Il temporale di questo pomeriggio non ha contribuito a far scendere la temperatura che si è improvvisamente alzata attorno all’ambiente spallino in settimana: il capitano e il giocatore più esperto della rosa biancazzurra, faro indiscusso della compagine di Oscar Brevi, ha infatti ufficialmente chiesto di essere ceduto. Un fulmine a ciel sereno, si dice, perché nulla era mai trapelato dal riservato Criss che facesse sospettare un simile malcontento. Rabberciare la coperta è stato il primo passo da parte della dirigenza: si è cercato di smorzare i toni, di rassicurare che nulla è successo, ostentando la certezza di essere capaci di ricomporre i cocci di un rapporto di cui Miglietta, allettato dalle avances di Mimmo Toscano a Novara, non ne vuole, evidentemente, più sapere.

La società è stata colta di sorpresa ed è facile immaginare sia rimasta impietrita davanti alla risolutezza di quello stesso giocatore su cui a giugno aveva puntato ciecamente e che aveva incoronato senza riserve con tanto di fascia e come “l’elemento fondamentale su cui costruire la squadra”. A questi improvvisi cambi di rotta non si è mai pronti ma esistono soluzioni: la più importante, quella che ammalia e lusinga più di tutte e spesso risolve, è il vil danaro. Ma non è bastato neppure proporre un oneroso ‘cachet’ triennale sul contratto per far passare il mal di testa a Miglietta né per farlo desistere da quello che, a questo punto, non può più essere etichettato solo come un passeggero e venale colpo di sole: bisogna prendere atto che si tratta di una precisa volontà del ragazzo che, puntando i piedi, chiede di poter cogliere al volo quell’opportunità in B – tutto lascia infatti pensare che lunedì sarà il giorno in cui il Novara sarà riammesso tra i cadetti – che sa tanto di ultimo treno della sua carriera. A fronte di nessuna clausola apposta sul contratto che glielo impedisca, evidentemente, convincerlo – leggi forzarlo – a rimanere pare complicato. Pur riuscendoci poi, bisognerebbe fare i conti ogni volta con tutte le conseguenze del caso: basterebbe una partita giocata male, infatti, e i tifosi inizierebbero a dubitarne dell’impegno; senza dimenticare che sarebbe pressoché impossibile (ri)presentarlo come capitano a una piazza che ha già espresso tutto il suo disappunto verso la vicenda e il disgusto per il comportamento tenuto dal giocatore.

Miglietta, quindi, simbolo di granitica spallinità? Proprio no: Cris Miglietta, a malincuore – perché nessuno in C, sulla carta, ha un regista con il suo curriculum – è vicino a chiudere ancor prima di cominciare l’esperienza con la maglia della SPAL. Persino i tifosi l’hanno buttata sul ridere, o quasi, quando hanno saputo che il ragazzo non sarebbe sceso in campo contro il Forlì per due linee di febbre: una classica scusa da scuole superiori per saltare interrogazioni e compiti in classe. Sui social, in questi giorni, in molti si sono scatenati e hanno dato libero sfogo a tutte le loro perplessità e frustrazioni del caso, schiaffando in faccia al giocatore, in soldoni, il biglietto di sola andata per “ovunque ma non qui”. Qualcuno ha usato indifferenza, altri parole dure che trasudano una comprensibile e profonda amarezza, capaci di contraddistinguere solo un innamorato tradito. Difficile il ragazzo trovi lontano dalla città estense un simile e – spesso – smisurato affetto che chiedeva in cambio solo, si fa per dire, un po’ di rispetto per la parola data. Come dar torto, quindi, a chi avanza maliziosamente l’ipotesi che il malanno di Miglietta sia solo una febbre da… Novarello. Anche alla luce del fatto che i piemontesi, adesso, faranno proprio leva sulla volontà del ragazzo pur di spendere il minimo sindacale per assicurarsi le prestazioni del regista pugliese.

La SPAL cosa dice? Cosa farà la SPAL? Il Novara sa che la SPAL non può permettersi – ma soprattutto non vuole – pagare un giocatore per farlo accomodare in tribuna solo per partito preso; sa anche che la SPAL non potrà permettersi di tornare sul mercato con un Miglietta infelice a far da sfondo, senza contare che sarebbe meglio non dare altre grane a Brevi che avrà già il suo bel daffare nello spogliatoio, sia per ricompattarlo, sia per trovare un altro capitano aspettando un altro giocatore con le caratteristiche di Criss e con tutte le conseguenze inevitabili del caso sul lavoro svolto in ritiro a far da cornice. In più la vicenda stonerebbe con la praticità che contraddistingue da sempre i Colombarini e l’orgoglio di Mattioli. Chi non sposa il progetto della Famiglia, è noto, va. Quanto importante sia Miglietta per il progetto spallino lo dice anche il silenzio perpetrato intorno alla vicenda, uscita solo quando il bubbone lo si è scoperto a livello nazionale. Emarginarlo come un appestato relegandolo in un lazzaretto per farlo tornare a più miti consigli no, non è nello stile di una dirigenza che, in maniera intelligente, preferisce il dialogo.

Ha recepito e incassato, maturato che Ferrara non è piazza ancora per tutti. In tanti verrebbero a giocare qui, sì, ma non tutti sarebbero pronti a rinunciare alla B per giocare con i nostri colori. E chissenefrega se là sono stati ottomila in A e qui siamo stati ventimila in C1: sono altre le cose che spostano l’ago della bilancia e fanno decidere. La realtà è che Ferrara negli ultimi 35 anni ha visto la B due volte, mentre il Novara 5 volte la B e 1 volta la A negli ultimi 6 anni. Fa male ma è così. Serve tempo per ricostruire un’immagine importante: la strada intrapresa da Mattioli e la Famiglia Colombarini è sicuramente quella giusta e scivoloni come questi fanno e faranno parte dell’irrazionale mondo del calcio fino a quando saremo condannati a navigare in questa categoria. L’unica speranza è quella di trovarci al più presto dall’altra parte e di essere noi a dettare le regole e fare la parte del leone anche in fase di mercato. Ma per farlo occorrerà puntare in futuro su uomini diversi e su giocatori, magari, che non hanno nei pensieri ultimi treni da prendere.



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