Tre anni fa di questi tempi la SPAL presentava due nuovi acquisti per il mercato di gennaio: un esterno sinistro e un centravanti. Sereni dal Rimini e Falomi dal Gavorrano. Oggi per quegli stessi ruoli sono arrivati Costa dal Chievo e Floccari dal Bologna. Passa in fretta il tempo, eh? Nello spazio di appena tre stagioni si è passati dal puntellare una rosa che doveva disperatamente centrare i primi otto posti in Seconda Divisione all’arricchirne una che può legittimamente sognare un doppio salto che avrebbe del clamoroso.

Da questo punto di vista l’arrivo di Floccari vale come un segnale, verso la Ferrara sportiva ma anche a tutto il resto del panorama italiano: la SPAL è qui per restare e non ha paura di pensare in grande. Anche con scelte che puntano a pagare sul breve termine, almeno sul piano tecnico. Come passare dal ventenne Cerri al trentacinquenne Floccari. Questo trasferimento, impensabile anche solo fino ad un anno fa, serve anche per rafforzare la SPAL sotto il profilo mediatico e darà un’ulteriore spinta alla reputazione della società. La notizia di un ingaggio così rilevante infatti non ha solo alimentato l’interesse della stampa sportiva, ma ha anche consolidato la posizione della SPAL tra gli addetti ai lavori: direttori sportivi, procuratori, giocatori. Un po’ come accadde in estate con l’ingaggio di Antenucci, si è voluto dare la dimostrazione che in via Copparo c’è un progetto di crescita in grado di attrarre grandi calciatori. Questo genere di dinamica può innescare un circolo virtuoso e convincere altri giocatori di alto profilo a vestirsi di biancazzurro. Certo, c’è sempre una componente di rischio: Floccari arriva forte di un curriculum prestigioso, ma ha gli anni migliori della carriera alle spalle. Se dovesse deludere le aspettative la gente non esiterebbe ad additarlo come “bollito” ed a criticare la SPAL per aver puntato su un giocatore così avanti con l’età, magari a scapito di qualche giovane promessa. Ma si tratta di un rischio che vale la pena correre quando si è a una manciata di punti dalla vetta della serie B e tutto un girone di ritorno da giocare.

Soprattutto perché le ambizioni e la programmazione che dovrebbe sostenerle non si riflettono solo sulle scelte di mercato. I fatti dicono che la SPAL di stagione in stagione si sta consolidando: lo dimostrano l’attenzione sulla ristrutturazione del Mazza, il corposo investimento sulle strutture di via Copparo, il crescente sforzo per il progresso delle giovanili testimoniato anche dall’imminente partecipazione al Torneo di Viareggio. Nello spazio di tre anni e mezzo si è passati da un’identità iper-locale – quella della Giacomense – a un profilo nazionale, pur con forti connotati di ferraresità. Nel calcio degli investitori stranieri e dei bilanci creativi non è cosa di poco conto. In fondo la sfida vera per il futuro non è tanto conquistare o meno la serie A, ma continuare a crescere senza snaturarsi eccessivamente in nome della scalata all’alta società. Coltivare le ambizioni, raggiungere gli obiettivi, ma sentirsi pur sempre grez e aldamar, come all’inizio.



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