Premessa: è un gioco, non c’è alcuna pretesa di scientificità. Perché ricondurre la pratica del calcio a numeri e formule è assolutamente riduttivo, vista la quantità di variabili in gioco e le differenze che ci sono in ballo da giocatore a giocatore. Ma nell’epoca dei big data e dell’analisi al microscopio di ogni singolo dettaglio della pratica sportiva, è senz’altro curioso interrogare questi numeri per capire cosa hanno da dirci. Una degli interrogativi che circonda Lorenzo Dickmann per esempio è se sia o meno da considerare, con i suoi tre anni in meno, l’erede di Manuel Lazzari. Sarà il tempo a dirlo, intanto si possono comparare alcune cifre: quelle diligentemente ammassate dai siti di scouting tipo WyScout.

Chiaro che per avere un termine di paragone bisogna prendere in esame lo stesso campionato di riferimento, ossia la serie B. Per questo nel caso di Lazzari valgono i dati della stagione 2016-2017 (39 presenze), mentre in quello di Dickmann ci sono le medie di tre annate diverse per un totale di 95 partite.
Già il grafico delle zone di campo più frequentate sembra suggerire che l’ex Novara sia un giocatore meno esuberante di Lazzari quando si tratta di attaccare, fermo restando che l’interpretazione del ruolo è subordinata anche al sistema di gioco in cui l’esterno è stato inserito. Il resto dei dati a disposizione tende a confermare questa idea, evidenziando una superiorità di Lazzari per quanto concerne i parametri offensivi.

I numeri infatti ci dicono che Lazzari è più intraprendente sia per tentativi di cross a partita (+1,75), dribbling (+5,95) e falli subiti (+2), mentre Dickmann primeggia per il rendimento nei duelli aerei (è alto 177 cm, contro i 174 di Lazzari), negli intercetti di palla (+1) e nella percentuale di tackle riusciti. Curioso il dato sui tiri in porta: quando si tratta di arrivare negli ultimi venti metri di campo, Dickmann si dimostra più intraprendente, inquadrando la porta con maggior frequenza rispetto al suo nuovo compagno di squadra.



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