Dal grigiorosso all’azzurro, Leo Rossi commenta la scalata di Lazzari: Si è guadagnato tutto

La sconfitta della SPAL contro il Torino ha lasciato sicuramente l’amaro in bocca nello spogliatoio biancazzurro, ma ad alleviare parzialmente la delusione è arrivata, neanche poi in maniera così inaspettata, la prima convocazione in azzurro per Manuel Lazzari in vista le partite di Nations League contro Polonia e Portogallo (7 e 10 settembre). Il ct Roberto Mancini non ha potuto ignorare le prestazioni dell’esterno veneto – inserito nel reparto dei difensori – che dopo un anno più che buono da debuttante in A, ora sembra aver trovato la sua dimensione nel massimo campionato e al raggiungimento della salvezza ora aggiunge alla sua bacheca virtuale un grande traguardo personale.

Se si guarda indietro al percorso del numero 29 un passaggio fondamentale risale all’estate 2012, quando Davide Vagnati da fresco ds della Giacomense in Seconda Divisione prelevò Lazzari dal Delta Porto Tolle in serie D per inserirlo nella rosa a disposizione di Leonardo Rossi. Proprio l’ex tecnico grigiorosso, che poi proseguì con Lazzari nella stagione seguente alla SPAL ha rievocato quel periodo nel corso di “Che Centrattacco!“, il programma sportivo del lunedì di Radio Sound realizzato in collaborazione LoSpallino.com: “L’ho allenato per due anni consecutivi tra SPAL e Giacomense. Su di lui in questi giorni si è già detto tutto e posso solo aggiungere che la strada che ha fatto è frutto del suo lavoro e della sua dedizione. E’ un ragazzo molto serio e poi ha veramente il motorino nelle gambe. Negli anni è cresciuto in modo esponenziale. Inizialmente era un’ala destra nel 442, mentre nello schieramento tattico di Semplici il ruolo più adatto a lui è quello di esterno nel centrocampo a cinque. Penso che la scoperta di questa nuova posizione sia solo ed esclusivamente dell’attuale tecnico biancazzurro“. Anche Massimo Gadda, proprio dopo essere subentrato a Rossi nell’ottobre 2013, ebbe questa intuizione, ma è con l’arrivo di Semplici che la sua esplosione è diventata inarrestabile.

Ma oltre delle doti tecniche – in continuo miglioramento, anche alla voce cross – di Lazzari fanno parlare anche le innate doti fisiche: “Sin dall’inizio ci siamo accorti della sua impressionante facilità di corsa. Quando parte è veramente imprendibile. E’ chiaro che nel corso degli anni ha dovuto affinare la tecnica di base e assorbire i vari insegnamenti dai tanti allenatori che ha avuto. Ognuno di noi tecnici sicuramente gli ha lasciato qualcosa, ma quello che sicuramente ha influito di più nella sua metamorfosi è l’attuale tecnico della SPAL“. Ulteriore step, forse il più prestigioso, il salto in Nazionale, in un ruolo certamente non privo di concorrenza, e a tal proposito va ricordato che i vari De Silvestri, De Sciglio e Darmian sono rimasti fuori dai 31 di Mancini, così come l’infortunato Florenzi: “Evidentemente il ct vuole fare tutte le prove del caso per poi delineare una sua gerarchia. Lazzari si è conquistato la chiamata grazie allo scorso stratosferico campionato. Ovvio che tenere il posto è difficile, ma l’entusiasmo è l’unica cosa da dedicare a lui e alla SPAL stessa. Peraltro non credo che fuori dal suo contesto naturale – quello della SPAL – possa sentirsi un pesce fuor d’acqua perché lui è un ragazzo semplice e umile, non credo che avversario e luogo possano fare grossa differenza. Lui segue le indicazioni dell’allenatore senza farsi condizionare da altri fattori“.

Viene spontaneo azzardare il paragone con Giaccherini, giocatore sottovalutato ma che negli anni, sia con la maglia della Juventus che con quella della Nazionale ha saputo togliersi non poche soddisfazioni a livello personale: “Sono tanti gli atleti inizialmente snobbati che poi si sono tolti qualche sassolino a suon di risultati. Così come ce ne sono che hanno fatto il percorso inverso per vari motivo. Io parto dal presupposto che Lazzari è un ragazzo normale  che ha ricevuto una buona educazione e questi tipi di ragazzi vanno avanti senza troppe storie. Di quella squadra del 2013 pochi sono rimasti a buoni livelli: lui evidentemente ha saputo adattarsi ai vari punti di vista e alle necessità di chi lo ha allenato, cambiare posizione e soprattutto guadagnarsi la permanenza alla SPAL, squadra che secondo me ha fatto uno sforzo enorme in sede di mercato e quest’anno secondo me ci si può anche divertire, anche perché noto altre squadre in grande difficoltà come il Bologna“.

E sul collega Semplici: “Ho visto tantissimi ex giocatori blasonati sparire poi dai radar una volta diventati allenatori, mentre, viceversa, atleti mediocri poi sono diventati ottimi tecnici. Ad esempio Inzaghi ha sicuramente una carriera al top come giocatore, ma da allenatore sta facendo più fatica del previsto. Il mio futuro? Mi diverto nelle categorie inferiori, ora sono a Lavezzola in Promozione e amo questo mestiere quindi per me tutte le longitudini e tutte le latitudini sono uguali. Sono subentrato a febbraio conquistando la salvezza, si vede che il mio destino è quello di fare l’aggiustatore”.

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