Tra i protagonisti di Mobyt-Assigeco, seppure per ragioni diverse, ci sono Gabriele Spizzichini e Simone Flamini. Il primo ha dato un contributo determinante ai biancazzurri soprattutto in termini di apporto difensivo, mentre il secondo era all’esordio con la nuova maglia ed è stato costretto a giocare ben più minuti rispetto al previsto, a causa dell’infortunio a Infanti.

GABRIELE SPIZZICHINI

Quella di oggi è la classica partita che ogni giocatore vorrebbe giocare, soprattutto se coronata dalla vittoria. Una partita dove, se non hai attributi e se non hai carattere non vinci mai.
“Intanto abbiamo vinto, perché se non fosse stato così sarebbe tutto diverso. Siamo stati bravi a rimetterla in piedi e a ricompattarci in difesa, cosicché è migliorato anche l’attacco.”

Il quarto periodo di stasera è stato straordinario per l’intensità che avete messo in campo. Sembra che vi siate lasciati alle spalle le difficoltà degli ultimi tempi. Come avete fatto?
“Abbiamo preso fiducia. All’inizio i loro cambi difensivi ci hanno messo in difficoltà, ma poi ci siamo messi lì con la testa, ci siamo detti le cose da fare e abbiamo reagito. Soprattutto è cambiata la nostra partita a livello difensivo, nel primo quarto abbiamo subito una serie di appoggi in solitaria dovuti a una brutta difesa sul pick&roll. Nel terzo periodo ci abbiamo messo molta più intensità, abbiamo recuperato palloni e di conseguenza tutto è stato più semplice.”

Avete lanciato un messaggio alle altre squadre del campionato: il primo posto è vostro e non avete intenzione di cederlo senza lottare.
“Noi guardiamo partita per partita, oggi abbiamo portato a casa i due punti e ci siamo distanziati ancora di più da Casalpusterlengo. Siamo contenti, ora con l’arrivo di Flamini dobbiamo riprendere il cammino da dove lo avevamo interrotto con Casadei. Simone viene da un periodo di inattività, ma rimane un giocatore molto forte, importantissimo sia in partita sia in palestra durante la settimana, dove ha sempre una parola di incoraggiamento per tutti. Ci sarà da divertirsi.”
SIMONE FLAMINI

Simone, la settimana scorsa di questi tempi eri a Miami, rilassato e senza pensieri. Ti saresti mai immaginato di trovarti in questa situazione a soli sette giorni di distanza?
“Negli ultimi mesi la mia vita ha subito diverse variazioni, ma è così che funziona. Sono contentissimo per la vittoria di stasera e mi sento in dovere di ringraziare i ragazzi che mi hanno aspettato, cercato e dato modo di inserirmi al meglio nell’organico, forse aspettandosi qualcosa di più da me, ma che non sono ancora riuscito a dare. La cosa che non ho detto in spogliatoio è che mi è piaciuto molto l’atteggiamento degli ultimi due quarti: siamo rimasti uniti e siamo stati bravi ad interrompere il loro buonissimo momento e a portare l’inerzia della partita dalla nostra parte.”

Quando sei stato presentato, hai detto che ti saresti dedicato al cosiddetto “gioco sporco”. Questa sera con quel rimbalzo nel quarto perido e quella palla recuperata importantissima, ci sentiamo di dire che ci hai messo del tuo, magari più in attacco che in difesa.
“Quello è un problema che ho da una vita. Soprattutto adesso in deficit di ossigeno e di confidenza con la palla, avrei potuto osare qualcosina di più in attacco ma non me la sono sentita. E’ stato un grande Casadei che a fine primo tempo mi ha detto: ‘Adesso, però, devi uscire fuori il vero te’. E così ho cercato di fare, attraverso quello che so fare meglio, cioè difendere. La partita secondo me è cambiata dopo tre episodi: due difese fortissime di Michi (Ferri, ndr) e un canestro di Julius (Mays) che, di fatto, aspettava da due quarti”.

Ammesso che tu avessi bisogno di adrenalina,  i presupposti ci dicono che da qui alla fine di adrenalina ne scorrerà a fiumi.
“Quello che io cercherò di fare, che è la mia caratteristica, è trasmettere ai compagni voglia e intensità. Non che ne abbiano bisogno dato che se sono, anzi siamo, mi sbaglio ancora con i verbi (ride, ndr), arrivati fino qui è grazie alla difesa, alla cattiveria agonistica, alla voglia di fare bene e al lavoro in palestra, tutte cose che dobbiamo portare fino alla fine; io sono qui per garantire questo”.



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