Ventisette giorni, quattro partite, la necessità di vincere: SPAL chiamata allo sprint decisivo

Il tempo è senz’altro il nemico più temibile per la SPAL che si appresta ad affrontare gli ultimi 27 giorni di serie A. Restano appena quattro partite per provare a raggiungere la salvezza, all’interno di una corsa che sta riservando buche, strattoni e scatti apparentemente decisivi. Il Crotone che ha inflitto l’undicesima sconfitta consecutiva (!) all’Udinese ha riportato la SPAL al terzultimo posto: non un bel vedere, ma non è ancora il momento di lasciarsi andare al panico con lo striscione del traguardo ancora nascosto da un paio di tornanti. Certo, i calabresi ora sono a +2 e nella 35^ giornata ospiteranno un Sassuolo (37) con la pancia già piena, ma a questo punto vale la pena di tenere d’occhio la situazione del Chievo (31), atteso dalla Roma all’Olimpico nel prossimo turno.

Il tempo gioca a sfavore innanzitutto perché con quattro partite rimaste e appena cinque vittorie nel bilancio complessivo, è quanto mai necessario mettere in fila almeno un paio di V sul tabellone da qui al 20 maggio. Pensare di rimanere in serie A vincendo così poco non è realistico, basti pensare che l’unica squadra ad esserci riuscita con appena sette successi è stata l’Atalanta 2014-2015 allenata da Reja, dopo il subentro di Colantuono. Almeno se si parla dell’era contemporanea della massima serie a venti squadre, che ha sempre visto le pericolanti raggiungere l’obiettivo con nove vittorie, otto nella peggiore delle ipotesi.
La pressione aumenta e il margine di errore sostanzialmente viene ridotto a zero, a meno di voler confidare quasi esclusivamente nell’aiuto della buona sorte. Ossia dei risultati altrui. Ma visto quanto avvenuto domenica alla “Dacia Arena”, non sembra essere una buona idea. Il calendario parla chiaro: bisogna vincere con Verona e Benevento, per poi fare due conti a 180 minuti dal termine, confidando nell’eventualità – non certo peregrina – che Torino e Sampdoria siano già impegnate nelle prenotazioni delle rispettive ferie.

Intanto il destino ha fissato l’appuntamento decisivo al “Bentegodi” e questo fa capire quanto sia poco simpatico, per usare un termine leggero. Uno stadio che la SPAL non riesce a violare dal giugno 1993, giorno in cui ovviamente la vittoria coincise con una delle delusioni più brucianti dell’ultimo trentennio: il mesto ritorno in serie C1 dopo appena una stagione di B, con annesse maledizioni alla Reggiana sconfitta ad Andria per mano di Insanguine. Da allora le visite all’Hellas hanno fruttato due pareggi e due sconfitte, riga. Tanto per gradire e farsi venire i bruciori allo stomaco, nel conto delle apparizioni in quello stadio maledetto ci si potrebbe mettere anche lo spareggio del 1994 perso 2-1 contro il Como. Il passato non scenderà in campo, ma i giocatori dovranno sapere che per i loro tifosi non sarà una partita qualunque. E dovranno dimostrare, una volta per tutte, di non sbagliare l’appuntamento cruciale come purtroppo avvenuto di frequente nell’arco di questa stagione. L’Hellas con tutta probabilità sarà stimolato con le stesse argomentazioni e il rischio che a vincere alla fine sia la paura è piuttosto alto.

Un altro motivo per il quale il tempo è nemico della SPAL sta nelle gambe dei suoi giocatori. Le tre partite in sei giorni hanno messo a dura prova l’autonomia dei biancazzurri e già col Chievo, dopo la prima mezz’ora, si sono viste avvisaglie di un affanno prontamente confermato nel match contro la Roma. Semplici nel post-partita lo ha addebitato al carico inusuale di impegni, ma viene il sospetto che la SPAL stia arrivando alle battute finali più o meno nelle condizioni della stagione 2016-2017. Ossia col fiatone, com’è anche normale che sia. La differenza è che un anno fa Antenucci e compagni potevano permettersi di amministrare il patrimonio accumulato nei mesi precedenti, ora dovranno andare all’assalto degli avversari un po’ come accadde a Crotone un paio di mesi fa, quando però avevano decisamente più benzina nel serbatoio.
I due giorni di riposo accordati da Semplici dopo il confronto con i giallorossi permetteranno senz’altro di recuperare un po’ di energie, anche mentali, nella speranza che l’Hellas esca ammaccato dal posticipo col Genoa. Di certo il tempo stringe anche per chi vorrebbe guarire dagli acciacchi e dare il suo contributo: Schiattarella per esempio, che per sua stessa ammissione ha forzato il suo rientro nonostante una caviglia ancora malconcia. Discorso simile per Mattiello e Grassi, mentre Costa potrebbe tornare tra i convocati proprio per la trasferta di Verona.  A dispetto della tirannia del tempo, sarà una settimana decisamente lunga e impegnativa.

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