14 settembre 1994. Sbalordito e quattordicenne. Quella tragica notizia alla quale non ero pronto. Capendo, poi soltanto con la vita e negli anni. Che a certi lampi non ci si abituerà mai ed ai quali mai saremo pronti. Indossavi la numero dieci e il tuo talento era una promessa di futuro. L’esordio in UEFA, poi il passaggio nella nostra Ferrara. In cambio di un signor giocatore come Olivares. La partita che non avresti giocato. Ero in terza media. Una bocciatura allora era, all’epoca, il problema più grande che avevo dovuto affrontare. Il calcio assunse una prospettiva diversa. Iniziavo a capire quella cosa che dalle suore chiamavano anima. Quella cosa che esula dal mero e sistematico raziocinio umano. Quella “cosa” immensa di uno stadio che ad ogni gol di Mino piange. Lo striscione avversario tra i più belli di sempre. Negri che a Glasgow indossa il tuo dieci con la media di un gol a partita. Io che bacio tre volte il tuo nome prima d’ogni partita i casa. Sarebbe bello che il tuo Memorial si disputasse con regolarità. In silenzio o a gran voce rieccheggia forte il tuo nome! Ciao Giuseppe Campione.

 



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