Difficile pensare ad una gara più complicata di quella di domenica prossima per la SPAL. Contro il Benevento, vittima sacrificale designata di questo campionato, è lecito aspettarsi che la squadra di Semplici faccia bottino pieno per dare una scossa alla classifica, ma è in queste occasioni che la pressione diventa spesso insostenibile, vista l’importanza della partita e nonostante l’avversario sia in convalescenza da inizio stagione. Ma che Benevento troveranno i biancazzurri domenica al Vigorito? Lo abbiamo chiesto ad Ivan Calabrese, collega presso Ottopagine Benevento.

Ivan, un solo punto conquistato in sedici giornate relega il Benevento all’ultimo posto della classifica di A. Vi immaginavate un girone d’andata così complicato ad inizio stagione?
“Ci si aspettava di pagare lo scotto della Serie A perché, così come la SPAL, il Benevento due anni fa era in Lega Pro e la differenza tra le categorie è netta. Ma non così: un punto dopo sedici giornate è pesante, molto pesante. Il Benevento, suo malgrado, ha riscritto la storia del calcio moderno in termini negativi: gli stregoni hanno battuto il record di sconfitte consecutive (12; ndr) del Manchester United degli anni Trenta. E tutto ciò è brutto: la gente pensava di vivere un sogno con la Serie A, invece si sta rivelando un incubo”.

E perché è successo tutto questo secondo te?
“In molti stanno cercando di capirlo. Fondamentalmente manca esperienza. Anche i giocatori l’hanno ammesso. La società quest’estate ha deciso di affidarsi a giocatori di Serie B e altri che hanno maturato poca esperienza in serie A e si vede che non è bastato per fare bene”.

Ma per come è maturato, il pareggio con il Milan è già storia.
“Sì, per forza. Non solo per il primo punto della storia in Serie A, ma anche per il gol di Brignoli. Però poi è mancata la cosa più importante: dare continuità al risultato, la sconfitta di Udine rischia di far diventare il pareggio con il Milan fine a sé stesso. Di certo non ha risolto i problemi del Benevento”.

Il risultato contro la squadra di Gattuso ha dato fiducia?
“Qualcosa è cambiato all’interno dello spogliatoio. Ma perdere a Udine ha fatto tornare tutto al punto di partenza. Poteva essere la svolta della stagione. Più che altro fa preoccupare il modo in cui è maturata la sconfitta: il Benevento è andato sotto di un gol dopo cinque minuti, poi ha tirato una ventina di volte in porta senza riuscire a segnare, e alla fine ne ha preso un altro. Con due conclusioni l’Udinese ha fatto due gol. L’andamento della gara ha smorzato sul nascere gli entusiasmi”.

E molte partite il Benevento le ha perse nei minuti finali.
“Sì, molte delle 38 reti subite gli stregoni le hanno prese allo scadere. Questo dato fa riflettere: la squadra evidentemente è molla. Come è successo a Cagliari, quando Pavoletti in pieno recupero ha fatto gol staccando di testa indisturbato, o in casa con il Sassuolo, su un calcio d’angolo dopo che Berardi ha sbagliato il rigore. Credo che la serie di sconfitte consecutive abbia minato psicologicamente le teste dei giocatori: non sono concentrati”.

Davanti vanno a rilento e undici punti di distanza dal quartultimo posto prima del giro di boa non sono poi così tanti. Il Benevento crede ancora nella rimonta?
“Il Crotone si è salvato dopo aver chiuso il girone d’andata a nove punti. Finché la matematica non la condanna penso che la squadra ci crederà. Una vittoria vale tre punti: ne bastano tre e si ritorna nel gruppo. Ma ci sono dei limiti abbastanza evidenti che lasciano presagire il peggio”.

Dopo nove partite Vigorito ha esonerato Baroni e al suo posto è arrivato De Zerbi. È l’uomo giusto per condurre gli stregoni alla salvezza?
“Se sia l’uomo giusto non lo so. Ma sicuro è da lodare: è stato l’unico ad accettare la proposta del Benevento, nessun altro allenatore ha voluto prendere in mano questa patata bollente. De Zerbi rispetto a Baroni ha portato maggiore cattiveria agonistica. A livello tattico gioca con un 3-4-3 o un 4-3-3, a differenza di Baroni che, soprattutto nelle prime uscite, schierava i suoi con un 4-2-4, modulo a dir poco inusuale per una squadra che vuole salvarsi. Prima mancava completamente la mentalità per lottare e De Zerbi pian piano sta cercando di inculcarla nei giocatori. Ma i risultati ancora non arrivano”.

A proposito di dirigenza: credi che il presidente dei sanniti sia intenzionato a intervenire nel mercato di riparazione?
“Già c’è De Ceglie che si sta allenando con il gruppo. Elemento di esperienza che può dare il proprio contributo. E stanno cercando all’estero. Si spera che a gennaio cambi qualcosa, soprattutto per quanto riguarda l’esperienza e la fisicità. Non che i giocatori del Benevento non siano in condizione, ma hanno poca prestanza rispetto ad altre formazioni”.

Torniamo al match di domenica: la SPAL fatica sempre nelle partite in cui è chiamata a fare risultato, che gara ti aspetti?
“Una sfida aperta, tosta e combattuta, in cui entrambe le squadre cercheranno di prevalere senza pensare troppo alla fase difensiva. Vincere è l’unica cosa che conta, perché sia al Benevento che alla SPAL servono punti. Il Benevento non ha altro risultato a disposizione al di fuori della vittoria, d’altronde: se non dovesse vincere con i biancazzuri, neo promossi pure loro, quando mai sarà in grado di farlo in Serie A?”.

Prova a dirci la probabile formazione del Benevento.
“Non so che idee abbia De Zerbi. O 3-4-3 o 4-3-3. Sugli esterni Ciciretti e D’Alessandro, i più pericolosi del Benevento. Rientra dalla squalifica Cataldi, che quindi riprenderà il suo posto in cabina di regia. Indisponibili Lazaar, Antei e Iemmello, tutti e tre infortunati”.

Quanto può influire l’atmosfera del Ciro Vigorito?
“I tifosi non hanno mai fatto mancare il loro appoggio fino adesso, sia in casa che in trasferta. Sosteranno la squadra come sempre, ma purtroppo non è il pubblico a fare gol. Il tifo inciderà fino a un certo punto”.



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