La notizia battuta in queste ore non ha nulla di clamoroso: il calcio è anche questo e a certe situazioni è bene abituarsi e in fretta. L’appeal della SPAL, piaccia o no, a livello nazionale è ancora in divenire a prescindere dall’integerrima serietà della famiglia Colombarini e questo per colpa di un passato non proprio così lontano e nemmeno lungimirante, così come non è ancora sufficiente, ahinoi, far vedere video e foto di cinquemila tifosi in festa a un giocatore per convincerlo che questa è la piazza giusta dove vincere e metter radici. I tempi sono cambiati e a certi treni è difficile rinunciare. Carpe diem è il motto che tutti adotteremmo e biasimarli no, non si può. L’idealismo lasciamolo altrove.

Non deve essere semplice, quindi, chiedere a un giocatore di 33 anni come Crocefisso Miglietta, neo capitano e in biancazzurro da due mesi, di rinunciare a una ipotetica B – quel Novara del suo ex allenatore Toscano che lo ha esplicitamente richiesto – né si può colpevolizzare il ragazzo di mancata professionalità in caso di addio. Ferrara, per Miglietta, si diceva all’inizio fosse stata anche una scelta di vita: la moglie è di Cesena e per questo avrebbe scelto la nostra città, per riavvicinarsi a casa. Novara, paradossalmente, lo porterebbe leggermente più in là ma con la garanzia, in caso di ripescaggio, di andare a giocare in B: si può legare un giocatore contro le sue fisiologiche volontà in un ruolo così delicato? Chi direbbe no a una B a 33 anni? Quindi è meglio perderlo ora che perderlo pur… continuando a rimanere in biancazzurro, a prescindere dall’indiscussa professionalità del ragazzo: inconsciamente, infatti, un eventuale rammarico per non aver avuto la possibilità di salire di categoria, potrebbe giocargli ulteriori brutti scherzi in campionato, là dove i biancazzurri non possono permettersi errori.

La SPAL non può avere dubbi e il giocatore neppure. Se Miglietta vuole ‘ascoltare’ il Novara, la SPAL ha l’obbligo di lasciare andare il suo miglior giocatore alla cifra che vale e senza imporre nessun braccio di ferro, tirare su e reinvestire. Il problema sarà non tanto trovare uno come Cris, quanto trovarne uno bravo a calarsi subito in una realtà come quella ferrarese a pochi giorni dal via. Non avrebbe colpe Miglietta. Non le avrebbe neanche il Novara che segue un discutibile regolamento che permette un doppio trasferimento nella stessa sessione di mercato. Non le avrebbe, soprattutto, il diesse Vagnati che ha voluto il giocatore più di ogni altro, inseguendolo sin dallo scorso dicembre. Da via Copparo dicono sia incedibile: ma bisognerebbe sapere se nella testa di Miglietta si è insinuato anche solo per un millisecondo l’idea di andare. Se così fosse vada in Piemonte per il bene di tutti, il suo e quello della SPAL, senza rancore alcuno. Ce ne faremo una ragione, consci che questo è il calcio di oggi, dove gli uomini passano e resta solo, si fa per dire, la maglia per cui tifare.



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