Interrogazioni di fine anno. Cinque domande a Matteo Barella, allenatore della U15

Un altro anno di duro lavoro sta per andare in archivio anche sul fronte del settore giovanile. Per fare il punto sulla stagione delle varie selezioni biancazzurre abbiamo deciso di incontrare tutti i rispettivi allenatori per fare con loro il punto attraverso cinque domande chiave.
Dopo aver “interrogato” gli allenatori di Primavera, Under 17 e Under 16 (a fondo pagina i link delle rispettive interviste), è arrivato il turno di Matteo Barella, tecnico dell’Under 15.

Mister, dovesse trovare un titolo o anche solo un aggettivo per la stagione appena trascorsa, quale sarebbe?
“Direi che la parola più appropriata sarebbe ‘costruttivo’, ovviamente inteso a 360 gradi. Costruttivo per me che sono arrivato per la prima volta in questa società, costruttivo per i ragazzi che per la prima volta affrontavano una categoria agonistica e costruttivo per la società che per la prima volta affrontava i campionati giovanili da società di serie A, ma da outsider, visto che non militava nella massima categoria da molto tempo. Penso che tutte queste componenti abbiano attraversato un percorso di miglioramento lungo l’arco della stagione, passando tra momenti di soddisfazioni e altri più negativi che sono comunque serviti per crescere e fare esperienza”.

Qual è stato l’insegnamento più importante che sente d’aver trasmesso alla squadra?
“L’aspetto fondamentale per diventare giocatori professionisti è soprattutto quello mentale, oppure cognitivo se ti piace di più il termine. Ho cercato per tutta la stagione di battere su questo tasto, sia in allenamento, sia nella partita della domenica, dove metti a frutto tutto quello che costruisci durante la settimana. Ho cercato di lavorare tenendo sempre un occhio di riguardo per ogni singolo elemento, conscio del fatto che nessun essere umano è identico ad un altro ed abbiamo a che fare con ragazzi di quindici anni. Una fase della vita delicata in cui le distrazioni extra-calcio sono, giustamente, svariate e di diversa natura. Con aspetto cognitivo intendo ovviamente la maturità e l’intelligenza che un calciatore applica in questo sport: prendersi certe responsabilità, sapersi valutare, scegliere determinate soluzioni e capire, in sostanza, quello che vuol dire giocare a calcio”.

In quale aspetto invece i ragazzi potevano fare meglio?
“Forse nella continuità. Continuità nell’avere una prestazione importante e nel mantenere sempre un determinato grado d’attenzione sulla base delle qualità del singolo. I ragazzi hanno avuto qualche picco esaltante e qualche momento in cui invece sono andati in difficoltà, fermo restando che a livello di gioco siamo sempre andati bene nel complesso. Mentre a livello di risultati siamo stati penalizzati in diverse situazioni. Ci vuole pazienza nei settori giovanili, credo che questo gruppo abbia però delle grandissime potenzialità e che potranno regalare molte soddisfazioni”.

Qual è stata la soddisfazione più grande della stagione?
“Pensando ad un episodio, mi viene in mente la partita col Brescia in casa loro, dove abbiamo pareggiato all’ultimo minuto una partita giocata per tutto il tempo a ritmi altissimi. Potrei citarne altre in cui abbiamo giocato alla grande e ottenuto importanti soddisfazioni, ma scelgo quella per il fatto che non abbiamo mollato anche quando tutto sembrava compromesso. Abbiamo dato sfoggio di qualità importanti e interpretato la gara nel migliore dei modi, nonostante stesse girando storta dopo che avevamo preso gol. Quella partita è stato un po’ l’emblema della stagione: produci tantissimo ma non riesci a concretizzare nel migliore dei modi fino al momento più inaspettato. Sono convinto che ogni singola partita, ogni singolo momento di questa stagione sia servito ai ragazzi per aumentare il loro bagaglio d’esperienze da cui attingeranno in futuro”.

C’è qualcuno nel suo gruppo che ha il potenziale per arrivare in prima squadra?
“Non ha senso fare nomi in questo momento, contando anche che a quindici anni non sei ancora completamente formato a livello fisico, oltre che mentale. Come detto, la squadra ha un enorme potenziale che deve essere coltivato giorno dopo giorno per costruire calciatori pronti per il livello professionistico. Che sia nella categoria più alta oppure in un’altra di diversa dimensione. Fin dai primi giorni ho capito che in ogni settore del mio gruppo c’erano elementi di grande prospettiva, partendo dall’attacco fino ad arrivare al portiere. Ho visto miglioramenti costanti da parte di tutti, e siamo ancora all’inizio. Questi ragazzi hanno altri due-tre anni per dimostrare che il talento abbinato al lavoro quotidiano può portare grandi soddisfazioni. Sono certo che sentiremo parlare di loro in futuro”.

Intervista #1 Marcello Cottafava, allenatore della Primavera.
Intervista #2 Fabio Perinelli, allenatore dell’Under 17.
Intervista #3 Matteo Rossi, allenatore dell’Under 16.

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