E se Lazzari diventasse (anche) un terzino? Le sensazioni del 29 dopo l’esperienza azzurra

Non è certo stata una settimana ordinaria per Manuel Lazzari. L’esterno spallino è reduce dalla prima convocazione in Nazionale della sua pur breve carriera e così la SPAL ha deciso di organizzare una conferenza stampa per approfondire meglio le sensazioni del giocatore.

Manuel, prova a raccontarci le sensazioni che hai provato durante la tua esperienza azzurra.
“Senza dubbio il primo è stato quando è arrivata la convocazione durante la trasferta di Torino, mi sono venuti i brividi lungo alla schiena. Poi l’arrivo a Coverciano e gli allenamenti con i vari campioni. Infine l’esordio, è stato qualcosa di davvero incredibile, quando è iniziato a risuonare l’inno di Mameli ero emozionato come un bambino, ho pensato a quando lo cantavo sul divano incollato alla televisione per vedere la Nazionale. Lo dico sinceramente, è stato il momento più bello della mia vita”.

Hai dovuto giocare fuori ruolo, hai avuto difficoltà?
“A dire la verità fare il terzino destro mi piace tantissimo, solo che nella SPAL ci gioco di rado perché adottiamo un’altra disposizione tattica, al massimo quando passiamo alla linea a quattro nei secondi tempi. Ho avuto poco tempo per adattarmi ma l’ho fatto con piacere. Credo di aver sofferto più che altro per il ritmo imposto dal Portogallo che dalla posizione. Bruma andava ai cento all’ora”.

Quando hai saputo di giocare da titolare è stata una sorpresa anche per te?
“Dopo la partita con la Polonia non avevo la minima idea che con il Portogallo avrei giocato io, Mancini infatti me l’ha detto la mattina stessa dopo aver provato nella rifinitura diverse soluzioni. Comunque io sono sempre stato pronto, non sono andato in Nazionale con l’idea di farmi una settimana di vacanza”.

A proposito del ct, il tuo rapporto con lui com’è?
“Per il momento molto formale, ci siamo conosciuti con una stretta di mano. Ma ha cercato in tutti i modi di mettermi a mio agio, chiedendomi di giocare senza pensieri e di provare a replicare quanto ho dimostrato di saper fare con la maglia della SPAL”.

Nelle due uscite l’Italia non ha certo brillato, tu che ne pensi del momento che sta vivendo la selezione azzurra?
“È del tutto normale che quando l’Italia perde o giochi male venga massacrata dalla critica. Ma in fin dei conti abbiamo giocato contro i campioni d’Europa, non con gli ultimi arrivati. Loro era in una condizione fisica migliore della nostra e ci hanno messo in difficoltà in contropiede, in particolare nella seconda frazione quando siamo calati e di conseguenza disuniti. I reparti hanno perso le distanze e il Portogallo è andato a nozze nelle praterie che si sono aperte. Ma sono stati molto bravi anche a tenere il possesso di palla, di fatto ce l’avevano sempre loro. Che volete che vi dica, adesso come adesso sono un passo avanti a l’Italia. E non mi stupisce, il Portogallo, anche senza Cristiano Ronaldo, può contare su calciatori forti, esperti e che giocano tanto insieme. Mi è parso di capire che secondo la stampa il problema sia il gol, ma sinceramente non credo sia l’unico: in rosa abbiamo gente del calibro di Balotelli, Belotti, Zaza e Immobile, tutti profili di caratura internazionale; più che altro si tratta di imbastire azioni pericolose”.

E tu che giudizio dai alla tua prestazione?
“Sono molto contento del primo tempo, mi sono piaciuto. Nei restanti quarantacinque meno, anche perché le energie sono venute a mancare. Non solo a me del resto”.

Cosa ti aspetti per il futuro?
“Non lo so, ci vuole pazienza, qualcuno dei giovani talenti italiani crescerà ed esploderà definitivamente. Dobbiamo rassegnarci al fatto che in Nazionale non ci sono più Totti, Del Piero e Nesta, tanto per citare qualche fenomeno. Per quanto riguarda me spero in un’altra chiamata ovviamente, ma adesso penso solo alla SPAL. Alla fine l’equazione è semplice: devo fare bene con questa maglia se voglio restare nel giro. Se arriverà un’altra convocazione sarò super felice, altrimenti continuerò a correre, come ho sempre fatto”.

Raccontaci qualche aneddoto, così, per chiudere con il sorriso.
“A dire la verità non ne ho molti, lo sapete anche voi che sono un ragazzo timido che non parla tanto. Sono entrato nello spogliatoio in punta di piedi, senza avere la pretesa di essere subito al centro dell’attenzione. In stanza sono stato con Mattia Caldara, con lui ho instaurato un bel rapporto.  Sono timido, non parlo tanto e fatico a stringere amicizia. I miei compagni della SPAL mi sono stati molto vicini sin dal momento della convocazione facendomi sia i complimenti che coraggio, soprattutto Viviani, Dickmann, e Schiattarella  mi hanno scritto spesso anche quando ero in ritiro”.

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