Interrogazioni di fine anno. Cinque domande a Fabio Perinelli, allenatore della U17

Un altro anno di duro lavoro sta per andare in archivio anche sul fronte del settore giovanile. Per fare il punto sulla stagione delle varie selezioni biancazzurre abbiamo deciso di incontrare tutti i rispettivi allenatori per fare con loro il punto attraverso cinque domande chiave (più una extra).

Nella prima puntata abbiamo incontrato Marcello Cottafava, tecnico della Primavera. Oggi è la volta di Fabio Perinelli, guida della Under 17.

Mister dovesse trovare un aggettivo per la stagione appena trascorsa, quale sarebbe?
“Nessuno in particolare. Dobbiamo lavorare per i ragazzi, il nostro compito è questo. Gli istruttori del settore giovanile devono star qui per preparare i ragazzi per la categoria superiore. Noi, con lo staff, ci auguriamo di aver preparato dei ragazzi che siano pronti per la Primavera”.

Qual è stato l’insegnamento più importante che sente di aver trasmesso alla sua squadra?
“Quando lavoriamo coi ragazzi del settore giovanile siamo fieri quando giocano a calcio, quando sono propositivi, quando non hanno paura. E questo mi sembra che alla fine l’abbiano fatto molto bene, ne siamo soddisfatti. Sicuramente abbiamo attraversato dei momenti non facili e in quei frangenti bisogna essere bravi a far sempre credere ai ragazzi che quello che stanno facendo è giusto, perché le vittorie aiutano a giocare bene e a fare morale e inizialmente da questo punto di vista abbiamo fatto un po’ fatica”.

In quale aspetto  i ragazzi potevano fare meglio?
“Non è così automatico inquadrare un possibile punto debole. Ci siamo accorti che all’inizio abbiamo preso tantissimi gol, mentre nel girone di ritorno è cambiata completamente la musica. Un po’ per l’attenzione, un po’ per apprendimento. Da questo punto di vista siamo migliorati. Inizialmente abbiamo preso tanti gol su calcio d’angolo; praticamente ogni volta che battevano un corner finiva dentro. Attenzione, non attenzione? Non lo so. Non c’è sempre una spiegazione dietro alle cose che succedono. Nel girone di ritorno non è successo come all’andata, ma noi ci allenavamo e facevamo le stesse cose dell’inizio. Tante volte andare a cercare sempre una spiegazione non è facile”.

Qual è stata invece la soddisfazione più grande provata questa stagione?
“La soddisfazione più grande dopo un anno di lavoro è vederli giocare a calcio. Ed è una soddisfazione mia e di tutto lo staff. Poi, parlando di risultati, ci sono episodi che vanno in un verso e nell’altro ma alla fine vederli giocare a pallone, correre e lottare rimane la soddisfazione più grande”.

C’è qualcuno nel suo gruppo che ha il potenziale per arrivare in prima squadra o, più in generale, di sbarcare tra i professionisti?
“Sono scelte che spettano al direttore Ludergnani. I ragazzi si sono dati da fare, hanno lavorato per arrivare a certi livelli. Bisogna lavorare tutti i giorni in maniera costante e non stancarsi mai di migliorarsi giorno dopo giorno. Secondo me hanno avuto una buona crescita. Da lì a dire se la mantengono per questioni mentali è difficile stabilirlo. Abbiamo qualche giocatore con qualche individualità importante, però ripeto, è sempre la testa che fa la differenza. Mi auguro tra qualche anno di vederne qualcuno a certi livelli”.

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