Lavagna tattica, episodio 3: Gol presi, gol fatti e gol che mancano. Qualche numero per capire

Si dice che in Italia solitamente vinca lo scudetto la squadra con la difesa migliore. Lo stesso adagio viene sovente applicato anche per le squadre impegnate nella lotta per non retrocedere, sostenendo come avere una buona fase difensiva aiuti anche coloro che sono in lotta per la salvezza.
In realtà questo assunto è vero solo in parte. Lo scorso campionato Pescara e Palermo sono retrocesse con le due peggiori difese della serie A, concedendo rispettivamente 81 e 77 gol. L’Empoli, terza squadra a salutare la massima serie, subì 61 reti, meglio di ben altre sei avversarie. Quello che invece ha fatto la differenza (in negativo) per i toscani è stata la differenza reti, cioè il rapporto fra gol segnati e gol subiti, che per la squadra di Martusciello è stato di – 32. Gli empolesi fecero infatti registrare appena 29 gol segnati, peggior attacco del campionato. Il Crotone, la rivale che ha bruciato sul filo di lana l’Empoli nella corsa alla permanenza in serie A, segnò cinque gol in più subendone al contempo tre in meno degli azzurri.

Nel campionato in corso, dopo cinque giornate, la situazione vede le ultime tre squadre in classifica (Verona, Crotone e Benevento) con la peggior differenza reti rispetto alle altre. La SPAL registra un – 5, come il Sassuolo, un risultato migliore di quello di scaligeri e calabresi (-10) e sanniti (-13). È tuttavia ovvio come la squadra di Semplici debba cercare di migliorare il dato in questione, per far sì che incrementino le proprie possibilità di centrare la salvezza. Questo miglioramento potrà avvenire attraverso lo sviluppo delle fasi offensiva e difensiva.
Per quanto riguarda la fase difensiva (o di non possesso) notiamo come i biancazzurri abbiano fin qui subito otto gol, così ripartiti: due prodezze (quella di Perisic contro l’Inter e di Joao Pedro contro il Cagliari), un gol subito su azione da calcio d’angolo (Nuytinck dell’Udinese), uno con un tiro dall’interno dei sedici metri (Barella, sempre contro il Cagliari) e quattro rigori.

(prevenire gol del genere è oggettivamente complicato)

Addirittura il 50% delle reti subite è arrivato da tiri dagli undici metri. Cosa si può dedurre da questo dato e dall’analisi globale dei gol presi e della fase difensiva estense?
Tanto per cominciare, la SPAL concede troppi tiri a partita (16.6), classificandosi al quarto posto nella classifica delle squadre che permettono più tiri, avendo fatto meglio soltanto di Verona (20.2), Benevento (18.8) e Sampdoria (17.5). Questa tendenza a concedere troppi tiri agli avversari è confermata anche dai dati relativi alle parate: Gomis ha infatti effettuato 27 interventi, meno soltanto dei portieri di Benevento (30) e Verona (29).
A cosa si deve questo trend difensivo? In primis all’atteggiamento della squadra, prettamente difensivo come testimoniato dal baricentro medio tenuto dall’undici ferrarese in queste prime cinque giornate di campionato: con circa 47.32 metri questo baricentro è risultato essere tra i più arretrati. Teniamo poi conto che il dato è anche inflazionato a causa di un atteggiamento più offensivo tenuto nella partita col Cagliari (54.54 metri).

La tendenza della SPAL a rinculare dietro, assestandosi su posizioni difensive vicine alla propria porta è confermato dalla linea difensiva, mai troppo alta, che ha prodotto una media di 1.8 offside a partita (quattordicesima della serie A). Sappiamo che l’atteggiamento tattico prediletto da Semplici prevede l’abbassamento della squadra al fine di chiudere la profondità agli avversari e, nello stesso tempo, creare campo da attaccare in contropiede alle spalle della linea difensiva rivale. Tuttavia, un abbassamento eccessivo della squadra comporta, come abbiamo visto, il portarsi in casa gli attaccanti avversari col risultato di favorirne l’ingresso in area di rigore o la possibilità di tirare in porta appena fuori degli ultimi sedici metri.

Se poi all’ingresso in area da parte degli attaccanti delle altre squadre si aggiunge una certa ingenuità negli interventi difensivi, ecco spiegarsi l’alta percentuale di incidenza che i rigori subiti hanno avuto nel totale dei gol concessi dalla squadra

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Mazzone diceva: difensore scivoloso, difensore pericoloso. Qui anche l’esperto Felipe commette un’ingenuità intervenendo incautamente su Kessié e causando il secondo rigore per il Milan.

Come ovviare a questa situazione? Senza voler snaturare il progetto tattico di Semplici, che sta comunque dando i suoi frutti in classifica, sarebbe forse auspicabile un maggior coraggio della squadra nel cercare di tenere la difesa leggermente più alta, prestando maggior attenzione a chiudere la zona centrale del campo (quella da dove di solito arrivano i gol e le imbucate pericolose), sfruttando il blocco difensivo 3+3 costituito da centrali difensivi e centrocampisti. A questo accorgimento dovrà sommarsi uno specifico lavoro che aiuti i difensori ad aumentare la propria concentrazione e capacità di interventi in area di rigore, soprattutto sulle seconde palle, al fine di evitare interventi potenzialmente pericolosi.

Michele Tossani, classe 1978, analista tattico già collaboratore di realtà importanti come Rivista Undici e Il Napolista. Interviene anche su Radio Blu Toscana e Italia7 ed è autore di libri, tra cui “L’altro Mago. Mourinho dopo Herrera” edito da Limina

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