Pur essendo in giro da poco meno di un decennio di partite ne abbiamo viste tante, di interviste ne abbiamo fatte di più, ma quello che abbiamo avuto la fortuna di vedere ieri forse riassume nella maniera più semplice possibile l’essenza di questa SPAL. Una squadra che ha ancora una sua normalità, un vena di umanità che si scontra contro i protocolli e le distanze del massimo campionato professionistico. Tutto avviene nella mixed zone, il tunnel adibito alle interviste che collega l’uscita degli spogliatoi all’uscita dello stadio. In buona sostanza ogni giocatore, dirigente o membro dello staff passa di lì prima di andare a casa.

Ore 23 circa. La prima come al solito a passare è Elisa, moglie di Simone Colombarini, con prole al seguito che con un sorriso a trentatré denti avverte i cronisti sullo stato d’animo del marito “Simone è su di giri, non l’ho mai visto così”. L’euforia la fa da padrona e la leggerezza anche tra gli addetti ai lavori sembra quella di diversi mesi fa, quando in zona mista ci si ritrovava quasi sempre per commentare delle vittorie.
Passano i minuti, passano i tecnici di tv e radio, passa il braccio meccanico con lo schermo del VAR ripiegato su se stesso. Cominciano ad arrivare i giocatori, Lazzari e Vicari rilasciano le loro dichiarazioni, arrivano anche i giocatori della Juve. Chiellini, Douglas Costa e via via tutti gli altri: qualcuno saluta, altri si fermano per firmare un autografo, qualcun altro tira dritto come se in quel tunnel non ci fosse nessuno. Pazienza, in fondo hanno pareggiato 0-0 contro una squadra di cui probabilmente hanno appreso l’esistenza solo a maggio.

All’improvviso l’immagine che racchiude forse tutta la spallinità, quella del tutto autentica e bonaria, spesso personificata dai massimi vertici di questa società. Due guardie del corpo camminano a passo spedito verso gli spogliatoi e pochi minuti più tardi tornano con Higuain. Il centravanti juventino passa a testa bassa per evitare domande, sguardi o saluti, protetto dalla sicurezza. Un minuto più tardi lo stesso clima glaciale creato dal passaggio del bomber argentino viene magicamente spazzato via dall’apparizione di Eros Schiavon. Uno che la SPAL ce l’ha dentro e che peraltro la partita d’andata l’ha giocata da titolare. Lo si vede salire su una bicicletta, rovinata, di quelle un po’ malmesse che si vedono a decine in centro storico. Poi Eros dà una pedalata e con un sorriso grande così esce dal tunnel della mixed zone. Qualcuno ride, qualcun altro addirittura applaude la scena, altri si guardano sorridendo. Questa è Ferrara, questa è la SPAL. Un luogo dove il calcio è ancora felicità.



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