Scuffet, Milinkovic-Savic o un altro? Sul mercato dei portieri la SPAL cerca un profilo giovane

Vale sempre la solita premessa: le considerazioni di mercato del mese di giugno hanno la consistenza di un bif consumato alle due del pomeriggio sotto il sole di piazza Castello. Detto questo, il quadro che si sta delineando in questa seconda settimana di giugno ci parla di una SPAL alla ricerca del profilo giusto per l’affiancamento di Alfred Gomis. Per carità, i nomi fioccano per tutti i reparti, ma è per quello che c’è il nostro radiomercato quotidiano.

Oggi vale la pena di parlare di questo – apparente – tira e molla tra Simone Scuffet (1996) e Vanja Milinkovic-Savic (1997). A separare i due ci sono un anno di differenza e la pianura padana, ad accomunarli la voglia di trovare una squadra nella quale giocare titolari. Ed è probabilmente questo genere di aspettativa a mantenere in bilico le rispettive trattative della SPAL con Udinese e Torino. Così come molto dipende dal gioco a incastro, altrettanto tipico del mese di giugno, relativo agli organici dei portieri. A Torino ad esempio aspettano ancora di capire se il Napoli fa sul serio o meno per Sirigu, perché nel caso dovrebbero farsi trovare pronti. Dare i gradi di titolare al giovane serbo potrebbe essere rischioso, ma quantomeno nell’immediato servirebbe qualcuno in grado di colmare il vuoto. Il potenziale di certo non manca a questo ragazzone serbo (è alto 202 cm) che nel 2014 fu adocchiato nientemeno che dal Manchester United, ma che in Inghilterra non è mai sbarcato a causa di problemi burocratici. Così dopo un passaggio al Legia Gdansk è stato il Torino ad aggiudicarselo, per la non indifferente somma di 3 milioni di euro. Nelle tre volte in cui ha giocato (in Tim Cup) ha fatto vedere di essere solido e sicuro. Ecco perché i granata rimangono guardinghi. Così come non sarebbe del tutto convinto lo stesso VMS, desideroso di mettersi alla prova con maggiore continuità. Almeno questo filtra tra gli addetti ai lavori piemontesi.

Vorrebbe la stessa cosa Simone Scuffet, dopo tre anni in cui poco o nulla è andato come si aspettava. Un periodo di tempo nel quale è passato da ragazzo prodigio (acclamato come il nuovo Buffon per l’esordio in serie A a 17 anni) a calciatore in cerca di rilancio. Curioso per un ragazzo che ha compiuto 22 anni (!) un paio di settimana fa. La sua storia dice molto su quanto l’industria del calcio può proiettarti tra le nuvole e al tempo stesso triturarti in maniera spietata. Una retrocessione in serie B col Como, un campionato da secondo di Karnezis, un inizio da incubo nella stagione scorsa che gli è costato un’altra annata da riserva. Esperienze che possono lasciare il segno se non si è freddi dal carattere d’acciaio. Sembra proprio questo il caso: chi conosce Scuffet racconta di un ragazzo potenzialmente pronto per la serie A a livello fisico e tecnico, ma che psicologicamente ha faticato ad adeguarsi agli standard del professionismo e ha pagato le enormi aspettative riposte in lui fin dal primo momento. Scaricato anche da buona parte del pubblico friulano dopo una serie di incertezze, cambiare aria per lui a questo punto sarebbe l’ideale e infatti a questo punto è l’obiettivo numero uno. Altri errori lo metterebbero di nuovo sotto ai riflettori, un’altra stagione da comparsa bloccherebbe di tutto il suo processo di crescita e minerebbe in maniera inevitabile la sua autostima. Le proposte non mancano e c’è chi vorrebbe puntare su di lui anche in cadetteria, ma il suo procuratore (Claudio Vagheggi) sta lavorando per trovargli una sistemazione adeguata in serie A. Insomma, chi lo prende fa una scommessa: vincerla significherebbe rilanciare un talento fragile.

 

hanno collaborato a questo pezzo:
Alessandro Orlandin, Costantino Felisatti e Francesco Mattioli

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