E’ un peccato che un episodio arbitrale come quello capitato durante SPAL-Fiorentina abbia visto come protagonista proprio la SPAL. Non tanto per il dispiacere che si può provare da tifosi, ma per la stessa natura della squadra che deve ingoiare questo rospo. Dovesse accadere qualcosa di simile nell’ottavo di Champions in cui è impegnata la Juventus, o in un Inter-Milan, il dibattito sul protocollo VAR e le sue (eventuali) aberrazioni scuoterebbe il calcio italiano dalle fondamenta.

Invece i media nazionali scrollano sostanzialmente (e inevitabilmente) le spalle, applaudendo il duo Pairetto-Mazzoleni per la fermezza dimostrata, assolvendo pienamente Chiesa e limitandosi a raccontare la SPAL come la povera vittima sacrificale sull’altare del progresso tecnologico. D’altra parte è una squadra che interessa a poche migliaia di persone, cosa sarà mai. Per cui la rassegna stampa del lunedì diventa una lettura piuttosto frustrante, proprio perché carente di rilievi critici: ad esempio sull’ambiguità del concetto di “chiaro ed evidente errore“, ma anche sul comportamento non esattamente irreprensibile di un Chiesa che già nel primo tempo aveva tentato di portare a casa un rigore dopo uno spalla a spalla con Murgia.

La Gazzetta dello Sport decide per la linea del determinismo tecnologico, premiando Pairetto con un 6 in pagella: “Non vede il pestone di Felipe (non era facile), ma torna sui suoi passi e gestisce bene un finale rovente. Bravo Mazzoleni al VAR“. Il concetto viene ulteriormente approfondito in una pagina interamente dedicata all’argomento, dal titolo: “Pairetto applica il protocollo: decisione corretta“, in cui Alessio Catapano (il ‘moviolista’ di Gazzetta) definisce Pairetto “un arbitro capace, magari non il migliore, ma solitamente affidabile“) e sottoscrive in pieno la tesi del “chiaro ed evidente errore“, peraltro aggiungendo un particolare: “A fine partita Felipe, ignaro che il protocollo consentisse all’arbitro di cambiare direzione alla gara, ammette di aver commesso fallo su Chiesa. Mentre i suoi dirigenti, furiosi, rincarano le proteste. La sensazione è che sia urgente, per tutti, un’attenta rilettura del protocollo“.

Il Corriere dello Sport-Stadio è anche più entusiastico: “Evviva il VAR – scrive Edmondo Pinna – e non è una provocazione. Perché nel calcio che cambia (e che non tornerà indietro) ci sta (ed è perfettamente regolamentare) che la squadra X (la SPAL, nel caso) segni il gol che fa assaporare la vittoria e tre minuti e quarantanove secondi dopo, invece, veda la squadra Y (la Fiorentina) apprestarsi a tirare il rigore che ribalta completamente la situazione. […] Non è un bug della procedura del VAR, succederà ancora, perché previsto. Bisogna abituarsi, pensando che senza il VAR ieri ci sarebbe stata un’ingiustizia, sanata. Restano alcune considerazioni, prima fra tutte la responsabilità dell’arbitro Pairetto: che in quell’entrata di Felipe su Chiesa ci fosse qualcosa di strano è stato evidente subito, anche senza il replay. Ma il Santo VAR sta lì per questo“. Pairetto viene premiato con un 6,5: “In occasione dell’episodio chiave segue una procedura corretta. Per il resto direzione senza sbavature“. Ovviamente il fallo di Felipe viene definito “netto, sul piede del giocatore viola, senza colpire il pallone“.
Tuttosport invece boccia Pairetto (voto 4,5), ma solo per i tempi d’attesa: “Divide responsabilità con Mazzoleni e Ranghetti. A livello regolamentare appare giusto assegnare il rigore, ma la tempistica è a dir poco inconcepibile“. Nella cronaca di Brunella Ciullini l’intervento di Felipe viene definito ancora una volta “netto”, mentre Chiesa porta a casa un 7 in pagella, senza menzione alcuna per la continua ricerca del contatto in area.

Il Corriere della Sera ospita invece una riflessione dell’ex arbitro Paolo Casarin, in cui viene stigmatizzata soprattutto la lentezza della decisione da parte di Pairetto (che comunque si becca un 5 in pagella).
Repubblica opta per un salomonico 5,5 a Pairetto. Spiega Alessandro Di Maria nel suo articolo: “L’arbitro ha eseguito alla lettera il protocollo previsto dal regolamento. Di questo è convinto anche il designatore Nicola Rizzoli, presente al Mazza. Al limite si può discutere sulla discrezionalità di poter interrompere il gioco dopo il fallo su Chiesa, nel momento in cui la SPAL ha la palla a centrocampo. […] In tutto questo l’errore evidente di Pairetto e dei suoi assistenti è non aver visto in diretta il rigore, che la moviola ha poi dimostrato esserci, visto che Felipe blocca con un pestone Chiesa, malgrado la tesi del presidente Mattioli furioso a fine gara“.

L’analisi di Filippo Grassia di Radio Rai, boccia soprattutto il protocollo del VAR: “La storia del calcio si arricchisce di un episodio nuovo e paradossale al tempo stesso, che continuerà a far discutere per parecchio tempo. Logico che la gente in quei 3 minuti e 48 secondi non ci abbia capito nulla e nulla ci capirà finché il gioco non sarà fermato in casi di questo tipo. Il format del VAR va rivisto”.
Analizzando altri episodi della partita, lo stesso moviolista si dimostra non del tutto sicuro dalle decisioni prese dall’arbitro di Nichelino: “A parte questo episodio, la squadra viola aveva reclamato in precedenza per altri due rigori; il primo al 32’ per un contatto tra Chiesa e Murgia, con il giocatore viola che sbatte contro la gamba dell’avversario. Il VAR analizza con il silent-check. Giusta la decisione. Il secondo al 65’, per un mani di Felipe sullo spigolo dell’area che intercetta una giocata di Muriel. Punizione concessa anche qui con l’ausilio del VAR: qualche dubbio da parte nostra in quest’ultima circostanza. Sul 3-1 la SPAL reclama per un contatto tra Milenkovic e Kurtic, che è di spalle e di poco fuori area. Tutti giusti i cartellini gialli meno quello a Cionek, che anticipa nettamente Ceccherini”.

[ha collaborato Giacomo Roberto Lupi]



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