Chi ben comincia è a metà dell’opera, recita la saggezza popolare. Noi speravamo che domenica questo detto sarebbe andato a genio alla SPAL, invece è stato il Pontedera a iniziare col piede giusto e le ragioni dell’ottimismo sono tutte sue. I toscani hanno espugnato il Mazza con un tre a zero che non ammette repliche, e il nostro campionato, manco a dirlo, procede già in salita. Cosa ci volete fare, amici: il nostro destino è di masticare amaro, e i rospi ormai ci tocca ingoiarli con più frequenza dei cappellacci di zucca. Se non fossimo malati di SPAL, verrebbe voglia di piantar lì tutto e… buonanotte suonatori.

Invece siamo qui ad almanaccare sui motivi della sconfitta, inventando storie sui se, che non hanno senso: e se l’arbitro…; e se Brevi avesse fatto giocare Tizio invece di Caio (non De Cenco); e se il presidente…; e se, e se, e se. Non si finisce più: è meglio lasciar perdere, voltare pagina e pensare alla prossima con la solita fede incrollabile.

Abbiamo una settimana davanti, tante faccende a cui pensare e altrettante occasioni per distrarre la mente dai dispettucci bianco-azzurri. Anche il cielo grigio di questa fine pseudo-estate sembra risparmiarci tristi richiami ai nostri amati colori, e noi tiriamo avanti, soddisfatti che il tran tran quotidiano non lasci posto alla noia. Una buona lettura da gustare, un po’ di smanettamento sui tasti del computer alla ricerca di un pensierino disperso nei meandri del nostro cervello, qualche piacevole serata tra amici: e il tempo libero scorre che meglio non si può. Alla SPAL inizieremo a pensare a ridosso dello spezzatino, al quale non si sfugge, neanche se si rientra tra i vegetariani più convinti. Questo oggi è il calcio, amici: prendere o lasciare, e andiamo in pace.

Perché perché la domenica mi lasci sempre sola…, cantava un tempo Rita Pavone. Una canzone che ai ragazzi più giovani forse andrebbe spiegata, perché ignorano di un’epoca in cui tutte le partite, ma proprio tutte, si giocavano alla domenica pomeriggio, con inizio, su tutti i campi, alla stessa ora. Erano i tempi di Tutto il calcio minuto per minuto, quando si andava alla SPAL con in mano la radiolina a transistor che ci aggiornava con puntualità sui risultati dagli altri campi. La sera della domenica i giochi erano fatti, e la classifica si sarebbe mossa di nuovo di lì a sette giorni. Non c’era spazio per quell’happening pallonaro che oggi occupa un intero week-end e rischia di minare la stabilità delle famiglie italiane.

A quei tempi – facciamo cinquanta anni fa, tanto perché sia conto tondo -, si poteva anche iniziare un campionato di serie B come quello del 1964 con una vittoria per 4-1 in casa contro la Pro Patria. E la cosa curiosa – o almeno incomprensibile per lo spallino moderno – era che a segnare potevano pensarci anche tre nuovi acquisti come Bagnoli, Muzzio e Cavallito. Come si vede, allora  la saggezza popolare poteva dare il meglio di sé anche a Ferrara, perché essa non si dimostrò mai così profetica come alla prima di quell’esaltante campionato. Alla fine infatti fu serie A e noi guardavamo dall’alto diciassette delle diciannove avversarie, tra le quali spiccavano piazze come Napoli, Brescia, Padova, Modena, Verona, Reggiana, Parma, e altre.

Eh sì, amici, possiamo dire che erano proprio altri tempi. Ora non ci resta che sperare che, giocando al sabato, la ruota cominci a girare nel verso giusto. Chissà, forse è la domenica che ci porta iella. Infine chiediamoci anche se per caso col lunedì abbiamo dei conti in sospeso: qualche posticipo toccherà di sicuro anche a noi.



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