Marco D’Alessandro (1991) è il terzo acquisto della SPAL 2019-2020 (è stato annunciato ufficialmente mercoledì pomeriggio) e avrà da subito l’ingrato compito di staccarsi di dosso l’etichetta di erede di Manuel Lazzari. Non che l’esterno di scuola Roma manchi di spalle larghe, ma le sue caratteristiche lo rendono paragonabile solo in parte al suo predecessore sulla fascia destra. La statura, almeno quella, è la stessa: 173 centimetri. La struttura fisica e l’evoluzione tecnico/tattica invece sono un tantino differenti.

 

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LA TRATTATIVA – Il nome di D’Alessandro era spuntato nelle cronache di mercato già a inizio giugno, segno del fatto che la SPAL già da tempo aveva valutato il suo profilo come adeguato per il rafforzamento della rosa. Secondo Gianluca Di Marzio di Sky Sport, il ds Vagnati si sarebbe accordato con l’Atalanta per un prestito con obbligo di riscatto fissato a 3 milioni di euro, mentre il giocatore firmerebbe un accordo fino al 2023.

LE ORIGINI, LA GAVETTA – Quella dell’esterno romano è la classica storia abbastanza lineare di chi cresce calcisticamente in un grande club e deve sgomitare per provare ad affacciarsi al piano principale. Giovanili della Roma, debutto in serie A ad appena diciott’anni in una partita ormai compromessa (Roma-Juventus 1-4 del marzo 2009), quindi una lunga trafila di prestiti per avere spazio, quasi tutti in serie B. Grosseto, Bari, Livorno (con Schiattarella), Verona e infine Cesena, dove tra il 2012 e il 2014 trova continuità alle dipendenze di Pierpaolo Bisoli, con tanto di conquista della promozione in serie A attraverso i playoff. Quindi un triennio a Bergamo per imporsi definitivamente in serie A e rimanerci fino ad oggi dopo due prestiti a Benevento e Udine.

 

[D’Alessandro in azione con l’Udinese, nel finale di campionato]

IL RUOLO – Non è facile incasellare D’Alessandro in un ruolo preciso. La sua storia, almeno in parte, ricorda quella di Momo Fares. Nato come attaccante esterno grazie alle sue doti di velocità, resistenza e dribbling, nel corso degli anni è stato schierato indifferentemente sui fronti di destra e sinistra di attacchi a tre, ma anche come esterno in centrocampi a quattro e cinque. Per farsi un’idea basta guardare alla sua esperienza atalantina: nel primo anno, alle dipendenze prima di Colantuono e poi di Reja, è stato schierato come ala (destra e sinistra) in un 442, quasi sempre come inserimento a partita in corso (9 da titolare, 16 subentri). Nella stagione successiva, ancora con Reja in panchina, D’Alessandro ha giocato principalmente come attaccante di destra in un 433, alternando ancora una volta apparizioni da titolare (11) e da subentrante (12). Con l’arrivo di Gasperini il suo spazio si è ridotto (24 presenze, 4 da titolare) e si è ritrovato a fare sia l’attaccante, sia l’esterno di centrocampo di destra. Senza sapere che nel suo futuro ci sarebbero state ulteriori aggiunte al repertorio.

[Le zone di campo battute da D’Alessandro nella stagione 2016-2017, all’Atalanta / via WyScout]
POST-BERGAMO – Le ambizioni europee dell’Atalanta hanno portato D’Alessandro fuori dall’orbita nerazzurra. La stagione 2017-2018 a Benevento però non gli ha riservato grandi soddisfazioni, complice il terrificante girone di ritorno dei giallorossi. Con Baroni è stato schierato sia a destra sia a sinistra in una linea di centrocampo a quattro, mentre con l’arrivo di De Zerbi ha avuto qualche possibilità da attaccante esterno per un bilancio complessivo di 16 partite, di cui 12 da titolare. A guastare la sua stagione hanno provveduto diversi infortuni. Nella scorsa stagione D’Alessandro è approdato a Udine e ha dovuto, ancora una volta, adattarsi ad almeno un paio di ruoli diversi: centrocampista di destra o sinistra nel 442 di Velazquez e poi “quinto” nei 352 di Nicola e Tudor, con una prevalenza di partite giocate sulla fascia sinistra.

FATTORE SEMPLICI – Con una simile versatilità, sarà interessante vedere quale ruolo Semplici cucirà addosso a D’Alessandro. Lo sfrutterà come elemento polivalente per un eventuale 433 o proverà a renderlo un esterno completo, in grado anche di coprire in fase difensiva nell’ormai consolidato 352? Un lavoro simile è stato fatto (in parte) con Lazzari e successivamente con Fares, con ottimi risultati.

[Le zone di campo battute da D’Alessandro nella stagione 2018-2019, all’Udinese / via WyScout]

VISTO DA VICINO – Fabio Gennari, collega esperto di questioni atalantine, crede che la SPAL abbia fatto un buon affare: “Quando arrivò dal Cesena ci aspettavamo un giocatore dalle caratteristiche simili a quelle di Schelotto, ma si è rivelato essere più attaccante rispetto all’argentino. Perfetto per il 433, si è adattato spesso anche nel 442. Dalla sua ha una generosità enorme, corre di continuo e questo a volte lo rende un po’ impreciso in fase di cross e conclusione. E’ uno che aiuta molto i compagni, mettendosi a disposizione, anche se mantiene l’attitudine dell’attaccante e questo lo rende un po’ vulnerabile in fase difensiva. Penso che Semplici proverà a completare la sua maturazione di giocatore, magari adattandolo definitivamente come esterno a tutta fascia. La struttura fisica e le qualità per farlo le ha“.

NUMEROLOGIA – Con Antenucci ormai destinato al Bari, D’Alessandro potrà quantomeno chiedere la maglia numero 7. Dall’esperienza di Cesena in poi ha sempre scelto questo numero, adottando delle varianti (14, 77) quando non ce n’è stata possibilità.

foto: ufficio stampa SPAL



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