Francesco Colombarini raccontato ai bolognesi (ma non solo): il suo profilo su Repubblica

Tra gli spunti di rassegna stampa più curiosi del lunedì post-derby c’è senz’altro quello dell’edizione bolognese del quotidiano “La Repubblica“, che riserva una pagina dedicata nientemeno a Francesco Colombarini. A firmare uno spassoso profilo del patriarca della Vetroresina ha provveduto il ferrarese – almeno d’origine familiare – Marco Contini, che già da qualche anno mantiene un occhio vigile sul mondo SPAL col suo blog “Ars et Labor”.

Contini racconta il mondo di un uomo che alla passione per il calcio alterna quella per la natura e gli animali, oltre che ovviamente per il suo lavoro: “Nel suo serraglio privato privato struzzi, cavalli, mucche e conigli zampettano allegramente. A settantasette anni il sor Francesco potrebbe godersi i soldi, e la vecchiaia. E invece, pur avendo passato il testimone ai figli Simone e Luca, a cavallo di ferragosto lo trovi in fabbrica a Masi San Giacomo. Un po’ perché appunto ci sono le sue bestie, ma soprattutto perché gli piace girare tra le sue macchine, anche quando sono ferme per manutenzione”.

E pensare che Colombarini senior partì dai gelati: “Mio papà era un imprenditore del settore alimentare, fece marmellate e poi si mise a sfornare coni per i gelati. Ma quando venne fuori il Mottarello con lo stecchino prendemmo una botta tremenda. Così le nostre cialde cominciammo a usarle per fare gli ovetti di Pasqua con le sorprese dentro. Costavano 10 lire, contro le 50 di quelli di cioccolato. Chi era senza soldi comprava i nostri, soprattutto nel Meridione, ma alla fine il cioccolato conquistò tutti“. Negli anni Settanta la svolta: “Vedevo i camionari (i produttori di mezzi pesanti) che usavano un metodo lento e costosissimo per i pannelli isolanti in resina e fibra di vetro. Così ho fatto un po’ di tentativi in garage finché poco alla volta sono riuscito a infilarmi in quel mercato“. Da lì l’ascesa di Vetroresina, fino al presente fatto di 130 dipendenti in Italia e un’altra settantina tra i due stabilimenti negli Stati Uniti e in Brasile.

Fino al legame col vecchio amico Walter Mattioli, che gli chiese una mano per la sua piccola Giacomense (“Era inevitabile, non ci sono altre aziende in zona“) che qualche anno più tardi si è trasformata nella SPAL. Acquistata per una cifra modesta da Benasciutti e che ora – a spanne – potrebbe valere fino a 40 milioni di euro. Francesco però rimane con i piedi per terra: “Eh ma quelli sono soldi virtuali. Diventano veri solo se arriva uno sceicco che se la compra“.

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