Interrogazioni di fine anno. Cinque domande a Marcello Cottafava, allenatore della Primavera

Un altro anno di duro lavoro sta per andare in archivio anche sul fronte del settore giovanile. Per fare il punto sulla stagione delle varie selezioni biancazzurre abbiamo deciso di incontrare tutti i rispettivi allenatori per fare con loro il punto attraverso cinque domande chiave (più una extra).

Si parte da Marcello Cottafava, allenatore della Primavera.

Mister dovesse trovare un aggettivo per la stagione appena trascorsa, quale sarebbe?
“Mi vengono in mente due aggettivi: divertente e faticosa, nella sua accezione positiva ovviamente. Siamo partiti dal punto zero in una categoria nuova, con un gruppo diverso ed uno staff rivoluzionato: il percorso è stato complicato e difficile, ma la strada fatta è tanta e penso che si sia portato avanti un progetto che ci ha fatto raggiungere obiettivi ad agosto neanche sperati e che è solo all’inzio. Quindi sono contento di quanto fatto: può sembrare un anno deludente dato che abbiamo mancato i playoff, ma io non lo penso e vedo grossi miglioramenti sotto ogni aspetto, considerando sempre che è una goccia nell’oceano”.

Qual è stato l’insegnamento più importante che sente di aver trasmesso alla sua squadra?
“Ho a che fare con ragazzi che sono ad un passo dal mondo del professionismo, quindi tutti gli aspetti su cui lavorare sono importanti perché serve un po’ tutto. Ho cercato di concentrarmi specialmente sulla professionalità e sulla mentalità, richiedendo un’attenzione massima tutti i giorni. Ho consigliato di mantenere uno stile di vita da atleta anche fuori dal campo. Oltre che tecnicamente e tatticamente, dove ci sono margini di miglioramento è in quest’abitudine a stare concentrati ai massimi livelli, aspetto che abbiamo pagato nell’ultima partita dove c’era della pressione e ci siamo trovati in difficoltà. Il punto mancato a Chiavari mostra la differenza tra un passato in cui non si era pronti a giocare certe partite e l’abitudine a lavorare con determinate pressioni, che deve diventare una costante per un settore giovanile come il nostro ed è un po’ quello che si sta facendo sin dalle prime leve”.

Secondo lei quanto può essere importante la vita privata di un giocatore di quest’età per la sua crescita calcistica?
“E’ difficile intervenire fuori dal campo, perché questi ragazzi alla loro età fanno una vita quasi autonoma e capire il loro privato non è sempre agevole. Io ho cercato di trasmettere regole di vita sportiva in base alla mia esperienza, anche se non è mai bello dare troppe lezioni o essere un esempio come se avessi la verità in tasca. Qualche dritta sull’alimentazione, sulla gestione della pressione e su quanto sia importante lasciare fuori dal campo la vita privata l’ho data. Fortunatamente non ci sono mai stati problemi grossi a livello comportamentale, ma oggigiorno i ragazzi non sempre hanno in testa cosa devono fare, quindi sulla gestione dello stress e dell’alimentazione l’allenatore deve intervenire, mentre sotto altri aspetti devono imparare loro a gestirsi, anche perché tra qualche anno non ci saranno più i genitori a pensare ai loro problemi, quindi lasciamo che li risolvano da soli”.

In quale aspetto  i ragazzi potevano fare meglio?
“Non mi sento di muovere delle critiche al gruppo per il lavoro svolto quest’anno, è stato un percorso quotidiano in cui ci si deve allenare a stare sempre al massimo. Nelle partite giocate in questa stagione non ci sono mai stati veri e propri blackout se non in alcuni momenti, ma questo lo provano anche le grandi squadre ed è normale. La base c’è e nonostante gli alti e bassi per dare una svolta occorre alzare un po’ la media. Se potessi cambiare qualcosa vorrei quel punto a Chiavari, perché sarebbe stata la gratificazione di un percorso che i ragazzi meritavano, così come i miei collaboratori ed io per ultimo: per chi fa sport ci vuole anche la gratificazione materiale, la vittoria, con tutto ciò che comporta. Questa soddisfazione non c’è stata e non vorrei che questo passo falso minasse la consapevolezza che il percorso è stato positivo, nonostante ciò non significhi che non si possa fare di più”.

Qual è stata invece la soddisfazione più grande provata questa stagione?
“La soddisfazione più grande è stata senza dubbio allenare questo gruppo nuovo. Io sono alle prime esperienze, ai primi anni di una carriera che ho deciso di iniziare e non so dove mi porterà: ne abbiamo passate di tutti i colori ed il mio sogno sarebbe che questi calciatori riuscissero a realizzare i loro obiettivi”.

C’è qualcuno nel suo gruppo che ha il potenziale per arrivare in prima squadra o, più in generale, di sbarcare tra i professionisti?
“In questo gruppo ci sono giocatori interessanti che hanno la capacità di affermarsi tra i professionisti, quindi sicuramente credo e spero di sì. Il fatto che arrivino o no ad alti livelli poi non è sempre scontato perché i fattori che influenzano le carriere sono sempre tantissimi. Comunque ho visto partite di altre leve e confrontandole coi calciatori della mia squadra posso dire che più di qualcuno ha le potenzialità. Ogni tanto qualcuno di loro si allena coi grandi e mi fa piacere, perché quando tornano si rendono conto del divario tra Primavera e prima squadra: ora la SPAL è in serie A ed ha calciatori di prim’ordine, quindi è difficile per questi ragazzi trovare spazio. Tuttavia restare a contatto coi grandi e confrontarsi con loro in allenamento è una grossa opportunità per loro”.

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