Arrivare in silenzio, partire senza fanfare: cosa resterà dei due anni di Meret in biancazzurro

Aveva visto lungo Antonio Conte, quando nel ritiro pre-Europeo del 2016 decise di includere Alex Meret nella lista dei portieri azzurri convocati a Coverciano. Davanti a lui c’erano tre signori come Gianluigi Buffon, Federico Marchetti e Salvatore Sirigu. Il Meret formato apprendista aveva già fatto parlare di sé con l’Under 19 e con un percorso particolarmente convincente nelle giovanili dell’Udinese, ma allora era ancora sconosciuto al grande pubblico. Memori dell’ottovolante sul quale era stato proiettato Scuffet – di un anno più giovane – a Udine hanno voluto essere più cauti, proteggendo maggiormente il percorso di crescita un altro talento puro uscito dalle scuderie friulane.

La stoffa era evidente, così come la necessità di farlo crescere altrove, ma senza aver mai esordito in campionato con la maglia bianconera (solo due presenze in Coppa Italia appena maggiorenne) chi avrebbe mai potuto puntare su di lui per affidargli una maglia da titolare in serie B? La risposta è semplice: la SPAL appena tornata in cadetteria. L’ingaggio di Meret forse rappresenta una delle migliori intuizioni di Davide Vagnati in tempi recenti. Una scommessa solo in apparenza, vinta in ogni caso. Se il fisico non lo tradirà come purtroppo spesso è accaduto, il portiere di Flambruzzo quest’estate spiccherà il volo, facendo felice soprattutto la famiglia Pozzo che ha sempre mantenuto saldamente il controllo del suo cartellino, anche a fronte di corteggiamenti importanti. Complice anche il rendimento non eccezionale del “rivale” Donnarumma, il futuro sembra essere nelle sue mani. Testa sulle spalle, faccia da bravo ragazzo, zero chiacchiere, solo fatti. A parlare per lui sono i guantoni. Guantoni che possono già vantare una promozione in A da titolare. In serie B Meret ci arrivò da debuttante e prima di tutto dovette respingere tanti interrogativi, prima ancora dei tiri degli avversari.

Dopo un paio di mesi di rodaggio, caratterizzati da qualche assenza e un paio di prestazioni titubanti, nel resto della stagione Meret ha saputo diventare un elemento insostituibile per la SPAL dominatrice del campionato, facendo addirittura gridare allo scandalo (e al complotto) i tifosi spallini quando l’allora ct Ventura decise di convocarlo in nazionale, facendogli perdere lo scontro diretto col Frosinone. L’ascesa era ormai iniziata e nessuno avrebbe potuto fermarla. Se non gli infortuni. Il polso in serie B – con un problema rimediato sempre in azzurro, ma con la U21 – una fastidiosa pubalgia, probabilmente un po’ sottovalutata, nel corso dell’estate vissuta da fresco promosso in serie A. Napoli e Juventus lo hanno tenuto comunque d’occhio, trovando la porta chiusa. L’Udinese ha preferito fargli continuare il percorso intrapreso con Semplici e la SPAL, ma non aveva fatto i conti con le complicanze che hanno costretto il giovane portiere a ricorrere alla chirurgia per risolvere i problemi all’inguine sorti già nella parte conclusiva della stagione 2016-2017.

Nonostante questo, una volta rientrato dopo mesi di faticosa riabilitazione, Meret ha ripreso a far vedere bagliori di puro talento. Peccato che sia durato poco. L’infortunio alla spalla rimediato durante SPAL-Roma coincide purtroppo con il sipario sulla sua stagione (“probabile che non si riesca a recuperare prima della fine del campionato” ha detto Vagnati martedì). Chiuderà la sua esperienza ferrarese con una manciata di presenze in serie A (13, con 16 gol al passivo) e dei bei ricordi: il debutto nientemeno contro l’Inter, la decisiva vittoria di Crotone, il derby e il sospiro di sollievo su quel pallone calciato alto da Destro, la bella figura contro la Juventus che neanche troppo segretamente lo tiene nella lista dei possibili eredi di Buffon. Avrebbe meritato di potersela giocare fino in fondo e di festeggiare in campo assieme ai suoi compagni, prima di chiudere la valigia e incamminarsi verso la prossima destinazione. Il lavoro invece dovrà essere finito da chi, Alfred Gomis, gli ha tenuto in caldo il posto più che bene per più di quattro mesi e sogna di guadagnarsi il mondiale a suon di buone prestazioni.

Meret uscirà di scena silenziosamente, un po’ come era arrivato. Non è la conclusione più romantica possibile, ma non è per forza detto che il romanticismo debba per forza far rumore. Negli almanacchi resteranno due stagioni per un totale di 45 presenze e 47 gol al passivo, nel cuore dei tifosi l’immagine di un ragazzo rigoroso, apparentemente timido, che ha saputo ricambiare tutto l’affetto che gli è stato tributato. Uno che nei giorni bui delle mancate convocazioni per infortunio pubblicava su Instagram le immagini delle coreografie della Ovest filmate direttamente dallo stadio, per far sapere che lui c’era, anche se non poteva riempirsi gli occhi col muro biancazzurro di fronte a lui. Un ragazzo fin troppo normale in un’epoca di fenomeni da display. Quando indosserà un’altra maglia lo guarderemo con orgoglio e diremo “è stato uno dei nostri”. Per cui buona fortuna Alex, guarisci presto. E speriamo ti possa concedere un’ultima festa a Ferrara prima di tornare a casa: te la saresti anche meritata.

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