Oltre i numeri: il bilancio presente e futuro con le considerazioni di Simone Colombarini

“Sono stati quasi più veloci i giornalisti di Calcio&Finanza dei commercialisti”, dice la voce di un divertito Simone Colombarini dall’altra parte del telefono. Il riferimento è all’articolo del 30 maggio in cui si analizza il bilancio della SPAL, depositato solo qualche giorno prima: “Sono sorpreso dal fatto che i dati siano circolati così in fretta, ma è vero anche che i bilanci delle squadre di serie A sono sempre più motivo di interesse”.
I dati snocciolati da Calcio&Finanza dicono che la SPAL ha chiuso il 2016 in rosso di poco più di 1,3 milioni di euro, con un peggioramento rispetto al bilancio 2015. Numeri che hanno generato un notevole dibattito tra i tifosi e che hanno se possibile generato ulteriori interrogativi. Così è venuto naturale fare una chiacchierata con Colombarini, per tentare di contestualizzare al meglio i numeri.

“Bisogna partire da una considerazione importante – premette il patron – ossia che il bilancio analizzato nell’articolo è quello dell’anno solare 2016 e quindi dentro sono considerati solo i primi sei mesi in serie B. Il bilancio viene stilato col riferimento dell’anno solare per congruenza con quello della Vetroresina che è proprietaria della SPAL. Va poi detto che molto di quanto è scritto nell’articolo viene dalla nota integrativa contenuta nello stesso bilancio”.

L’osservazione più comune, appena l’articolo è stato riproposto, è stata: “Se lo stadio fosse stato più capiente, i conti sarebbero stati migliori”. E’ così?
“Non credo avremmo potuto fare tanti introiti in più nel 2016: nella parte finale dello scorso campionato credo sia stato fatto il tutto esaurito allo stadio solo contro l’Arezzo, mentre nei primi mesi di B mi pare solo contro il Verona. Di sicuro avremmo potuto beneficiare di qualche entrata in più con una percentuale maggiore di settori popolari, perché quando sono rimasti dei biglietti sono rimasti nelle tribune blu e azzurra. Ma l’incidenza sul bilancio 2016 sarebbe stata quasi ininfluente. Diverso è il discorso sul 2017: con uno stadio più capiente avremmo potuto aumentare le entrate, ma in ogni caso si parlerebbe di centomila euro in più, quindi non più di tanto nel computo generale”.

I conti 2017 saranno inevitabilmente destinati a migliorare, grazie soprattutto ai contributi di Lega.
“Sì, anche perché non vengono incassati in un unico blocco e quindi nel bilancio 2016 sono inseriti quelli che abbiamo ricevuto dal 1 luglio al 31 dicembre. Manca ancora un conguaglio, quindi si può dire che nell’anno nuovo riceveremo poco più della metà dei contributi per la stagione di serie B. In compenso nelle uscite è conteggiato totalmente il contributo di solidarietà versato alla Lega Pro all’inizio di questa stagione, perché viene trattenuto direttamente dalla Lega B. Stessa cosa succederà quest’anno: ci vedremo trattenere una cifra di circa tre milioni, di cui due e mezzo per la Lega B”.

Tra le entrate del 2017 va inserita anche la cessione di Beghetto, parecchio remunerativa (1,4 milioni – ndr).
“Sì, essendo stato venduto a gennaio va per competenza nel 2017”.

Se dovessimo fare una proiezione di bilancio stagionale, i conti come sarebbero?
“Lo abbiamo calcolato: unendo i secondi sei mesi del 2016 e i primi sei del 2017 il bilancio sarebbe in pareggio, se non fosse per i premi promozione che abbiamo pagato ai giocatori”.

E’ il genere di spesa che si fa volentieri, no?
“Certo! (ride) D’altra parte lo sapevamo già al momento di trovare l’accordo con i calciatori che l’eventuale premio ci avrebbe fatto sforare il budget. Però nessuno a luglio avrebbe pensato a una promozione. E’ un esborso che sul breve termine ha un impatto, ma che dall’altro lato fa aumentare notevolmente il valore della società”.

Però più si sale e più aumentano notevolmente i costi, quest’anno addirittura sono raddoppiati.
“Per la verità sono più che raddoppiati, perché nel 2016 per il personale è stato speso un milione nei sei mesi di Lega Pro e circa tre per la serie B. L’incidenza sul bilancio 2017 sarà più alta”.

Posto che in Lega Pro ci si rimette sempre, si può dire che già a partire dalla serie B c’è la possibilità di fare calcio senza svenarsi?
“Beh in Lega Pro ci si rimette soprattutto se si vuole provare a vincere il campionato. Provando a salvarsi si può anche riuscire a contenere i costi. Per noi chiudere il 2016 in negativo non è stato una sorpresa, come non lo era stato nel 2015, considerata la categoria. L’estate scorsa avevamo impostato un campionato per salvarci o al massimo arrivare a metà classifica e invece abbiamo vinto il campionato, pur partendo con un budget decisamente inferiore a quello di tante altre squadre. Quindi, tolti i premi di cui parlavo prima, il risultato sarà senz’altro migliore rispetto alle previsioni”.

C’è anche da considerare che nel bilancio figura una consistente sponsorizzazione di Vetroresina, che magari potrebbe essere rimpiazzata da un altro main sponsor, alleggerendo ulteriormente il budget.
“Beh sì, anche se per ragioni di correttezza fiscale Vetroresina fa da sponsor a prezzo di mercato. Avessimo trovato uno sponsor quella cifra (600mila euro, ndr) l’avrebbe corrisposta lui e non la nostra azienda. In ogni caso Vetroresina rimarrà comunque sponsor: se è vero che a Ferrara non c’è più bisogno di far conoscere il nostro marchio (ride), è vero anche che una vetrina nazionale di questa importanza può fare comodo. Vedremo poi con quale soluzione: se sulle maglie o solo con una presenza allo stadio. Per il resto la proprietà farà quello che deve fare una proprietà: stilare un budget e cercare di rispettarlo, consapevoli che in questo primo anno di serie A dovremo pagare uno scotto, soprattutto in virtù del contributo che menzionavo prima”.

I prossimi contributi che arriveranno dalla Lega, che includono i diritti televisivi, a quanto ammonteranno?
“E’ difficile fare una previsione precisa, perché per il calcolo dei contributi vengono utilizzati diversi criteri divisi in macro-categorie. C’è una parte fissa, una legata ai risultati sportivi e un’altra correlata al pubblico. Poi ciascuna categoria ha ulteriori indicatori. Confrontandoci con altre squadre si parla di 21-22 milioni al lordo di alcune trattenute legate all’implementazione della goal line technology, ai contributi agli arbitri e spese varie. Probabilmente rimarranno all’incirca venti milioni.

Passare nel giro di pochi anni da un bilancio di un paio di milioni di euro a uno di oltre venti comporta delle difficoltà maggiori nella gestione?
“Direi di no, le operazioni rimangono le stesse, a crescere sono solo i numeri, soprattutto nel caso degli stipendi da pagare soprattutto a calciatori e staff”.

Ma dal punto di vista personale riesci a viverla con la stessa serenità degli anni della Giacomense, quando le cifre in ballo erano del tutto diverse?
“Chiaro che un po’ più di attenzione bisogna averla, perché se si sbaglia del dieci percento su un budget da tre milioni è un conto, se si sbaglia con la stessa percentuale su uno da trenta è un’altra storia. Le perdite che abbiamo avuto negli esercizi precedenti si sperava potessero essere un pochino più basse, non lo nego, ma messe in relazione ai risultati sportivi sono buone. Se mi avessero detto tre anni fa che spendendo all’incirca tre milioni di euro ci saremmo ritrovati in serie A, ci avrei messo immediatamente la firma. E penso che valga per qualunque proprietario di squadra di calcio”.

Si può dire che con un paio di stagioni di serie A la famiglia Colombarini potrebbe rientrare dell’investimento complessivo fatto quattro anni fa?
“A dire il vero l’investimento fatto finora ora è già coperto dall’aumento di valore della società, anche se è un valore puramente nominale perché non c’è alcuna intenzione di vendere. Però si cercherà di fare il possibile per mantenere la categoria e credo che il primo anno potrebbe essere lo scoglio più duro, mentre gli anni successivi si potrebbe semplificare un pochino. Anche perché probabilmente si potrebbe fare qualche plusvalenza di mercato che in questa stagione mi sembra complicata. Se si vanno a vedere tutti i bilanci delle piccole, tutte chiudono con plusvalenze che derivano dalla cessione dei calciatori. Serve per finanziare la squadra nella stagione successiva. Noi però partiamo da un base che ci rende difficile fare delle plusvalenze, anzi dovremo pensare di spendere qualcosa per comprare dei giocatori”.

E’ realistico pensare a un budget complessivo da circa venticinque milioni?
“Secondo me sì, il fatturato della gestione sarà grosso modo quello. Attorno ai trenta. Poi c’è sempre una componente relativa: un conto è determinare cosa entra e cosa esce, un altro è il bilancio che comprende spese che vanno ammortizzate e altre che vanno dedotte nell’esercizio”.

Ma quando Vagnati si presenta da te e ti dice il costo di un giocatore a questi livelli, non ti tremano un po’ i polsi?
“A me sì, infatti io cerco di starne abbastanza fuori (ride). Tra qualche giorno infatti ci dovremo vedere con Vagnati e dirgli: ‘Questo è quanto puoi spendere per i calciatori. Compra chi vuoi, prendine uno o prendine dieci, ma quello è il budget’, come è stato fatto finora”.

A questo proposito capita ogni tanto di sentire un’obiezione del tipo: “La SPAL deve sborsare anche per i lavori allo stadio e questo incide sul budget per il mercato”. Ha senso?
“Non del tutto. Nel senso che quello sullo stadio è un investimento che viene ammortizzato nel corso degli anni, in base alla tipologia di interventi che vengono eseguiti. E’ una spesa, ma se si tratta di manutenzione straordinaria – come in questo caso – la si può spalmare su vari esercizi come accaduto con l’illuminazione su cui siamo intervenuti due anni fa. Un conto è mettere a bilancio una spesa di due milioni subito, un altro è distribuirla su cinque o sei bilanci. In questo caso funziona come per i calciatori: il costo viene distribuito in base alla durata del contratto. Chiaro che quei due milioni sarebbe meglio non spenderli, ma l’incidenza non è così drammatica”.

E’ realistico pensare che lo stadio venga riempito solamente con gli abbonamenti?
“Dobbiamo ancora definire i dettagli, ma penso ci terremo la possibilità di avere mille, millecinquecento biglietti in circolazione per ciascuna partita. Non so se le richieste per gli abbonamenti saranno sufficienti per riempire lo stadio, ma in ogni caso l’idea è di riempire la curva e tenere posti in tribuna e gradinata. In fondo sarebbe brutto dire alla gente che abbiamo chiuso lo stadio solo con gli abbonamenti. Con novemila abbonati non so quanta altra gente rimarrà fuori. In fondo tanti verranno solo per le partite contro le grandi squadre”.

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