In vista di Fiorentina-SPAL anche la Gazzetta dello Sport ha voluto dedicare uno spazio allo stato d’animo del fiorentino Semplici. In un’intervista rilasciata a Luca Calamai, il mister ha parlato non solo dei suoi ricordi e dei suoi trascorsi viola, ma anche del suo presente.

LA LOTTA PER LA SALVEZZA
“Da mesi dormo tre-quattro ore a notte, per non impazzire alterno partite e film. Nella mia carriera non avevo mai lottato per non retrocedere. Ho vinto tutti i campionati dalla serie D alla serie B. E anche nel mio modesto percorso da calciatore sono arrivato spesso davanti a tutti. […] Vivere le sconfitte nella maniera giusta è stato il passaggio più complicato. Non ero abituato e questo mi bruciava. […] Ora sofferenza è diventata la prima parola del mio vocabolario. Ci proviamo a restare in serie A, tutti insieme. Siamo piccoli ma sani. Avete visto la nostra curva? C’è allegria. Ci sono colori. Non c’è odio. Dopo aver perso 4-0 in casa contro il Milan ci hanno applaudito”.

I RICORDI
“Mio babbo Silvano (scomparso nel febbraio 2016 -ndr) mi portava al Franchi. Io mi innamorai subito dell’eleganza di Giancarlo Antognoni. Ricordo ancora un suol gol di testa in un Fiorentina-Juve 3-3. Domenica ci saranno una cinquantina di amici al Franchi, forse di più. Ho detto loro di non mettersi dietro alla mia panchina. Devo rimanere concentrato”.

CHIESA JUNIOR
“Lo volevo alla SPAL dopo l’ultimo anno in Primavera (estate 2015 – ndr). Chiamai babbo Enrico che ho allenato a Figline e lui mi dirottò da Corvino. Il direttore mi disse che Federico aveva conquistato Sousa e non si toccava. Aveva visto giusto. Più passa il tempo e più è simile a Enrico. Stessa corsa ingobbita, stessa potenza di tiro. Diventerà una micidiale seconda punta”.

I GIOIELLI BIANCAZZURRI
“Lazzari è pronto per una squadra importante. Attenti alla crescita di Vicari e Viviani. Quanto a Meret, ha tutto per diventare uno dei portieri della futura nazionale italiana”.



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