Corsi e ricorsi storici… Aggrappati al glorioso passato per tracciare il futuro

Cinque partite sette punti: potevano essere nove, se a Gubbio il nostro coriaceo difensore Tommaso Silvestri fosse stato in grado di tenere a freno, in zona Cesarini, la propria focosa irruenza. Ma tant’è, è andata così e ringraziamo il cielo che, domenica scorsa, il forcing finale dell’Ascoli non ci abbia rovinato la festa di una vittoria strameritata. Voltiamo pagina, dunque, e guardiamo … indietro.

Sì, ragazzi: indietro – avete capito bene; perché – vedete – cinquanta anni fa giocavamo in B e alla fine fummo promossi in A: ci pensate? Lo so che ve l’ho detto ancora, ma portate pazienza. Avete mai sentito parlare di un tal Giambattista Vico, filosofo del sei/settecento noto per la teoria dei corsi e ricorsi storici? Ebbene, secondo tale teoria, per opera della Provvidenza, alcuni fatti si ripetono ciclicamente nella storia, anche a distanza di molto tempo. Allora io dico: vedi mai che la Provvidenza viaggi col timer regolato a intervalli di mezzo secolo alla volta! Sarebbe giunto il nostro turno, non vi pare?

Per saperlo, dovremo portar pazienza sino alla primavera inoltrata dell’anno prossimo. Per ora nessuno ci vieta di scommettere una lira bucata sul buon Vico e di cercare nel passato le tracce del nostro futuro.

Allora cominciamo: nelle prime cinque gare del campionato 1964/’65 rimediammo due vittorie, una sconfitta e due pareggi, per un totale di sei punti, con la vittoria a quei tempi premiata con due. Ebbene, se oggi fosse ancora così, adesso avremmo cinque punti, vale a dire uno solo meno di allora. Da ciò consegue che, se domenica ci accadesse di battere la Lucchese, considerando il pareggio di cinquanta anni fa a Venezia, ci potremmo trovare, a parità di partite giocate, con gli stessi punti di quel campionato trionfale. Mica male, vero? Mi sa che a Ferrara si comincerebbe a ventilare l’idea di conferire la cittadinanza onoraria a quel capoccione partenopeo di Vico.

Ma non ci allarghiamo troppo: mai possibile che non si possa prendere a mano il passato senza lasciarci irretire dal futuro? Limitiamoci, per ora, ad incrociare le dita e ripetiamo, con Manfredi: “fusse che fusse la volta bbona”. Ne abbiamo mandati giù tanti, di rospi, che la volta buona prima o poi arriverà anche per noi. O no?

Intanto, amici, – così, tanto per fare un po’ i filosofi anche noi – perché non cerchiamo di dare una mano alla Provvidenza proponendoci di nutrire meno odio verso i tifosi ospiti? Sarebbe opportuno, ad esempio, che domenica prossima, dalla nostra meravigliosa Curva Ovest, ci si astenesse dal gridare “Lucchese pezzo di m.!”. In fin dei conti i lucchesi, come del resto gli ascolani, non ci hanno fatto niente. E se consideriamo che quell’ingiuria gratuita ci costa la mobilitazione di una squadra di agenti anti-sommossa per impedire che ai nostri ospiti salti la mosca al naso, potremmo trovare conveniente contenerci un po’, non vi pare?

Se poi la Società volesse prendere le distanze da tali manifestazioni di inciviltà, condannandole in modo incisivo, forse renderebbe un importante servizio alla città e anche a sé stessa: perché le intemperanze di pochi, a volte possono anche essere causa di penalizzazioni che vanificano le imprese che i nostri eroi compiono sul rettangolo del Mazza.

E dopo, per favore, non mandiamo a quel paese il buon Vico se i suoi “corsi e ricorsi storici” ci sembreranno una bufala pazzesca.

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