi che pensavamo di essere fin troppo carichi…”.

C’è una certa emozione nel vedere vere e proprie star a mezzo centimetro di distanza?
Veronesi: “Col fatto che in questo mondo ci lavoriamo da tempo abbiamo un po’ perso l’idea di vedere dei miti. Alla fine sono calciatori, persone come le altre”.
Caselli: “Fanno parte dell’ambiente. Sappiamo che può capitare di vedere Buffon o Icardi sbucare all’improvviso, ma noi comunque siamo lì per lavorare, non c’è neanche il tempo per pensare di fare un selfie come si deve”.

Sono ritmi serratissimi i vostri, ma riuscite a mangiare almeno a pranzo?
Veronesi: “Eh, non è sempre facile. Ma di solito ci arriva il pranzo al sacco”.
Caselli: “Però alle mangiate di squadra ci siamo anche noi. E’ la cosa più bella prendere parte ad iniziative di gruppo insieme ai ragazzi”.
Veronesi: “E insieme allo staff, medico e tecnico. Non abbiamo mai avuto problemi tra di noi. Posso proprio dire che siamo tutti quanti un bel gruppo”.

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