Solidi dietro, poco lucidi davanti: neanche Schiattarella riesce a dare la giusta scossa

Brutto pareggio al “Mazza” tra SPAL e Chievo Verona. Finisce a reti bianche, tra sbadigli e qualche fischio ingeneroso, ma va detto che la prestazione dei biancazzurri non è stata all’altezza delle aspettative. I “mussi” si confermano solidi e fastidiosi, annullando le fonti di gioco spalline e strappando un punto che vale come oro nella corsa salvezza, mentre per i padroni di casa – all’ottavo risultato utile consecutivo – il divario con il Crotone resta immutato visto il sorprendente 1-1 della squadra di Zenga contro la Juventus. Queste le nostre valutazioni sui singoli.

MERET 6 – Primi 45′ sostanzialmente da spettatore non pagante e per poco si mette a cantare con i tifosi del Chievo posizionati alle sue spalle per tenersi sveglio. Si concede un’uscita di testa fuori area per dare un senso alla sua serata. Grosso brivido nella ripresa: in presa bassa si fa sfuggire oltre la linea la palla colpita di testa da Inglese, ma questa volta l’ausilio VAR dice biancazzurro: fuorigioco.

CIONEK 6,5 – La solita grinta, il solito carattere, ma un suo disimpegno sbagliato costa l’ammonizione a Vicari. Non è questo, però, che può valergli l’insufficienza perché per tutta la partita mantiene il giusto self control evitando il giallo pesante, ma senza perdere personalità e decisione nei contrasti, peccando però in tempismo. Sfiora il gol sotto la ovest, ma un intervento clamoroso di Sorrentino gli strozza l’urlo di gioia in gola.

VICARI 7 – Tatticamente preciso come un orologio svizzero, questa sera deve anche mettere pezze agli errori degli altri, spendendo un giallo doveroso nel momento del bisogno. Peccato, ma come se nulla fosse ricomincia ad anticipare tutti sulle verticalizzazioni senza mai perdere la concentrazione anche contro un signor giocatore come Inglese. Nel finale sradica dai piedi di Pucciarelli un pallone che vale come un gol.

FELIPE 6,5 – Altra partita in cui dimostra di aver trovato continuità di rendimento. Parte con il piglio di chi la vuole vincere a tutti i costi portando su palla e incitando i compagni a seguirlo in guerra. L’elmetto non gli manca, poi non è lui a dover chiudere l’azione, chiaramente, ma dietro è difficile uccellarlo in questo periodo. Un suo errore clamoroso viene fortunatamente annullato dal palo.

LAZZARI 6 – Un incubo per Jaroszynski e anche per i tifosi in gradinata e in tribuna che per metterlo a fuoco devono concentrarsi e non poco. Ha la velocità di una lepre e la sfrutta pienamente, talvolta anche con incursioni centrali che ormai fanno parte del repertorio. Peccato per i cross quasi sempre sbilenchi. Trova poco supporto in mezzo all’area e nella ripresa cala al pari dei compagni.

GRASSI 6 – Sembrava in dubbio e invece Alberto c’è e risponde presente. Almeno per i primi 45′. Una presenza costante nel vivo dell’azione dove fa sentire il fisico e fa valere la corsa da mezzofondista. Il centrocampo è suo e tra i tre moschettieri della mediana è quello che ha licenza di offendere non appena se ne presenta l’occasione. Nel secondo tempo, però, sparisce colpevolmente dal campo.

VIVIANI 6,5 – Conferma la buona prestazione di Firenze alternando giocate di qualità a corse sfrenate per rincorrere l’avversario. Pulito, incisivo, geometrico ma la pecca – se proprio dobbiamo trovargliene una – è la poca incisività in attacco su un paio di palloni che avrebbero meritato miglior sorte, soprattutto da uno con i piedi come i suoi. (29’st SCHIATTARELLA 5,5 – Accolto da un boato all’ingresso in campo, è più quello che sbaglia che il resto, vale a dire un paio di piazzati imprendibili per i compagni. Ha l’alibi della caviglia malconcia, concediamoglielo)

KURTIC 6 – Nei primi minuti sembra ci siano dieci Kurtic in campo, non male per uno che fino alla vigilia era dato in forse, al pari di tanti altri compagni. Costantemente cercato nei contrasti aerei, ne vince anche qualcuno senza dar l’impressione di sudare, ma alla lunga il suo apporto in fase offensiva cala vistosamente. La leadership, invece, resta intonsa dall’inizio alla fine.

MATTIELLO 6 – Dopo 5′ minuti si erige a idolo delle folle partendo dalla difesa e inventandosi una serpentina alla Alberto Tomba come se fosse spiritato. Incita il pubblico, ma dalla sua parte Depaoli e Giaccherini sono temibili. In più quando anche il folletto Pucciarelli capisce che in quella zona il terreno è fertile va un po’ in apprensione. Da non sottovalutare il fatto che l’azione del palo colpito da Pucciarelli viene dalla sua parte. (dal 46’st SCHIAVON s.v. – Sostanza nel recupero).

ANTENUCCI 6 – Il solito contributo del capitano, ma troppe volte deve abbassarsi a centrocampo per ricevere palloni che altrimenti in attacco non vedrebbe neanche con il binocolo. Paga la serata sottotono di Paloschi perché contro dei giganti come Radovanovic, Gamberini e Tomovic da solo può fare veramente poco. Le cose, però, non migliorano con l’ingresso di Bonazzoli e Schiattarella).

PALOSCHI 5 – E’ l’ex più atteso e forse paga un po’ di emozione finendo nel più totale anonimato nonostante non gli si possa dire nulla alla voce impegno. Il problema è che vive di palle sporche in area di rigore e questa sera, la SPAL, l’area non l’ha bazzicata proprio. (16’st BONAZZOLI 5,5 – Entra bene per dar vivacità ad una partita soporifera e tendenzialmente nervosa, ma non ha occasione per farsi notare).

SEMPLICI 6 – L’aveva detto alla vigilia, l’importante era non perdere. E la SPAL, effettivamente, non perde, ma aspettarsi qualcosa di più nella partita che avrebbe potuto valere il +3 sul Crotone era lecito. Recupera gran parte degli infortunati e li ripropone a scaglioni, ma con risultati non entusiasmanti. A mancargli è l’apporto dell’attacco: Antenucci fatica a trovare il supporto dei compagni e Paloschi, oltre a non aver una sola palla buona da sfruttare, si rende anche poco utile per la squadra. Prova a pescare qualcosa dalla panchina ma non viene ripagato. Peccato, era una buona occasione per dare una scossa, forse decisiva, alla lotta salvezza.

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