Benfatto, piedi per terra a 205 centimetri d’altezza: Il nostro obiettivo è ancora la salvezza, poi si vedrà

E’ uno dei veterani della Mobyt capolista, uno dei punti fermi per il gioco di coach Furlani e certamente uno degli elementi più carismatici del roster biancazzurro: a voi un Michele Benfatto a tutto campo sul momento della Pallacanestro Ferrara.

Benfa, per cominciare è d’obbligo chiedere una tua analisi sulla gara giocata domenica scorsa contro Ravenna. Cosa non ti ha fatto entrare in partita?
“Ho fatto due falli subito e questo mi ha fatto uscire subito dal gioco. Poi il coach, giustamente a mio avviso, mi ha messo in panchina per lasciare spazio ad altri che potevano dare qualcosa in più. Sono rientrato nel terzo quarto, ho fatto due o tre errori in attacco, poi quando Foiera ha simulato un fallo, ho perso un po’ la testa commettendo a mia volta fallo tecnico. L’ho fatto quasi esclusivamente perché la partita era già in nostro controllo, altrimenti sarebbe stata una situazione molto diversa”.

Parlando del tuo stato fisico attuale, c’è qualche problema? Il ginocchio che ti sei infortunato ad inizio campionato ti dà ancora fastidio?
“Ora va molto meglio, non mi dà quasi più nessun problema”.

Secondo il tuo pensiero, cosa va e cosa non va a livello di squadra in questo momento del campionato?
“Sicuramente la difesa è il nostro punto forte, ma anche lì si può sempre migliorare. La situazione in cui ci troviamo in difficoltà è l’attacco: non posso dire che stiamo facendo male a livello offensivo perché riusciamo bene o male sempre a trovare una soluzione, a volte inaspettata, che porta dei punti alla causa, però dobbiamo fare un salto di qualità nella fluidità degli schemi, per non ridurci a giocare solamente negli ultimi 8-10 secondi dell’azione”.

Sei in questa squadra da ormai molto tempo: quali sono le differenze tra la scorsa stagione, costellata da tante difficoltà a livello di squadra, e quest’anno?
“La qualità della squadra è molto diversa, l’anno scorso eravamo una squadra composta principalmente da giovani, molti alla loro prima esperienza seria a questi livelli, gestita da un coach anch’esso alla sua prima esperienza come capo allenatore. Quest’anno invece siamo un team di gente esperta, che ha già diversi anni da giocatore di questa categoria alle spalle e che sa far fronte alle difficoltà quando queste emergono. Un’altra cosa che fa tutta la differenza del mondo è il fatto che quest’anno siamo davvero una squadra e questo conta davvero tanto”.

Rispetto alle altre squadre in cui hai giocato nella tua carriera, come ti trovi alla Mobyt? A livello societario, di organico, di staff tecnico…
“Davvero molto bene. Posso dire che questa è una delle squadre in cui sono stato e sto tutt’ora meglio rispetto alle altre con cui mi è capitato di giocare”.

Facciamo un breve resoconto dei tuoi anni a Ferrara. Per prima cosa, come mai hai scelto proprio la Mobyt?
“Venivo da una stagione difficile passata a Trieste (B1) conclusasi con i playout, nelle quale abbiamo avuto tantissimi problemi. Durante l’estate ho avuto offerte solo da squadre del sud, ma non me la sono sentita di accettarle, soprattutto per il fatto della distanza, quindi ho deciso di aspettarne altre. Quando è arrivata quella della Mobyt devo dire che ero un po’ scettico, soprattutto per il fatto che sarei sceso di categoria, ma dopo averne parlato sia con i miei familiari sia con alcuni addetti ai lavori, ho riflettuto sulla questione e ho capito che c’erano più pro che contro: la società mi ha dato fin dall’inizio l’impressione di essere solida e competente, gli obiettivi di inizio campionato erano molto ambiziosi (promozione) e in più sono vicino a casa. Tutti questi fattori, compresa la situazione attuale del basket a livello nazionale, ho preso la mia decisione, ed ora eccomi qui”.

E in seguito? Come si è evoluta la tua esperienza ferrarese?
“Il primo anno è stato stupendo, campionato dominato e promozione centrata. L’anno scorso è stato, a livello mio personale, l’anno migliore per quanto riguarda il rendimento sul campo, ma di squadra, ripeto, non è stata una stagione molto brillante. Per quest’anno vediamo, ora penso solo a fare del mio meglio per contribuire alla vittoria: le basi ci sono già, il gruppo è molto buono e per fortuna c’è Infanti (ride, mentre il suddetto Infanti, sotto le cure del preparatore atletico, sta ascoltando tutta l’intervista, stile LeBron-Dwayne Wade)”.

Invece del tuo rapporto con coach Furlani cosa si può dire?
“Guarda, è una persona che stimo molto sia sul campo sia fuori. Mi piace la sua peculiarità per la quale, quando c’è qualcosa che non va, te lo dice direttamente in faccia senza scrupoli, qualità che permette a noi giocatori di comprendere appieno ciò che lui pretende da noi”.

Per te che hai giocato quasi tutta la carriera in squadre di B1, con il nuovo format di campionato il livello si è alzato di molto?
“Sicuramente il gioco è diventato molto più fisico e atletico con gli arrivi degli americani, quindi il livello si è alzato un pochino. La cosa che secondo me è cambiata di più è il fatto che tra le due categorie (Silver e Gold) il gap tecnico e atletico si è livellato. Cioè, ci sono 7-8 squadre di LegaDue Gold (Imola, Trieste, per dirne alcune), ora posizionate a metà classifica, con cui potremmo tranquillamente giocare e vincere, è questa la vera peculiarità di questa stagione tutta nuova”.

Dopo questa striscia di sei vittorie consecutive, i vostri obiettivi iniziali di squadra, sono cambiati?
“Assolutamente no, sono rimasti sempre gli stessi. Finché continuiamo a vincere, molto bene, ma non vogliamo portarci sfortuna abbandonandoci a inutili arroganze”.

Per finire una mia curiosità personale, che potrà interessare anche ai nostri lettori. Come in ogni ambiente sportivo, anche nel basket esiste una forte componente di superstizione e di riti scaramantici: basti pensare al grande Michael Jordan che portava sempre i suoi calzettoni del college. Tu ne hai qualcuno prima delle partite?
“Certo che sì, prima di ogni gara faccio sempre le stesse cose. Innanzi tutto arrivo sempre un quarto d’ora prima del ritrovo di squadra, mi fascio ogni volta il pollice che mi sono rotto nel mio primo anno qua a Ferrara, nonostante non mi dia più alcun problema, ma visto che è sempre andato tutto bene, io continuo. Dopo di che faccio sempre dei giri di campo di corsa prima di rientrare in spogliatoio e ascoltare sempre quelle canzoni che mi caricano, sentite da video NBA visti su youtube e fatte mie per i pre-partita”.

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