Anche la SPAL nella mappa della Giovane Italia, l’almanacco dei migliori U19 nazionali

Largo ai giovani, anche alla SPAL. Magari l’esordio in serie A di un prodotto del vivaio non è propriamente dietro l’angolo, ma non è un mistero che tra gli obiettivi dell’attuale proprietà ci sia anche questo. Tempo al tempo, intanto si semina, confidando nel raccolto di domani. Così la società partecipa con entusiasmo anche a diverse iniziative, tra cui quella ha visto il giornalista di Sky Sport Paolo Ghisoni presentare, per il secondo anno consecutivo, il suo libro “La Giovane Italia”,  in cui sono inseriti i profili di tanti giovani calciatori interessanti del panorama calcistico nostrano.

Affiancato dal direttore sportivo Davide Vagnati e dal responsabile tecnico del settore giovanile Ruggero Ludergnani, Ghisoni ha descritto le caratteristiche che permettono agli aspiranti professionisti di fare carriera, un percorso non facile che richiede sacrifici e impegno, non solo sul campo ma anche nella vita e sui banchi di scuola. “La Giovane Italia” è un’idea che va avanti dal 2011 con l’obiettivo di rivitalizzare il calcio giovanile italiano e da maggio 2017 ha deciso di sposare il progetto “College Life Italia”, leader assoluto in Italia dal 2013 per il conseguimento di borse di studio sportive negli Stati Uniti.
Nel volume relativo alla stagione 2017-2018 sono inclusi anche alcuni giocatori del settore giovanile della SPAL, ma né Ghisoni né i rappresentanti della società hanno voluto menzionarli pubblicamente per non fare differenze.

PAOLO GHISONI
“Questo libro è frutto della collaborazione con i club e la SPAL ci ha sempre aiutato, mostrandosi partecipe a questo progetto. Oltre al piacere per il risultato sportivo raggiunto devo dire che, indipendentemente da questo, per me è anche una grande soddisfazione personale essere qui ospite di un gruppo di persone che ci ha supportato e che abbiamo sempre sentito vicine a noi. La Giovane Italia nasce da un’idea del 2011 che negli anni è riuscita a diventare un punto di riferimento in cui raccontiamo le storie dei giovani calciatori di casa nostra, non solo dal punto di vista tecnico, ma mettendo l’accento sugli aspetti umano e scolastico, così come sul rispetto delle regole. In Italia stiamo vivendo una situazione di decadimento del calcio giovanile dovuta a una situazione in cima poco produttiva. Sabato la nostra Under 17 ha giocato la finale all’Europeo (persa ai rigori, ndr), un traguardo prestigioso che già era stato raggiunto nel 2013. Alcun ragazzi che giocarono quella finale, tra cui Cerri, Scuffet, Audero e Parigini, sono riusciti dopo quattro anni ad affacciarsi al calcio che conta, mentre tanti altri purtroppo si sono persi per strada. Oggi c’è la convinzione distorta che porta tutti a credere che il mondo del calcio sia facile e gratificante, solo pailettes, donnine e macchinoni. In realtà non è così e bisogna vivere da vicino questa esperienza per capire quali sono i parametri da evidenziare nella crescita di un ragazzo che vuole fare della sua passione un mestiere a tutti gli effetti. Con Ruggero (Ludergnani, ndr) il lavoro è continuativo, ci consultiamo spesso e non è facile trovare società come la SPAL, con cui bastano una telefonata e un confronto per realizzare qualcosa di produttivo. Nel vivaio biancazzurro ci sono giovani promettenti che possono trovare tanti esempi educativi in prima squadra: Meret, Marchegiani, Vicari e Mattiello sono tutti ragazzi che sono passati da questo progetto e tutte persone con la testa sulle spalle, esempi che purtroppo vengono poco reclamizzati. Se loro fanno i calciatori è perché hanno delle caratteristiche che permettono di affrontare nel modo migliore questa professione e che devono fungere da traino per tutti gli aspiranti professionisti. Le risorse in questo paese ci sono, sono solo gestite molto male dall’alto. Nella botte piccola ci sta il buon vino e penso che Ferrara lo abbia dimostrato anche in questa stagione, in cui è stato dato un occhio senza dubbio anche agli stranieri, ma tanti prodotti del nostro calcio hanno fatto un ottimo lavoro. Mi rivolgo in primis a Lazzari, che personalmente non avrei mai immaginato potesse giocare un campionato del genere”.

DAVIDE VAGNATI
“Ci ritroviamo dopo un’annata particolare anche per noi. L’esclusione della nostra nazionale dai prossimi mondiali è un dato molto allarmante e questo libro racchiude quello che può essere il futuro del nostro calcio. Al di là delle valutazioni tecniche, questo almanacco racchiude tutti coloro che possono essere i futuri interpreti del nostro sport e dal punto di vista dello scouting è un grande aiuto, perché contiene tantissimi profili interessanti. Immagino che sia stato un lavoro molto difficile e impegnativo, ma sarà rilevante per i nostri giovani”.

RUGGERO LUDERGNANI
“Con Ghisoni abbiamo sempre lavorato in sinergia e lo ringrazio perché da quando è iniziata questa collaborazione ha sempre messo in evidenza ciò che abbiamo fatto insieme. Ogni anno quando mi chiama e mi chiede quali sono i profili che meritano di essere messi in evidenza mi sottolinea sempre di valutarli non solo dal punto di vista calcistico, ma anche umano. Così io, onestamente, mi fermo un attimo e provo a fare una riflessione più profonda. C’è un contesto a 360 gradi che permette di arrivare a giocare a calcio come professionista: c’è l’aspetto scolastico, quello della famiglia, che è determinante per la loro crescita e per il loro percorso, e infine l’aspetto educativo, ovvero l’intelligenza che devono dimostrare per captare le regole dello stile di vita che gli permetta di diventare uomini prima che calciatori”.

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