Se non è una seconda giovinezza poco ci manca: nelle ultime due stagioni e mezza Massimiliano Varricchio ha messo a segno la bellezza di cinquanta gol con le maglie di Cuneo, Giacomense e Spal. Non male per un giocatore che lo scorso 14 novembre ha compiuto trentasette anni. Ovviamente i gol che interessano di più sono i tredici che l’attuale capitano biancazzurro ha messo a segno nel girone d’andata della Spal. Quota ventidue della scorsa stagione non sembra lontanissima vista la media realizzativa dell’attaccante di San Giovanni in Persiceto, ma quest’anno più che la gloria personale c’è un obiettivo enorme da raggiungere tutti insieme, ossia la promozione nella Lega Pro unica. Di questo e altro abbiamo parlato con Varricchio, per tracciare un bilancio del 2013 che va concludendosi.

Il girone d’andata si è appena concluso, qual è il tuo bilancio di questa prima parte stagione?
“Questa stagione non è certo iniziata nel migliore dei modi. Abbiamo fatto abbastanza fatica a trovare un equilibrio, e i risultati erano non negativi, perché abbiamo perso poco, ma sicuramente mediocri e non sufficienti per l’obiettivo importante che quest’anno abbiamo. La seconda parte invece è stata qualcosa di straordinario. Siamo riusciti veramente a cambiare marcia e a realizzare venti punti  in nove partite. Un passo da capolista che ci ha consentito di recuperare molto terreno. Siamo stati bravi a girare la situazione”.

Cos’è cambiato?
“A livello tattico sicuramente è cambiato qualcosa. Mister Gadda ha introdotto un sistema di gioco tutto nuovo e noi ci siamo messi tutti a sua disposizione, come lo eravamo prima con Leo Rossi. Ma quello che ha cambiato la china è stato riuscire centrare un paio di risultati importanti che hanno rialzato il morale, e questo ci ha aiutato ad avere molta più fiducia nei nostri mezzi e a scendere in campo con più tranquillità. Da lì poi, continuando a lavorare, è stato un crescendo. Diciamo che il più era sbloccarsi e ricominciare a credere di potercela fare, e da questo punto di vista anche l’ottimo rapporto che abbiamo col pubblico ci ha dato una mano. Ora però bisogna continuare, perché c’è ancora molto lavoro da fare”.

Come sarà il girone di ritorno?
“Sarò ancora di più una battaglia. Tutte le società vedranno ridursi il tempo a disposizione per recuperare. Il margine di errore diventerà minimo, e tutte le squadre che ambiscono alla salvezza quindi giocheranno veramente al massimo, soprattutto chi già si trova a rincorrere le prime otto posizioni. Tutte le partite saranno davvero, come si dice i solito, delle piccole finali, tutte da lottare e senza squadre già battute sulla carta. Per quanto riguarda noi chiudere l’andata in una posizione di classifica buona sicuramente ci consente di partire con un buon vantaggio, però non ci dà nessuna sicurezza. Come ho detto, dobbiamo continuare a lavorare e fare punti  finché non sarà l’aritmetica a dire che l’impresa è fatta”.

Quali saranno le squadre da tenere d’occhio? Oltre alla S.P.A.L., ovviamente.
“Su otto posti disponibili per la salvezza-promozione direi che Santarcangelo e Bassano hanno iniziato a mettere una seria ipoteca sulla loro presenza. Poi ci sono Alessandria e Mantova, che adesso sembrano un po’ sotto tono, ma secondo me come organici sono forse le migliori di tutto il girone, e credo che in corsa verranno fuori. Rimangono quattro posti, e uno ovviamente dev’essere il nostro”.

In generale, qual è l’aspetto migliore e quello peggiore della S.P.A.L. di oggi?
“L’aspetto più bello è quello caratteriale. Anche quando le cose non andavano troppo bene la squadra ha sempre dato tutto, e questo va riconosciuto. Poi ci sono tante cosine da migliorare, principalmente su campo. Abbiamo subito tanti gol ad esempio, e qui bisogna migliorare alla svelta, e abbiamo già iniziato. Poi anche in fase offensiva forse dovremmo cercare di creare più occasioni. Fino ad ora abbiamo sfruttato al massimo le occasioni, però soffriamo anche di lunghi periodi di discontinuità durante la partita in fase di creazione”.

Dei nuovi arrivati Lebran e Berretti  cosa si può dire?
“Si sono inseriti molto bene, anche grazie alla serenità del gruppo e al momento abbastanza tranquillo. Si allenano al passo con tutti, e penso che inizieranno presto a dare il loro contributo”.

La società come la sentite?
“La sentiamo molto vicina, e ci sembra soddisfatta, specie dopo l’inizio travagliato. Credo non si aspettassero nemmeno una crescita di squadra così importante in così poco tempo. Ma questo in un certo senso è anche merito loro. All’inizio c’era un po’ di tensione, è inutile nasconderlo. Quando c’è in palio una posta importante, in una piazza importante, e le cose non girano è difficile mantenere sempre la calma. Però la dirigenza ha saputo comunque evitare che la cosa degenerasse, e hanno creato un clima di stimolo, che ci ha tenuti sul pezzo. Ora siamo tutti più tranquilli, lo si è visto anche dalla serata della cena natalizia. Un momento bellissimo, dove si ha avuta davvero la sensazione di una grande famiglia, senza parlare poi di un presidente scatenato e sopra le righe, con i suoi discorsi, e i suoi sketch. In anni di carriera non avevo mai visto una cosa del genere, ha fatto da vero padrone di casa, ed è stato grande. Sono queste cose che creano un ambiente dove lavorare è sicuramente più facile. Ma torno a dire: guai a sedersi proprio ora!”

Parliamo di te: solo metà stagione e già una valanga di reti  segnate. Il fiuto del gol è ancora quello dei giorni migliori, e la tifoseria apprezza molto. Com’è ricevere tanto affetto?
“Alcune piazze importanti le ho già visitate, e ho già visto come una tifoseria sia in grado di manifestare il proprio affetto. Queste però sono emozioni a cui non ci si abitua mai. L’entusiasmo che vedo qui a Ferrara è bellissimo in generale, nei confronti di tutta la squadra, e per quello che riguarda me rimango sempre esterrefatto. Ogni volta che segno è una festa, e anche l’ultima in casa contro il Mantova, quando sono stato sostituito sul due a zero, sentire la curva urlare il mio nome solo perché stavo lasciando il campo… beh, mi ha fatto venire un po’ di pelle d’oca. Posso solo ringraziare e cercare di ricambiare questo affetto dando tutto quello che posso ogni domenica”.



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