Kevin Lasagna: 5 gol. Andrea Petagna: 11 gol. I numeri della classifica marcatori parlano chiaro, ma in nazionale ci è andato l’attaccante dell’Udinese, almeno per questa volta. I gol evidentemente contano, ma non è (solo) da questi particolari che si giudica un giocatore (cit.).

Roberto Mancini non ha incluso Petagna tra i convocati di marzo e questo ha fatto un po’ storcere il naso all’attaccante della SPAL. Lo ha raccontato lui stesso in un’intervista a La Gazzetta dello Sport: “Questa volta ci speravo. Anche perché nelle ultime dieci gare ho fatto sette gol. Ma sono convinto che se continuerò così un posto lo troverò. Non sono incazzato, ma ancora più stimolato a migliorare per raggiungerla. La mia idea è quella di arrivarci al momento giusto“.

Nella conversazione con Matteo Dalla Vite, Petagna torna anche sull’etichetta di attaccante poco prolifico: “Diceva Gasperini: qualunque cosa tu faccia bene, la gente troverà qualcosa per criticarti. Eppure Gasp mi metteva sempre in campo e sa quanti assist ho fatto in due anni? Venti. L’etichetta di quello che non fa gol mi ha dato fastidio, ma il modo di giocare era evidente: più per gli altri che per me stesso e lontano dalla porta. Semplici invece mi ha dato libertà e un po’ d’anarchia. Sono di più di fronte alla porta e segno“.

Spazio anche per il suo modello di ispirazione, Christian Vieri: “L’estate scorsa mi aveva pronosticato 20 gol, vorrei arrivare a 15. Bobo è stato il più forte ‘nove’ azzurro. Guardo ancora i video dei suoi gol e gli chiedo consigli su come calciare. L’ultimo? Tirare il rigore centrale: ora che l’ho detto, non lo farò“.



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