Il rinnovo di Lazzari, ma anche quelli di Costa e Vicari: la SPAL rimane ancorata ai suoi punti fermi

Il rinnovo di contratto di Manuel Lazzari di fatto chiude la porta all’idea di un trasferimento dell’esterno di Valdagno in un altro club, almeno per la stagione dietro l’angolo. Prima della firma del prolungamento fino al 2023 la cessione del 29 biancazzurro non sembrava comunque una prospettiva concreta nell’immediato: offerte vere e proprie in via Copparo non sono arrivate e il potere contrattuale dei biancazzurri era già più che buono con un accordo fino al 2021, senza bisogno di un altro ritocco.

La dirigenza però ha scelto di mandare un segnale ulteriore, dopo le prese di posizione delle scorse settimane, ricompensando un ragazzo che ormai è considerato parte integrante della famiglia. La SPAL non ha mai nascosto di voler mantenere con sé uno dei suoi pupilli e uno dei punti fermi fin dall’insediamento della proprietà Colombarini a Ferrara. Così come Lazzari stesso si sente totalmente a proprio agio in un ambiente in cui è fondamentale sotto il profilo tecnico, oltre che amato a dismisura dai tifosi. Gli interessi delle parti in questo caso coincidono ed entrambi accettano di scommettere uno sull’altro per almeno un altro anno: la SPAL confida di potersi consolidare in serie A e sa che con un’altra stagione ad alti livelli Lazzari potrebbe fruttare più dei 6-7 milioni che qualcuno ha pensato ad un certo punto di offrire. Chiaro, è una scommessa anche (e soprattutto) sui margini di miglioramento di un giocatore che si appresta a compiere venticinque anni. Lazzari fa dell’integrità fisica, della velocità e della resistenza le sue armi principali ed è inevitabile pensare che ad un certo punto i suoi sprint diventeranno meno efficaci e meno frequenti. E la percentuale di cross riusciti (26.9% nell’ultima stagione; 31.6% nella precedente – dati WyScout) potrebbe non aumentare, malgrado la tenacia che lo stesso giocatore mette nell’auto-perfezionamento (basta andare al campo il martedì per verificarlo). In altre parole: poteva non esserci momento migliore per passare all’incasso, da parte di tutti, visto l’effetto-sorpresa di cui Lazzari ha beneficiato agli occhi degli osservatori meno attenti. Si è scelto di continuare insieme: in fondo, nella peggiore delle ipotesi, la SPAL avrà mantenuto nella propria intelaiatura un esterno destro funzionale al proprio gioco in un’epoca in cui trovarne di buoni è complicato (e costoso, particolare non indifferente).

Ma più in generale, se si vuole allargare l’inquadratura, la conferma di Lazzari assieme agli imminenti prolungamenti contrattuali di Vicari e Costa (da 2020 a 2023) e all’assalto a Grassi (per nulla lasciato perdere) coincide con la volontà della SPAL di creare una base per una squadra il più italiana possibile, oltre che affidabile e futuribile. I nati degli anni Ottanta (Antenucci, Schiattarella, Cionek, Felipe) ancora la spiegano ai compagni più giovani, ma non sono eterni e dovranno passare la torcia ai ragazzi arrivati a metà del decennio successivo. Gli inserimenti di Fares (1996) e Dickmann (1996) confermano questo orientamento, per quanto il franco-algerino rappresenti un’eccezione in termini di passaporto. Ma la sua formazione è italianissima visto il suo arrivo a Vicenza a nemmeno sedici anni.

Tra le altre cose, se Lazzari dovesse aggiungere almeno 35 presenze al suo conto personale in biancazzurro (ora è a 165, assieme a Lucio Fasolato), toccherebbe quota 200 entrando in un club a dir poco esclusivo che conta solo altri otto iscritti: Giulio Boldrini (287), Andrea Pierobon (263), Oscar Massei (244), Franco Pezzato (241), Gianfranco Bozzao (228), Beppe Brescia (228) e Aulo Gelio Lucchi (210). Magari questi numeri non sono entrati nei conti fatti tra contratti, bonus e ammortamenti di bilancio, ma sono anche quelli che durano di più nella storia: mica poco.

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