No Benfa no party: l’assenza del totem è troppo pesante per i biancazzurri

Sono molte le ragioni che si possono trovare per spiegare le difficoltà della Mobyt nelle ultime settimane. Non ci sono grandi misteri: la squadra è incerottata e i continui rattoppi (giocatori nuovi, ma anche cambi di ruolo in corsa) necessitano di allenamenti intensi per dare un buon esito. Se però anche allenarsi è un problema, visto che i giocatori senior non arrivano mai a dieci, allora l’impresa si fa ancora più ardua. Sicuramente ad influire sui risultati negativi hanno gravato anche alcune direzioni arbitrali tutt’altro che limpide. Ultima, ma solo in termini di tempo, quella di domenica sera.Ma questi sono aspetti che non dipendono direttamente dalla squadra e dallo staff. Ieri, tra le parole di coach Furlani, il primo a non cercare alibi per le sconfitte in tali elementi, mi ha colpito in particolare un passaggio. Parafrasando le sue parole, Benfatto è un fulcro per il gioco offensivo della Mobyt,un pilastro quasi irrinunciabile. Torna in mente il precampionato, quando Benfatto era infortunato e guardava dalla panchina i suoi compagni cercare di crearsi un’identità di squadra. Il leitmotiv di quei giorni era pensare che con il rientro del pivot titolare la squadra avrebbe cambiato forma e geometrie.

Senza nulla togliere a Pipitone, buon giocatore e prospetto interessantissimo, vien da pensare che la situazione in cui si trova oggi la Mobyt fosse prevedibile. Se Benfatto era considerato sin dai primi giorni di precampionato un giocatore così condizionante per il gioco dei biancazzurri, perché non è stato cercato un cambio con caratteristiche simili, se non altro in grado di non subire fisicamente in modo tanto netto? La partita di ieri è stato un esempio lampante: basta guardare le statistiche che hanno visto i biancazzurri perdere nettamente la lotta a rimbalzo con un impietoso -15 concedendo 13 rimbalzi offensivi agli avversari di giornata. È sempre facile, pure troppo, proporre queste considerazioni con il senno di poi, ma credo fosse una situazione che lo staff e la dirigenza della Mobyt potesse prevedere e che andava gestita in maniera differente. Questa sì che è una variabile controllabile, e sarà bene fare tesoro di questa mancanza in vista delle prossime stagioni, sperando che, per dirla con le parole di Bulgarelli, non siano altre stagioni “no”.

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