Il ritorno a casa di Andrea Vanini: una vita in trasferta tra vittorie e promozioni

A pochi giorni dal Natale la Krifi Caffè si è regalata una inaspettata vittoria contro Portomaggiore, conquistando due punti al tie-break e festeggiando davanti ad una cornice di pubblico davvero da record. La pausa dovuta alle festività durerà tre settimane: i granata torneranno a giocare il 6 gennaio in trasferta a Perugia. In attesa di riprendere a guardare la pallavolo da bordo campo, abbiamo fatto un salto al palazzo per conoscere meglio uno dei protagonisti assoluti del derby contro il Sa.Ma: Andrea Vanini.

Raccontare la carriera pallavolistica di Vanini non è cosa immediata. Nato a Portomaggiore nel 1979, Andrea ha trascorso la sua adolescenza nelle palestre della provincia ferrarese. Diventato maggiorenne e con un diploma all’Istituto Superiore di Educazione Fisica in mano, ha salutato amici e parenti ed è partito alla ricerca di un posto come palleggiatore in giro per l’Italia: “Ho chiuso il mio primo contratto quando c’era ancora la lira! – scherza – ed in questi anni sono stato ovunque. Ho ricordi bellissimi sparsi in giro per tutta Italia: lavorare nella pallavolo per me significa vivere facendo la cosa che più mi piace. Se non avessi avuto la fortuna di diventare un professionista, mi sarei trovato un lavoro ed avrei continuato comunque a giocare. Perciò nel mio caso la carriera professionistica è quanto di meglio si possa fare”.

Dopo l’esordio in serie B a Lugo, Andrea è transitato per Reggio Emilia, Bolzano, Ferrara, Brescia, Milano, Massa, Viterbo e Spoleto. Nella sua bacheca personale figurano tre promozioni in serie B1, due promozioni in A2 e quattro campionati nella seconda categoria più importante d’Italia. Infine, dopo diciotto anni, Vanini ha scelto di tornare a casa: “E’ strano essere di nuovo qui: rientrare dopo tutto questo tempo è un po’ come cambiare vita. Già da qualche anno il mio nome circolava a Ferrara, ma io ho sempre preferito rimanere via perché la vita in trasferta fatta di sola pallavolo mi piaceva molto. Quest’anno, quando ho ricevuto l’ennesima chiamata, ho scelto di tornare. Per adesso sto bene, a casa c’è tutto quel che non avevo quando ero in giro: una casa da tenere in ordine, gli amici, la famiglia. E’ un modo diverso di organizzare il quotidiano”. Tra un campionato e l’altro, Vanini ha concluso gli studi magistrali in Scienze Motorie, per poi iscriversi alla specialistica di scienze della nutrizione umana: “A breve farò l’esame di stato per l’abilitazione come biologo nutrizionista. L’esame non è facile, ma spero di farmi questo regalo di Natale per potermi iscrivere all’albo e cominciare ad esercitare la professione”.

Con una carriera così ricca, è inevitabile che i momenti da ricordare siano tanti. Ma sceglierne uno da incorniciare come il più bello non è stato difficile: “Gli anni migliori li ho passati a Tuscania. E’ un posto fantastico, un piccolo paese in provincia di Viterbo che vive solo di pallavolo. C’è tanto tifo, la squadra è conosciuta da tutti, è un po’ come essere un giocatore della SPAL a Ferrara adesso che è in serie A. La finale promozione per la A2 è stata una delle partite più belle che abbia mai vissuto. Eravamo partiti cercando solo di fare bene, ma a fine anno ci siamo trovati in cima alla classifica nella lotta per il salto di categoria. E’ stata una promozione bellissima ed inaspettata”. Non sono mancati ovviamente nemmeno i momenti difficili: “La delusione più grande è stata la mancata promozione con Spoleto. Giocavamo in serie A2, avevamo vinto il girone ed avevamo completato la scalata dei playoff. In finale contro Castellana Grotte stavamo vincendo per due a uno. Nel quarto set eravamo 23-17: quando la partita era già vinta, abbiamo perso 26-24. Al tie-break, dopo essere stati in vantaggio per 11-7, abbiamo perso per 15-13. E’ stato come perdere due volte quando avevamo la promozione in mano”.

Dopo la sconfitta subita a Spoleto, Andrea è tornato a Ferrara per continuare a combattere. Nel match vinto contro la capolista Portomaggiore ha dimostrato tutta la sua grinta, schierandosi in campo nonostante la non completa guarigione dall’infortunio al polpaccio: “Mi sono allenato una sola volta con i ragazzi, il giorno prima del match. Sabato i medici mi hanno dato l’ok per l’ingresso in campo, Martinelli mi ha chiesto se me la sentivo ed io ho voluto giocare con il benestare della società. Sono contento di aver vinto, perché non si può dire che il derby sia una partita come le altre. Ricordo le attese per gli scontri tra Ferrara e Portomaggiore fin da quando ero bambino, questa è sempre stata la partita di cui si parla di più. Per me però le partite sono tutte importanti: come ho già detto, avrei preferito perdere questo sabato contro una squadra che merita la testa della classifica e vincere le partite che abbiamo buttato via contro Terni, Osimo e Fano. Magari avremmo perso il derby, ma non saremmo stati così lontani dalla zona playoff”.

Vanini è un vero e proprio senatore, sia in campo che in spogliatoio. Come ci si sente ad essere quello con più esperienza? “Già da qualche anno sono il più vecchio dello spogliatoio, se è questo che intendi (ride), ma devo dire che non mi pesa. La mentalità e la testa sono quelle di un ragazzino, anche se gli anni di esperienza fuori casa mi hanno fatto diventare più preciso nel mio lavoro. Finora non mi è servito far valere l’età, non mi sono mai imposto sui miei compagni. Ad eccezione forse dell’episodio di Simone Grazzi e delle scarpe dimenticate. Dopo la lunga trasferta, Simone si è reso conto di non aver portato con sé le scarpe per giocare. Mi sono arrabbiato molto, non avere le scarpe per un pallavolista equivale a non essere davvero in grado di entrare in campo. Per puro caso Cristian Vecchiatini (il team manager della squadra, ndr.) quel giorno è venuto con noi indossando delle scarpe da pallavolo dello stesso numero di quelle di Simone. Che si è salvato ed ha potuto giocare, ma ha dovuto anche subire un cazziatone”.

Lasciamo Andrea chiedendogli un pronostico per questo campionato: “Prima del girone di ritorno abbiamo ancora uno scontro diretto, vincerlo sarebbe molto importante. Portomaggiore e Macerata sono squadre molto attrezzate e si sono ulteriormente rinforzate, perciò fare un risultato come quello dell’anno scorso non è assolutamente facile. Come squadra abbiamo già avuto i nostri problemi, speriamo che siano finiti. L’unica cosa che davvero conta è arrivare a fine anno senza rimpianti, senza pensare di avere potuto fare di meglio. Se poi arriveremo fuori dai playoff, vorrà dire che avremo dato comunque il massimo”.

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