Derby diversi, sconfitte diverse: SPAL e Kleb meditano, tra affinità e divergenze

Bologna batte Ferrara 2-0. Piaccia o meno, è questo il bottino dell’ultimo weekend sportivo tra le due città. Sabato la Fortitudo ha avuto la meglio sul Kleb al palasport dopo una battaglia bellissima, intensa e incerta fino alla fine nell’anticipo della terza giornata del campionato di A2 di basket, mentre domenica è arrivata la botta più dolorosa: il KO della SPAL al Dall’Ara per 2-1. Certo, alla fine il risultato sempre negativo è, ma c’è sconfitta e sconfitta, e soprattutto c’è modo e modo di perdere.

Martelossi non è Semplici, il Kleb non è la SPAL, gli obiettivi sono diversi, la A2 cestistica non è la A di calcio. Tutto vero, ma in partite chiave e sentite dalla città come i derby con Bologna – che si parli di lancio del disco o finale di coppa del mondo di frisbee – sono altri i fattori che entrano in gioco. E la squadra di coach “Martello” ha fatto la sua porca figura e, pur afflitta dai dubbi lasciati in dote dalla scioccante sconfitta del turno precedente contro Imola (71-45), è riuscita a tener testa all’equivalente della Juventus (o forse sarebbe il caso di dire il Napoli, viste come stanno le cose) della A2, riscattandosi al 100% sotto gli occhi di un palazzo comunque soddisfatto nonostante il risultato negativo. Poi è il caso di guardare in faccia la realtà: la Fortitudo è la Fortitudo e se perderà cinque partite in tutto il campionato sarà già una notizia. Chi invece ha deluso nel giorno più importante è la SPAL. Non gli spallini, come sempre splendidi nella cornice a loro più ostile, ma abbandonati a loro stessi da una prestazione in larga parte inconsistente per un’ora abbondante. E dire che l’inizio contro i rossoblu era stato incoraggiante. Ok che i favori del pronostico non erano per gli ospiti, ma non è che il Bologna sia esattamente irresistibile, nonostante l’ottimo momento di forma. Diciamo che qualcosa in più lo si poteva fare, come ha detto anche Semplici in conferenza stampa.

Che quando si perde si sarebbe sempre potuto fare qualcosa di più è sicuramente vero. Ma cosa si può rimproverare al Kleb? Magari la scarsa mira ai tiri liberi, oppure a Moreno e Venuto di aver sbagliato tanto al tiro, forse troppo. Per il resto, tutto quello che ci si augurava potesse avverarsi si è avverato: Hall e Rush si sono caricati la squadra sulle spalle nel momento decisivo, per non parlare di Cortese, il più atteso e, forse per questo motivo, la nota più positiva del sabato del palazzo. Lui, però, è una delle tante certezze della squadra di Martelossi, mentre Semplici, al momento, di certezze in campo non ne ha poi così tante. Il suo Cortese è Antenucci, guarda caso anche lui uno della vecchia guardia e l’ultimo a mollare a Bologna, premiato – si fa per dire – da un gol tanto bello quanto inutile. Dopo un mesetto a vedere il campo col contagocce ora chi lo schioda più dall’undici titolare. Il Rush di Semplici è Gomis, magari non splendido stilisticamente, ma tremendamente efficace quando c’è da togliere le castagne dal fuoco, e il suo intervento a valanga su Palacio ha avuto sulla partita la stessa importanza della tripla con cui il collega cestista ha dato ai ferraresi l’illusione di una rimonta storica contro la Fortitudo. Poi il miracolo non è avvenuto, ma intanto loro c’erano.

Chi non ha risposto presente all’appello sono stati gli esterni, Venuto e Lazzari, Moreno e Costa. E l’intero centrocampo spallino, troppo statico sia per aiutare la difesa che per supportare l’attacco. Big o comprimari cambia poco, il loro apporto non è stato sufficiente per scamparla in occasioni come queste, dove sono dettagli e motivazioni a fare la differenza. Ma al palazzo si è visto lottare, anche quando lo svantaggio dai bolognesi era di 13 punti. Poi ha vinto il più forte, tanto di cappello. Al Dall’Ara, invece, sul 2-0 non si è visto più nulla, fino a quando Ante7 non ha indovinato il destro della domenica. Troppo poco anche per alimentare i rimpianti, a parte i primi 20′ la SPAL non ha mai dato la sensazione di poterla vincere, tanto meno di rimontarla quando si è trovata sotto di due gol. Forse, in quel preciso istante, sarebbe servita una delle schiacciate a una mano di Cortese per riaccendere la miccia e scuotere i biancazzurri, ma il basket è una cosa, il calcio un’altra, la A2 è una cosa, la A un’altra. Solo una cosa è universale: il carattere. E quando di carattere non si difetta, anche una sconfitta può diventare meno amara.

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