La Gazzetta fa la conta dei “sesti uomini” della serie A: Everton mastino tra gli attaccanti

Le tasse, la morte… ed Everton Luiz che entra dopo (almeno) 15 minuti del secondo tempo nelle partite della SPAL. Le certezze della vita sono poche e una di queste riguarda il centrocampista brasiliano alla sua prima stagione piena di serie A. La Gazzetta dello Sport infatti lo include nella sua lista dei “sesti uomini” più utilizzati del campionato, mutuando un termine tecnico proveniente dal basket. Per i non ferrati sull’argomento, Chiara Di Paola spiega così il concetto: “E’ quel giocatore che ha il compito ben preciso di entrare a partita in corso per spezzare gli equilibri e per dare il quid in più all’andamento della partita. Jolly, carta vincente, ma anche ruolo controverso: il sesto uomo gioca sempre bene, spesso è persino il migliore, cambia l’indirizzo del match, si rivela letale eppure non riesce mai a conquistarsi un posto da titolare. Non perché non lo meriterebbe, ma perché è indispensabile proprio per sparigliare il gioco“.

Detta così non sembra si stia parlando di un giocatore come Everton. Sia per caratteristiche, sia per capacità di incidere significativamente sull’economia delle partite. Infatti nel panorama della serie A queste riserve ad alto minutaggio – chiamiamole pure così – sono attaccanti o centrocampisti offensivi: Cutrone del Milan, Kownacki della Sampdoria, Correa della Lazio, Keita Balde dell’Inter, Bernardeschi e Douglas Costa della Juventus e via così. Ovviamente non tutti possono permettersi giocatori del genere. Ma scorrendo questa particolare classifica ci si rende conto che anche le squadre della colonna destra della classifica tendono a inserire giocatori del tutto diversi da Everton: per esempio nel Bologna questo ruolo tocca ad Orsolini, mentre nel Cagliari è affidato a Farias e nel Frosinone a Soddimo. Solo l’Empoli col giovanissimo Traoré (2000) rappresenta un’eccezione comparabile a quella proposta dalla SPAL.

C’è però una coerenza di fondo nell’utilizzo di un giocatore come Everton e sta nella natura di una SPAL costruita per essere solida in tutti i reparti, a costo di pagare la mancanza di fantasia e di abilità nell’uno contro uno. Tolto Lazzari con la sua velocità, le soluzioni offensive fanno leva su altri presupposti, come il possesso palla prolungato e il recupero palla per una rapida transizione. In determinate situazioni il brasiliano può contribuire a creare questi break, peccato che le sue qualità in impostazione siano parecchio limitate. Non sorprende infatti che le sue prestazioni migliori in questa stagione siano coincise con le quattro vittorie della SPAL, con le relative partite già indirizzate: contro Bologna, Parma, Atalanta e Roma il numero 25 è entrato per rafforzare la linea mediana e spezzare le trame altrui, contribuendo alla difesa del risultato. Media voto (tra tutte le testate giornalistiche): 6.10. Di contro il suo impiego con la SPAL in svantaggio non ha finora prodotto il risultato sperato. In quei casi Everton non è riuscito a fornire quell’apporto di dinamismo necessario in fase di recupero del pallone e ripartenza dell’azione, finendo col fornire prestazioni giudicate perlopiù insufficienti (5.7). Per non parlare dell’unica apparizione da titolare, contro la Sampdoria, in cui è finito nella lista dei peggiori in campo (5.18) per aver perso Linetty in occasione dell’azione del pareggio blucerchiato.

[un esempio di recupero in zona offensiva e successivo “riciclo” del pallone con la SPAL in svantaggio] 

A proposito di certezze: con l’assenza di Kurtic (ne avrà come minimo per altri dieci giorni), la squalifica di Schiattarella e la possibile assenza di Valoti per infortunio, a Roma rischia proprio di essere di nuovo il momento di Everton al primo minuto. Nel caso toccherà a lui (da diffidato) dare battaglia a Milinkovic-Savic e Parolo sulla linea mediana della Lazio.

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