Interrogazioni di fine anno. Cinque domande a Michele Borghi, allenatore degli Esordienti 2006

Un altro anno di duro lavoro sta per andare in archivio anche sul fronte del settore giovanile. Per fare il punto sulla stagione delle varie selezioni biancazzurre abbiamo deciso di incontrare tutti i rispettivi allenatori per fare con loro il punto attraverso cinque domande chiave.
Dopo aver “interrogato” gli allenatori delle squadre nazionali (a fondo pagina i link delle rispettive interviste), stiamo passando in rassegna i tecnici di tutte le altre rose. Oggi è il turno di Michele Borghi, guida degli Esordienti 2006.

Mister, dovesse trovare un titolo o anche solo un aggettivo per la stagione appena trascorsa, quale sarebbe?
“Questa stagione è stata meravigliosa e di grande crescita”.

Qual è stato l’insegnamento più importante che sente d’aver trasmesso alla squadra?
“Questo per i ragazzi è il primo anno di Esordienti. Nella categoria Pulcini il calcio è visto in maniera molto individuale. Quest’anno abbiamo cercato di trasmettere i primi concetti di collaborazione di gruppo e, vedendo come stanno giocando ultimamente, l’obiettivo è stato raggiunto. Credo che, per tutto quello che riguarda l’attività di base (6-12 anni), la figura dell’educatore e la figura dell’allenatore debbano andare avanti di pari passo; non credo che una debba prevalere rispetto all’altra, perché comunque anche la SPAL nell’attività di base non fa solo del sociale. È chiaro però che l’aspetto educativo, l’insegnamento del rispetto delle cose, dei materiali, delle persone, la cultura del risultato, l’accettazione della sconfitta siano tutti aspetti che vanno di pari passo con gli aspetti più specifici del gioco del calcio, ovvero quello tecnico, tattico, individuale e coordinativo. La società, dal punto di vista del risultato, non ci impone niente, ci chiede soltanto di raggiungere degli obiettivi, sia educativi che tecnici, che non sono certo il risultato. Poi la mia idea è che spesso il risultato sia importante come conseguenza di quello che si fa”.

In quale aspetto invece i ragazzi potevano fare meglio?
“Se loro potevano dare qualcosa di più è una domanda che dovresti porre a loro, io ho fatto tutto quello che potevo per quelle che sono le mie capacità. Se dovessi tornare indietro, non ci sono cose che farei piuttosto che altre. Abbiamo sbagliato una partita, un test match con la Juventus in cui abbiamo perso in malo modo. Al di là di quella partita, in tutte le altre ce le siamo giocate alla pari, anche contro squadre prestigiose. Tutte le domeniche facciamo amichevoli contro le formazioni professionistiche: abbiamo sempre tenuto testa alta e siamo stati al loro livello”.

Parlando invece dei calciatori, a quest’età è già possibile intravedere chi ha qualità per far pensare a un futuro ad alto livello o è troppo presto?
“In 25 anni, passati anche in realtà come Bologna e Carpi, ho avuto tanti ragazzi che oggi giocano in Serie A. Ho visto giocare campioni come Balotelli, El Shaarawy, Perin, Immobile e De Sciglio, quando avevano questa età. C’erano ragazzini che non ti davano l’impressione di poter arrivare in Serie A e poi ci sono arrivati e ragazzini talentuosissimi che però non ci sono arrivati. Tu intravedi delle potenzialità, però la cosa che farà la differenza sarà l’aspetto mentale. Capacità tecniche e qualità tecniche non bastano per poter dire se un ragazzo arriverà o no. Sono troppe le componenti che poi vanno a influenzare la carriera di un ragazzino”.

Soffermandoci sull’aspetto mentale, qual è la ricetta?
“Cerco innanzitutto di far dare il meglio a tutti i ragazzini, motivandoli. Alcuni hanno bisogno della carota, altri del bastone. Cerco di farli divertire, di fargli capire che sono dei privilegiati, perché non so quanti ragazzini vorrebbero essere al loro posto e poter dire che giocano nella SPAL, e soprattutto cerco di motivarli attraverso il gioco e il divertimento”.

Intervista #1 Marcello Cottafava, allenatore della Primavera.
Intervista #2 Fabio Perinelli, allenatore dell’Under 17.
Intervista #3 Matteo Rossi, allenatore dell’Under 16.
Intervista #4 Matteo Barella, allenatore dell’Under 15.
Intervista #5 Andrea Camanzi, allenatore dei Giovanissimi 2004.
Intervista #6 Massimiliano De Gregorio, allenatore dei Giovanissimi 2005

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