Una curva bella come uno scatto di Lazzari al 92° e una SPAL che fa la parte della Dea

Facci un gol, facci un gol, facci un gol, facci un gol per la Ovest, per la Ovest, facci un gol…

Un coro all’inglese, ripetuto fino allo sfinimento, cantato, vissuto nell’ultimo stadio british d’Italia. Un coro che fa emergere dalle polveri del passato giocatori coi baffoni e pantaloni oltre il ginocchio, ammanta il Mazza di quel vapore retrò che tanto mi piace. La Ovest ti toglie il fiato, sia da fuori, che da dentro. Ecco, sinceramente avrei voluto iniziare l’articolo in un altro modo. Le prime parole che mi sono venute in mente dietro alla solitudine della tastiera del mio computer, sono state delle bestemmie, avrei voluto sfogliare il mio colorito vocabolario di improperi, parolacce, epiteti, frutto di oltre quarant’anni di studi, plasmati nelle genetica del mio sangue blu metallurgico, che nulla, ma proprio nulla avevano a che fare con l’aplomb britannico.

Non credo nelle scie chimiche, non penso che Wikipedia sia la scienza, mi piace pochissimo la (gg)gente e le sue chiacchere da bar dello sport, i gomblotti non fanno per me, tanto meno penso che Elvis, Moana, Marylin e Paul Mc Cartney (quello vero, non il sosia), siano bellomondo a farsi un trionfo su qualche isola sperduta dell’Oceano Pacifico. Però, e qui ci starebbe l’improperio, secco, tagliente (classico dell’etnia indigena). Ma come si fa a pensare bene? Belzebù Andreotti, diceva che a “pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si prende”. In che modo una commissione arbitrale giudicante, valuta l’operato dei signori in tenuta color evidenziatori nei confronti nostri? A parte il record raggiunto di rigori contro in una stagione, che supereremo abbondantemente, da qui alla fine a parte sta merda di VAR, che viene utilizzata per tutti, ma non per noi. Ho parlato con uno altolocato e mi ha detto che è un problema tecnico, lo strumento non rileva i colori biancoazzurri in rigaggio sottile, non è colpa loro, è l’ausilio… (battutona). Davvero, tralasciando tutto ciò, ma in che modo mi si spiega l’atteggiamento di spocchiosa superiorità degli arbitri quando sono chiamati a dirigerci, in che modo vengono gestiti i cartellini ed i falli a centrocampo, abbiamo l’ala destra più veloce del cosmo, tartassato lui, di ammonizioni, quando se vestisse colori differenti, meno eterei, garantirebbe alla sua squadra un espulsione, contro, a partita. Non lo prendono mai e lo picchiamo solo, che razza di metro di giudizio adoperano i federati? La rabbia, non mi si è ancora sopita.

Ma ho la consapevolezza di vivere il mio primo campionato di serie A, da protagonista, assieme alla mia squadra, alla mia società, alla mia curva. Irraggiungibile la Ovest, avevamo di fronte un bella tifoseria, che come (quasi tutte le altre) calate al Mazza, dalla mia postazione non ho mai sentito. Canzoncine con un filo di foce, contro una bolgia assatanata. La mia SPAL in questo campionato è come una trota Fario di torrente in un limaccioso e fetido stagno di pianura, dove sul fondo alligano carpe gigantesche dalla pance piene di pastura e boiles, abituate a nuotare nel fango. Questo stagno pare toglierci il fiato, noi siamo una farietta guizzante e colorata, non riusciranno a soffocarci le branchie col loro sporco limo. Della Ovest ho già detto. Che altre parole utilizzare, per non essere ripetitivo ed autocelebrativo? Grande, mai doma, bella come uno scatto di Lazzari al 92°. In campo effettivamente, c’era una Dea. Ammantata nella sua eleganza, leggiadra come una principessa, ma con due polpacci come un camallo del porto di Genova, bella, piena di forza e coraggio, remissiva come un diavolo della Tasmania, l’unica Musa in campo era la SPAL. Per finire, al termine della partita, dopo essermi ritrovato con la mia famiglia, porto le ragazze al Mc Donald’s, dove a me non piace neppure l’insalata, ci nutriamo con i tipici panini del locale, deglutisco il boccone con una Moretti in lattina, sgombro la postazione e mentre esco incontro Francisco I della contea dei Masi. Gli do la mano e gli dico: “Francesco, mo sti arbitri?”. Lui mi guarda, scuote la testa e dice: “Sta zit, sta zit…”. Ecco, noi siamo questo, non ci avrete mai come volete voi, noi vi scombineremo i piani, brutta banda di ruffiani ed intriganti (cit.).

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